ADORATA CREATURA, Vita Sackville-West, Virginia Woolf

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ADORATA CREATURA, Vita Sackville-West, Virginia Woolf

Messaggio  Ospite il Dom Ago 29, 2010 9:09 pm

Un libro che ho letto alcuni anni fa e che trovai molto affascinante.

Ve lo recensisco tramite le parole di Delia Vaccarello, da: "L'Unità", 26.11.2002. (fonte CulturaGay.it).

"Vent'anni di passione amorosa e scrittura intrecciate in maniera inestricabile nel rapporto tra le due scrittrici inglesi e attingibili grazie all'epistolario.
Una relazione intensa, che nasce tra solitudini. Solitudini comunque irriducibili. Dall'esito finale, per Virginia, tragico."

«Quello che si vuole è alzare lo sguardo dal libro che si sta leggendo, la discussione che si accende tra due zone di silenzio».
Un rapporto a due che attraversa l'esistenza delle scrittrici, scandita, nel contempo, da fitti rapporti con l'ambiente letterario dell'epoca e, per Vita, dai viaggi, soprattutto in Oriente. Rapporto fondativo:

«Poche cose rimangono a indicare la strada - scrive Vita a Virginia - la poesia, e tu, e la solitudine».

E Virginia:

«Adesso, mi dico, avrò la mia festa - scrivere a Vita».

Passione e scrittura, inscindibili, serpeggiano parallelamente. Scenari del continuo stanarsi, nascondersi e svelarsi che ci fa scorgere la personalità delle due donne: sensuale, esuberante e irruenta Vita, delicatissima, innamorata ed eterna cittadina della propria solitudine, Virginia.

Ironia, ricerca, desiderio alla base del loro legame tornano nel rapporto con la parola scritta e da qui si riflettono nella dimensione amorosa:

«Sì mi manchi, mi manchi. Non oso dilungarmi perché dirai che non sono forte... E tu sai che questa è una scemenza bella e buona, mia cara Vita. Dopo tutto, che cos'è una frase adorabile? Una frase che ha assorbito tutta la verità che poteva starci».

L'intrecciarsi continuo tra amore per l'altra, scrittura e vocazione esistenziale trova la sua espressione evidente nel progetto di Virginia di scrivere Orlando.

Ecco, l'ispirazione, il progetto, l'amore: tutto si lega in un continuum in cui il riferimento all'altra è centralissimo, diuturno, appare come parte integrale del sé.

Una ricerca continua, dunque. Se una relazione è un mondo irripetibile a due, quella tra Vita e Virginia, che attraversa con tanta naturalezza il luogo senza tempo della scrittura, si proietta incessantemente nelle infinite dimensioni dell'immaginazione e della creazione, e diventa viaggio, progetto, futuro, nonché sensualità e carnalità. Frequentissime le invocazioni, le espressioni di impetuoso desiderio che seguono le annotazioni sullo scrivere.

Così Vita a Virginia:

«Sono in un curioso stato di eccitazione - dovuto soprattutto alla tua lettera - mi devasta sempre leggerti. Dio, ti amo proprio. Dici che non uso vezzeggiativi, mi sembra divertente».

Ma l'origine, che segna ogni rapporto continuando silenziosa a tessere la sua trama, prende il sopravvento. Compagna di ogni lavoro creativo, presenza costante, è nella solitudine che si rifugia il mistero.

La solitudine di Virginia contemplava la possibilità dell'esito estremo. Nonostante l'amore, questo amore. Il 28 marzo del 1941 Virginia si toglie la vita. Si annega, va via da tutti, anche dalla sua adorata creatura. Il primo incontro tra Vita e Virginia era stato il 14 dicembre del 1922, l'ultimo il 17 febbraio del 1941.


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