ARTICOLO : la morale delle relazioni sessuali

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Messaggio  SHANTI il Mar Mag 08, 2012 9:25 pm

Aria!!! sei eccezionale I love you I love you I love you
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Re: ARTICOLO : la morale delle relazioni sessuali

Messaggio  cinzia il Mar Mag 08, 2012 6:43 pm

brava Aria molto ben fatto questo articolo! da diffondere!! grazie
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Re: ARTICOLO : la morale delle relazioni sessuali

Messaggio  peanut il Mar Mag 08, 2012 1:12 am

effettivamente la lunghezza mi ha inibito nn poco, ma poi cominci a leggere ed effettivamente è interessante.
grazie aria
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peanut

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ARTICOLO : la morale delle relazioni sessuali

Messaggio  aria il Lun Mag 07, 2012 11:51 pm

Ciao, vi passo un articolo che mi ha mandato un amico. E' lunghino, ma interessante...
Se volete leggere.. Ciao! Aria

RELAZIONI SESSUALI: DA DOVE VIENE LA NOSTRA MORALE?

di Mons. Geoffrey Robinson (Vescovo ausiliare emerito di Sidney)

Non vi è alcuna possibilità che la dottrina della Chiesa cattolica in materia di atti omosessuali cambi, a meno che, e fino a quando, non vi sia prima un cambiamento nella sua dottrina sugli atti eterosessuali.
L'argomento costantemente ripetuto dalla Chiesa cattolica è che Dio ha creato il sesso per due motivi: come mezzo per esprimere e promuovere l'amore tra una coppia (aspetto unitivo) e come mezzo con cui una nuova vita umana è posta in essere (aspetto procreativo). L'uso del sesso è “secondo natura” solo quando serve entrambi questi scopi prescritti da Dio, entrambi veramente presenti solo all'interno del matrimonio, e anche allora solo quando il rapporto è aperto a nuova vita, cosicché qualsiasi altro uso delle facoltà sessuali è moralmente sbagliato.
Se il punto di partenza è che ogni singolo atto sessuale debba essere sia unitivo che procreativo, non vi è alcuna possibilità di approvazione degli atti omosessuali. Il Catechismo della Chiesa cattolica liquida infatti la questione con una brevità davvero straordinaria: «[Gli atti omosessuali] sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale». Se questo è il punto di partenza, c'è poco altro da dire. (…).
Presento tre ragioni per cui questo insegnamento deve cambiare.
UN’OFFESA A DIO?
La Chiesa afferma che l'essenza del peccato sessuale sta nel fatto che si tratta di un'offesa diretta a Dio, perché (…) rappresenta una violazione di ciò che viene dichiarato come l'ordine divino e naturale che Dio ha stabilito. Si sostiene che Dio stesso ha inserito nella natura il requisito che ogni atto umano sessuale sia unitivo e procreativo. Se non contiene entrambi questi elementi, è contro “natura” secondo quanto stabilito da Dio. Ciò solleva due questioni gravi, una riguardante la natura e l'altra Dio. In relazione alla natura, la Chiesa non dovrebbe fornire esempi di altri campi in cui Dio ha dato uno scopo divino a qualche cosa creata, in modo tale che sarebbe un peccato contro Dio usare quella cosa in altro modo? O è questo l'unico esempio esistente? Se ce ne sono altri, perché i documenti ecclesiali non li elencano? (…).
La mia lettura della Bibbia mi porta a credere in un Dio davvero molto grande, che non si offende nemmeno in seguito a offese dirette. Credo, per esempio, che Dio si scrolli di dosso gran parte di ciò che viene definito “bestemmia”, come comprensibile reazione umana a ciò che è avvertito come l'ingiustizia del male e della sofferenza in questo mondo. (…).
Qui ci può venire in aiuto la parabola del figliol prodigo. (…). Possiamo chiederci se il Dio raffigurato in questa parabola potrebbe condannare una persona alla pena eterna per aver a volte escluso lo scopo unitivo e procreativo da un'armonia ideale percepita nella turbolenza della sessualità?
Per secoli la Chiesa ha insegnato che ogni peccato sessuale è un peccato mortale. (…). Questo insegnamento (…) promuoveva la fede in un Dio collerico che avrebbe condannato una persona all'inferno per l'eternità per un solo momento di piacere intenzionale, frutto di desiderio sessuale, di cui non si fosse pentita. Semplicemente, non credo in un Dio così. Anzi, lo rifiuto nettamente. Non si rischiano gravi conseguenze se si basa l'insegnamento morale della Chiesa sul sesso sul concetto di offesa diretta a Dio?
Si deve aggiungere che, nella risposta alle rivelazioni sugli abusi sessuali, ciò è diventato un problema più grave, perché troppe autorità ecclesiastiche hanno considerato tale crimine soprattutto in termini di un reato contro Dio, da trattare secondo i criteri tipici di questi reati: il pentimento, la confessione, l'assoluzione, il perdono di Dio e quindi il ripristino totale dello status quo. Ciò ha contribuito notevolmente alla pratica di trasferire il responsabile di abusi da una parrocchia all'altra. Non ci sarebbe mai stata una risposta adeguata all'abuso fintanto che molti avessero continuato a pensare in primo luogo in termini di reati a sfondo sessuale contro Dio, anziché di danni causati alle vittime.
CONOSCIAMO I DISEGNI DI DIO?
Le dichiarazioni della Chiesa sembrano affermazioni piuttosto che argomenti. Nessuno contesta il fatto che il rapporto sessuale sia il modo normale di creare nuova vita e che rappresenti una forza potente per aiutare le coppie a esprimere e a rafforzare il loro amore. Entrambi gli elementi unitivo e procreativo sono, pertanto, aspetti umani fondamentali del matrimonio come istituzione dell'intera razza umana. Ma sono elementi essenziali di ogni singolo matrimonio, a prescindere dalle circostanze? (…). Sono elementi essenziali di ogni singolo atto sessuale? Su quali basi?
Nascono sempre problemi quando gli esseri umani pretendono di conoscere i disegni di Dio. Indicare come volontà nonché ordine di Dio la necessità della presenza di entrambi gli aspetti unitivo e procreativo in ogni atto sessuale è un dato di fatto o una semplice affermazione? Se si tratta di un fatto provato, quali sono le prove? Perché i documenti ecclesiastici non le presentano? (…). Se è solo un'asserzione, c'è qualche motivo per cui non si dovrebbe applicare il principio della logica per cui ciò che è liberamente affermato può essere liberamente negato? (…).
UN’ALTRA DIREZIONE
L'insegnamento della Chiesa si basa troppo sulla considerazione di ciò che viene visto come la natura, data da Dio, degli atti fisici in sé piuttosto che sul modo in cui tali atti toccano le persone e le relazioni. E continua a farlo in un momento in cui la teologia morale tende ad andare nella direzione opposta. Tornerò su questo punto.
Resta il fatto che la Chiesa cattolica propone un insegnamento che solo una minoranza, soprattutto tra i giovani, accetta in silenzio. La società occidentale nel suo complesso lo ha respinto giungendo per molti versi all'estremo opposto. Sono rimasti in pochi, a quanto pare, a discutere su una via di mezzo tra i due estremi. È questa terra di mezzo che ora desidero esplorare.
LA POSIZIONE INTERMEDIA
Se decidiamo di abbandonare un'etica che considera il sesso in termini di offesa diretta contro Dio, pone l’accento sugli atti fisici piuttosto che sulle singole persone e sulle relazioni, e si basa su una affermazione ripetuta piuttosto che su un argomento, dove dobbiamo rivolgerci? La risposta, secondo me, è quella di passare a un'etica che, in primo luogo, veda l'offesa contro Dio non nell'atto sessuale in sé, ma nel danno arrecato agli esseri umani; che, in secondo luogo, parli in termini di persone e di relazioni, piuttosto che di atti fisici e che, infine, svolga la discussione su queste basi piuttosto che su affermazioni non dimostrate.
Se è impossibile fondare tutta un'etica sessuale sulla base dell’offesa diretta contro Dio, tutte le prove ci dicono che Dio si preoccupa profondamente degli esseri umani e giudica gravemente qualsiasi danno arrecato ad essi (…). Gesù si identifica con i più deboli della comunità, e ci dice che qualsiasi danno contro di loro è un male fatto a lui stesso. Suggerisco, quindi, di guardare la morale sessuale in termini di bene o male nei confronti delle persone e delle relazioni tra di esse piuttosto che in termini di un’offesa diretta contro Dio.
Di conseguenza, possiamo dire che il piacere sessuale, come ogni altro piacere, è di per sé moralmente neutro, né buono né cattivo? Che sono piuttosto le circostanze che toccano le persone e le relazioni a rendere questo piacere buono o cattivo (…)?
LA CHIESA CONTRO LA SOCIETÀ MODERNA
Se andiamo oltre gli insegnamenti specifici della Chiesa cattolica sul sesso e torniamo ai fondamenti della fede, c'è un punto sostanziale sul quale la Chiesa e la società occidentale moderna sembrano muoversi in direzioni opposte. La Chiesa afferma che l'amore è il desiderio più profondo del cuore umano e il sesso è l'espressione più importante dell'amore: le persone, dunque, dovrebbero fare tutto quanto è in loro potere per garantire che il sesso mantenga la sua capacità di esprimere l'amore il più profondamente possibile. Dovrebbero fare in modo che il sesso non venga banalizzato, che non perda il suo potere di esprimere l'amore. La società moderna, invece, è arrivata ad accettare sempre di più l’attività sessuale occasionale slegata dal rapporto di amore o dalla relazione.
Essenzialmente, la Chiesa dice che, poiché l'amore è la cosa che conta di più e poiché il sesso è un modo così importante di esprimere l'amore, questo è sempre una cosa seria, mentre la società moderna sembra affermare che lo è sempre di meno.
Su questo punto fondamentale mi trovo istintivamente più in sintonia con le posizioni della Chiesa che con quelle della società moderna. E sono stati gli effetti dell'abuso sessuale sui minori, più di qualunque altra cosa, a convincermi che il sesso non è una cosa banale.
“NON FARE DEL MALE” VERSUS “AMA IL TUO PROSSIMO”
Poiché considero il sesso come una cosa seria, non mi limito a concludere che tutto il sesso è buono finché non fa male a nessuno. Non vorrei mai porre la questione in questi termini, perché troppo danno è stato causato da questo atteggiamento. Espresso in termini negativi (“Non nuocere”), esso contiene inevitabilmente il grave pericolo di una politica di rischio calcolato, in cui, cioè, trascurando il bene dell'altra persona coinvolta, si possa perseguire il proprio piacere arrivando, per questa via, quasi sul punto di causare danni a un altro. (…).
Gesù ha detto: “Ama il prossimo tuo”, e ciò implica qualcosa di più del fatto di non nuocere in negativo, comportando un autentico rispetto per l'altro e la volontà di cercare il bene dell'altro in positivo. La differenza essenziale è che l'atteggiamento del “non nuocere” può far mettere se stessi al primo posto, mentre quello dell’“Ama il prossimo tuo” deve mettere al primo posto il prossimo. Un'etica cristiana deve, almeno, essere espressa in questi termini positivi. (…).
Nel far questo, dobbiamo prendere molto sul serio il danno che può essere causato dal desiderio sessuale, e guardare con attenzione le circostanze che possono rendere moralmente cattiva la ricerca del piacere sessuale, perché comportano un danno agli altri, a se stessi o alla comunità. Alcuni di questi fattori sono: la violenza, fisica o psicologica, l'inganno e l'autoinganno, con il conseguente danno a una terza persona (ad esempio un coniuge), l’uso di una persona per la propria gratificazione, la trasformazione della persona in oggetto sessuale, la separazione del sesso dall'amore nella misura in cui il sesso perde la sua capacità di esprimere la profondità dell'amore, compromettendo la capacità di rispondere alle attese più profonde del cuore umano (…).
UN'ETICA CRISTIANA
Nel tentativo di precisare ulteriormente l'idea di un'etica specificamente cristiana, suggerisco di guardare a due punti della Bibbia. In primo luogo, esaminando i Dieci Comandamenti, dobbiamo considerare quello riguardante l'adulterio nel contesto dei tre che lo circondano. Quattro comandamenti successivi hanno a che fare con il rispetto per altre persone, individuando quattro elementi essenziali. Se io ti rispetto, devo rispettare la tua vita e la tua integrità fisica (non uccidere), le relazioni che danno scopo e significato alla tua vita (non commettere adulterio), i beni materiali (non rubare) e il tuo buon nome (non dire falsa testimonianza). Tutto ciò che è essenziale nelle relazioni umane è contenuto in una di queste quattro voci (…). D'altra parte, non posso lasciar fuori uno di questi quattro e ancora sostenere di aver rispetto per te. In ogni caso, inoltre, quello superiore contiene quello inferiore. Quindi, se non devo uccidere, non devo ferire. Se non devo farti del male fisicamente, non devo farti del male psicologicamente e moralmente o in qualsiasi altro modo. Se devo rispettare la centralità del matrimonio nella tua vita, non commetto adulterio con il tuo coniuge, non arreco danno al tuo matrimonio in altro modo e rispetto tutte le altre relazioni che danno senso alla tua vita.
(…) In altre parole, ritengo che la forza del comandamento relativa all’adulterio sia questa: “Sono le relazioni in generale, i rapporti familiari in particolare, e in modo più speciale il rapporto con un compagno di vita a dare scopo, significato, calore e direzione alla vita umana. Quindi, se nutri un genuino rispetto per gli altri, non danneggiare i loro rapporti in nessun modo, tanto meno con l'adulterio”.
In secondo luogo, Gesù ha presentato il principio dell’“ama il prossimo tuo” come la base di tutta la vita cristiana. Ciò significa che, come per ogni altro atto nella vita di un cristiano, un atto sessuale dovrebbe basarsi sull’autentico desiderio di tutto ciò che è buono per l'altra persona piuttosto che semplicemente sul proprio interesse. Le questioni centrali riguardanti la morale sessuale sono pertanto queste:
- Stiamo seguendo un'etica autenticamente cristiana, se poniamo il comandamento riguardante l'adulterio nel contesto dei tre che lo circondano e basiamo le nostre azioni sessuali su un profondo rispetto per i rapporti che danno significato, scopo e direzione alla vita umana, amando il nostro prossimo come noi vorremmo che il nostro prossimo ci amasse.
- In questo contesto, possiamo definire moralmente giusto un atto sessuale quando, positivamente, si basa su un amore autentico per il prossimo, cioè, sull’autentico desiderio di ciò che è bene per l'altra persona, piuttosto che unicamente sui propri interessi, e, in negativo, non contiene elementi dannosi per una terza persona, forme di coercizione o inganno o limitazioni alla capacità del sesso di esprimere l'amore.
- La questione del quando e come applicare tali circostanze e della possibilità di applicarle fuori dal matrimonio può essere oggetto di discussione e dibattito da parte sia della comunità ecclesiale che della più ampia comunità, nonché oggetto di decisione e responsabilità davanti a Dio, agli altri e alla parte più profonda di sé.
Molti obiettano che ciò che ho proposto non fornisce una regola chiara e semplice per le persone. Ma Dio non ci ha promesso che nella vita morale tutto sarebbe stato chiaro e semplice. La moralità non è solo fare le cose bene, ma sforzarsi di capire qual è la cosa giusta da fare. Non si tratta solo di fare ciò che tutti fanno, ma di assumere una responsabilità personale per tutto quello che faccio io. Ed essere profondamente sensibili ai bisogni e alle vulnerabilità delle persone con cui interagiamo.
Credo che in generale ci siano molte più possibilità che un atto sessuale soddisfi i requisiti che ho suggerito in un rapporto permanente come il matrimonio che fuori da un rapporto del genere. Ma dubito che avrei potuto trarre la conclusione semplicistica che nel matrimonio va tutto bene, mentre al di fuori di esso è tutto cattivo. La complessità della natura umana e la turbolenza della sessualità non permettono risposte semplici.
Se applichiamo quello che ho appena detto sugli atti eterosessuali agli atti omosessuali, le conseguenze sono molteplici.
In negativo, non posso accettare per gli atti omosessuali, come non posso farlo per quelli eterosessuali, che “vada bene tutto”, o che la morale possa essere basata sul proprio interesse o sulla politica del rischio calcolato insito nell'idea di “non nuocere” a un'altra persona. Vorrei che le persone omosessuali fossero coscienti come quelle eterosessuali di quanto facilmente i pensieri sul sesso possano diventare distorti e produrre qualcosa di negativo. Non potrei essere favorevole a uno stile di vita caratterizzato da molte relazioni sessuali occasionali, come non lo potrei accettare per gli etero, perché non vedo come ciò possa conciliarsi con tutto quello che ho detto in questo documento.
In positivo, ne conseguirebbe che gli atti sessuali, eterosessuali o omosessuali, non sono, di per sé, un'offesa a Dio. Vorrebbe dire che gli atti sessuali sono graditi a Dio quando favoriscono relazioni e persone, sono sgraditi a Dio quando le danneggiano. Dal momento che ciò che perseguo è un'etica specificamente cristiana, vorrei sempre che essi si basino su un vero amore o desiderio del bene degli altri piuttosto che esclusivamente sul proprio interesse o sull'auto-gratificazione. Se l'insegnamento della Chiesa si basasse sulle persone e sulle relazioni piuttosto che su ciò che è considerato “secondo natura” nell'atto fisico, il giudizio sugli atti omosessuali si collocherebbe in un modo del tutto nuovo e andrebbe ripensato fin dall'inizio. In breve, se si vuole cambiare l'insegnamento della Chiesa sugli atti omosessuali, bisogna lavorare ad un cambiamento del suo insegnamento su tutti gli atti sessuali.
LA SCRITTURA
Non posso, tuttavia, fermarmi qui, perché devo tenere conto di un altro fattore rilevante, relativo a quanto viene detto nelle Scritture. Senza dubbio vi sono nelle Scritture dichiarazioni che condannano gli atti omosessuali. Cinque in particolare, due nell'Antico Testamento (Gn 19 e Lev 18:22) e tre nel Nuovo (Rm 1,26-27, I Cor 6,9, e I Tm 1,10). Esistono difficoltà di interpretazione per tutte e cinque, ma non possono essere semplicemente messe da parte. (…).
L'Antico Testamento definisce l'omosessualità un abominio, ma la parola è usata 138 volte e per molte cose diverse. Se l'omosessualità è un abominio, lo è anche mangiare gamberi. Dobbiamo stare attenti a non dire che l'omosessualità è e sarà sempre un abominio, mentre mangiare gamberetti non lo è. Piuttosto che prendere il significato del termine “abominio” dal dizionario, dovremmo ritenerlo un termine tecnico nella legge dell'antico Israele derivante dalle idee su ciò che è ritualmente puro e impuro. In secondo luogo, al momento in cui sono stati scritti questi documenti, non c'era la comprensione dell'omosessualità che abbiamo oggi. Sembra che si credesse che tutte le persone fossero di fatto eterosessuali. Gli atti omosessuali sono stati, quindi, visti come una scelta deliberata da parte di persone eterosessuali. Considerando le paure suscitate negli etero dall'omosessualità, è facile capire come qualcuno come san Paolo non riuscisse a comprendere gli eterosessuali impegnati in atti omosessuali, ritenendo questi atti “contro natura” e condannandoli. Tutte le dichiarazioni delle Scritture relative agli atti omosessuali devono essere lette sullo sfondo di questa mancanza di comprensione dell'omosessualità. (…).
Il terzo elemento importante è che la Bibbia è essenzialmente la storia di un viaggio, il cammino spirituale del popolo di Israele. Come tale, ha un inizio, un punto centrale e una fine. Se Gesù rappresenta la fine del viaggio, possiamo individuare il suo inizio in un personaggio come Lamech, nel quarto capitolo del libro della Genesi, con la sua richiesta di una vendetta 77 volte più forte rispetto a ogni torto fatto a lui. La Bibbia non comprende solo dichiarazioni perfette di verità eterna, ma ogni tappa di questo percorso molto umano, in cui trovano posto anche molte parole e azioni che sicuramente non siamo invitati ad imitare. Le affermazioni che riguardano l'omosessualità devono essere viste nel contesto di questo viaggio. Ad esempio, la dichiarazione sull'omosessualità in Levitico 18:22 viene da un'etica della purezza che Gesù avrebbe poi rifiutato e quindi non può essere considerata l'ultima parola di Dio su questo argomento.
Si deve inoltre rilevare che, per quanto Paolo abbia scritto dopo Gesù, è Gesù, e non Paolo, il traguardo del viaggio. È legittimo esaminare la provenienza delle idee di Paolo e se queste riflettono la mentalità di Gesù o idee precedenti. Se studiamo il matrimonio nella Bibbia, troviamo una grande quantità di materiale che considera la moglie come proprietà del marito e molte affermazioni sprezzanti sulla donna. È solo guardando con attenzione che ci si accorge del materiale che presenta una comprensione molto più elevata e raffinata del matrimonio, scoprendo poi che esso proviene dalle tre aree cruciali della creazione, dell'alleanza e della redenzione, i concetti chiave della Bibbia. Possiamo tranquillamente seguire questo materiale più elevato, anche se si tratta di mettere da parte una quantità di gran lunga maggiore di testi biblici che rispecchiano le idee precedenti sulla donna come proprietà dell’uomo. Se possiamo farlo con sicurezza in relazione al matrimonio, non ne consegue che possiamo guardare all'omosessualità in un modo simile? C'è un'etica della purezza dell'Antico Testamento, che, tra molte altre cose, ha condannato gli atti omosessuali. Gesù, in seguito, ha respinto questa etica, ma essa ha continuato a condizionare il mondo cristiano. Quando la Chiesa cominciò a trattare la sessualità in termini di atti naturali e innaturali, l'etica della purezza influenzò fortemente il suo atteggiamento verso l’omosessualità. (…). Sono convinto che ci sia bisogno ora di un nuovo studio su tutto ciò che ha a che fare con la sessualità, nel tentativo di scoprire ed esprimere un'accettabile via di mezzo tra l'insegnamento della Chiesa più antica e gli atteggiamenti diffusi nella società moderna occidentale.
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