Di croce e croci: ovvero liberarci di ciò che gli altri pensano di noi

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Re: Di croce e croci: ovvero liberarci di ciò che gli altri pensano di noi

Messaggio  cinzia il Mar Giu 08, 2010 1:17 pm

splendido commento di Anita.

faccio un passo ulteriore. dopo c'e` l'attesa nel sepolcro, il tempo del riposo dal lavoro, l'anapausis dei biancovestiti che di fronte al trono di Dio domandano 'fino a quando Signore non vendicherai il nostro sangue...'.

questo tempo che Martini ha raccontato nella Madonna del sabato santo.

questo tempo in cui mi trovo e mi interrogo incessantemente.
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cinzia

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Re: Di croce e croci: ovvero liberarci di ciò che gli altri pensano di noi

Messaggio  anita il Lun Giu 07, 2010 6:57 pm

Parlare di croci mi fa sempre venire in mente questo brano di don tonino bello.

"Coraggio. La tua croce è sempre "collocazione provvisoria".
Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci."
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Di croce e croci: ovvero liberarci di ciò che gli altri pensano di noi

Messaggio  Rosa Elena il Dom Giu 06, 2010 5:21 pm

Gesù dice: “«Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi sé
stesso, sollevi la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).
Qual è il significato di questa espressione?
Mai Gesù, in tutto il vangelo, alle folle dice: accettate la vostra croce.
La croce non è data da Dio e non va accettata. La croce, il termine
croce (staurÒj) significa il palo orizzontale, perché normalmente il
palo verticale rimaneva conficcato nel luogo dell’esecuzione e quando
la persona veniva condannata a questa pena, la stessa persona doveva
sollevare da terra - a‡rw è il termine adoperato dell’evangelista - la
trave trasversale e mettersela sulle spalle e avviarsi al luogo del
supplizio. La croce è sempre presa, mai data. Nei vangeli non appare
mai un Dio che dà la croce. E la croce non deve essere accettata, ma
volontariamente presa. Da chi? Gesù non parla mai di croce alle folle,
ma sempre ai discepoli come in questo caso.
I discepoli pensano di seguire un Messia trionfante, un Messia
vittorioso e allora Gesù, che ha parlato apertamente, mette in chiaro
le cose. “Se” - c’è sempre la condizione - perché Gesù mai dice quelle
espressioni che spesso si sentono nello stupidario religioso: ‘tutti
quanti abbiamo la nostra croce’, ‘il Signore dà a ognuno la sua croce’,
‘non cercare di toglierti la croce perché poi il Signore te ne prepara
una più pesante’, ‘stai attento quando stai bene perché, se il Signore
se ne accorge, ti manda la croce’. Voi sapete che il Concilio Vaticano
secondo dice: «Se molti non credono, la colpa è di voi cristiani per
l’immagine di Dio che avete presentato e che non corrisponde al Dio
dei vangeli». Si presenta un Dio Padre, ma che poi fa soffrire i suoi
figli: ognuno ha la sua croce. Ebbene, la croce, nei vangeli non
riguarda le malattie, le infermità, non riguarda i dolori, non riguarda
la morte. La croce era lo strumento di tortura per la feccia della
società, l’unica morte che, nella Bibbia, era considerata riservata ai
maledetti da Dio, era uno strazio tremendo.
Gesù dice: “Se”, non c’è nessuno che vi obbliga a seguirmi, non vi
impongo di seguirmi, “Se mi volete seguire, rinneghi sé stesso” – cioè
rinuncia a queste idee di ambizione, di successo – “solleva da te” - non
te la do io la croce, sei tu che la devi sollevare da terra – “la sua
croce e poi mi segua”. Come potremo tradurre, noi, oggi, in una
maniera più comprensibile? Prendere la croce significava essere
considerati, dalla società civile e religiosa, un rifiuto, essere
considerati una persona infima. Allora Gesù, a queste persone che
sono dominate dall’ambizione, dice: «se non rinunciate alla vostra
ambizione – potremmo tradurre: se non accettate di perdere la
vostra reputazione - non pensate di seguirmi, perché se voi siete
condizionati da quello che pensano gli altri, dal giudizio degli altri, non
sarete mai persone libere; se voi tenete al vostro buon nome, a quello
che gli altri dicono di voi, non direte mai quello che realmente pensate
e non sarete mai voi stessi». Gesù non ha bisogno di queste persone,
ma ha bisogno di persone completamente libere. Gesù dice: «se mi
volete seguire, rinunciate alla vostra reputazione, accettate di
perdere la vostra reputazione; una volta che non ci tenete più, sarete
delle persone libere».
E continua Gesù “Perché chi vorrà salvare la propria vita la
perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”
(Mt 16,25).
La realizzazione dell’uomo, secondo Gesù, consiste nell’orientare la
propria esistenza verso il bene degli altri. Per fare questo bisogna
essere pienamente liberi, rinunciare a quello che gli altri possono
pensare di noi. Orientare la propria esistenza verso il bene degli altri,
significa mettersi al servizio delle persone e chi serve è sempre
visto, nella società, come una persona senza dignità, una persona
inferiore. La vera dignità dell’uomo, per Gesù, non consiste nel
comandare, ma nel servire gli altri. Chi fa questo realizza la propria
esistenza.

Padre Alberto Maggi
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