siamo tutti ammalati?

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  freedom il Dom Dic 19, 2010 3:22 pm

anita ha scritto:Che sia questo il vero motivo per cui li hanno aboliti? Sad


Io lo uso ancora, non mi fido di quello computerizzato.. sarà quindi colpa dell'overdose di mercurio sotto l'ascella sinistra? Forse è lì l'enzima dell'omosessualità Shocked Shocked

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  anita il Mer Dic 15, 2010 3:19 pm

Che sia questo il vero motivo per cui li hanno aboliti? Sad

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Mery il Mer Dic 15, 2010 11:15 am

Hahahahahhaha!!! Very Happy Very Happy Very Happy
Anch'io ho rotto un termometro a mercurio.... ma ero già lesbica da un po'...che abbia anche effetto retroattivo?
Razz

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  cinzia il Ven Dic 10, 2010 3:25 pm

una volta volevo vedere cosa succede quando il mercurio sale nella cannuccia di vetro e ho avvicinato il termometro alla lampadina del comodino e ohhhh e` scoppiato, mercurio da tutte le parti frazionato in piccolissime delicate gocce color piombo...

allora cosa ho fatto: l'ho raccolto e buttato nel buco del water. dove e` rimasto, posato sul fondo bianco in pieno ma armonico contrasto di colore per alcuni giorni.

che sia successo allora? avevo mi pare 9 anni...

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Ven Dic 10, 2010 10:38 am

quando vivi? Io ho 43 anni.....e me li ricordo benissimo!

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  vivi il Ven Dic 10, 2010 10:25 am

non ti preoccupare tanto i termometri a mercurio sono stati abboliti la generazione umana è salva!!!!

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Ven Dic 10, 2010 9:25 am

Sul numero di Focus di ieri è uscita questa notizia:
"Il mercurio rende omosessuali gli ibis: L'inquinamento da mercurio minaccia la sopravvivenza dell'ibis bianco. Come? Rendendo omossessuali i maschi di questa specie che non fanno più il loro dovere coniugale". Continua, poi:" .....Ma questi effetti del mercurio si manifestano solo sugli ibis? Secondo i ricercatori ne sono vittime anche altri animali, ma non è chiaro quali..."

A questo punto,mi viene spontanea una domanda:
Ma non è che siamo lesbiche perchè da piccole, mentre ci misuravano la febbre, ci si è rotto il termometro in bocca? scratch


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Messaggio  Cassandra il Mer Ott 06, 2010 12:05 pm

cinzia ha scritto:francamente penso, per averlo sperimentato, che ogni lavoro ha qualcosa di interessante. e` stato interessante e utile, per me, anche passare ore a fare l'archivio delle pratiche di ufficio dopo la laurea (lavoro degli ultimi arrivati a prescindere dal loro livello culturale), o lavorare al centralino dove ho imparato a gestire una telefonata in modo professionale. tutti lavori da catena di montaggio che mi hanno formata per poter fare, poi, altre cose piu` complesse.
quando non sono in ufficio (=lavoro remunerato in denaro) mi impegno in tanti lavori, anche manuali (=lavoro non remunerato in denaro). Non so cosa sia la noia, cosa che considero un dono del Signore.
Inoltre il lavoro mi permette di stare con gli altri (non con gli amici ma proprio gli 'altri'), mi insegna il confronto e mi costringe a ridimensionare la mia visione delle cose per far posto alla visione degli altri.
anche la mia azienda ha pretese di spersonalizzazione come dici tu e di catena di montaggio, ma l'alienazione non proviene solo dal mondo del lavoro, ma da molti altri ambiti della vita. anche la fede se vissuta in modo compulsivo genera alienazione. anche l'amore lo fa.
credo quindi che anche la qualita` del lavoro, qualsiasi esso sia, dal fare le pulizie al dirigere un'azienda, la facciamo in gran parte noi, quando ci mettiamo in gioco come persone e ci spendiamo, senza fissarci nei nostri pregiudizi.


La qualità del lavoro si, i ritmi no, e dai ritmi parte l'alienazione e la costrizione, anche io ho pulito a terra e sono laureata, ho lavorato con la mia arte, e oggi mi trovo in un azienda che mi ha portato quasi al suicidio, e quindi pur sentendomi in colpa per non andare a lavorare, devo esimermi dal farlo se voglio difendere la mia vita perchè è quell'ambiente che ha generato in me questa cosa.

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Messaggio  cinzia il Mer Ott 06, 2010 11:55 am

francamente penso, per averlo sperimentato, che ogni lavoro ha qualcosa di interessante. e` stato interessante e utile, per me, anche passare ore a fare l'archivio delle pratiche di ufficio dopo la laurea (lavoro degli ultimi arrivati a prescindere dal loro livello culturale), o lavorare al centralino dove ho imparato a gestire una telefonata in modo professionale. tutti lavori da catena di montaggio che mi hanno formata per poter fare, poi, altre cose piu` complesse.
quando non sono in ufficio (=lavoro remunerato in denaro) mi impegno in tanti lavori, anche manuali (=lavoro non remunerato in denaro). Non so cosa sia la noia, cosa che considero un dono del Signore.
Inoltre il lavoro mi permette di stare con gli altri (non con gli amici ma proprio gli 'altri'), mi insegna il confronto e mi costringe a ridimensionare la mia visione delle cose per far posto alla visione degli altri.
anche la mia azienda ha pretese di spersonalizzazione come dici tu e di catena di montaggio, ma l'alienazione non proviene solo dal mondo del lavoro, ma da molti altri ambiti della vita. anche la fede se vissuta in modo compulsivo genera alienazione. anche l'amore lo fa.
credo quindi che anche la qualita` del lavoro, qualsiasi esso sia, dal fare le pulizie al dirigere un'azienda, la facciamo in gran parte noi, quando ci mettiamo in gioco come persone e ci spendiamo, senza fissarci nei nostri pregiudizi.

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Messaggio  Cassandra il Mar Ott 05, 2010 10:55 pm

cinzia ha scritto:si, da una parte certo e` vero che il nostro sguardo e` sempre relativo, ma da un altra credo che siamo proprio chiamate a uscire dalla relativita` del nostro io, con tutti le sue angustie, per approdare o almeno tendere ad una visione ampia, piu` vera del mondo e degli altri.
faccio un esempio: sono nata a milano da famiglia milanese, e naturalmente sono stata educata a credere che in Italia lavoriamo solo noi a milano. questo pensiero si situa in un contesto sociale in cui il lavoro viene cosiderato una virtu`, quindi chi lavora poco e` poco virtuoso, cioe` si colloca in ambito di non bene. quindi in partenza ho un pre-giudizio sulle persone diverse da me, che considero meno buone di me.
la mia esperienza pero` mi ha portato ad incontrare tante persone non milanesi (siciliane per esempio, o romane o di altre nazionalita`) e ho potuto osservare tra loro molti che lavorano con impegno metodo e dedizioni pure superiori a me.
a questo punto se dall'opinione o convinzione personale che sia non passassi all'adesione al reale cioe` alla verita` che osservo, ma mi richiudessi nel mio pre-giudizio, senza passare al giudizio, mi collocherei da me stessa in un ambito di non bene, cioe` di peccato.

credo di aver fatto un sillogismo....



Mi ha molto incuriosita il tuo post, ho ammirato nell'immediato il tuo "andare oltre" il pregiudizio, ovvero la cultura di provenienza, anzi l'ideologia di provenienza inculcata attraverso dei modelli.
Devo, per giustizia, dirti che sono oltre il concetto di lavoro posto da altri nei nostri riguardi.
Ti/vi spiego perché.
Ho sempre pensato che nascendo dobbiamo avere il diritto all'esistenza, e il lavoro per come viene concepito oggi, quasi a tutti i livelli, come catena di montaggio e spersonalizzazione, non ci permette di esistere ma di essere un surrogato per la produzione, rubandoci tempo, spazio e possibilità di essere noi stess* senza affiliarci ad un canone, le differenze credo siano una ricchezza e non qualcosa da relegare in qualche luogo ameno.
Ho sempre pensato che nascendo abbiamo diritto alla vita a alla gioia dei momenti.
Il lavoro per come viene concepito ci toglie questo diritto, che fa parte della vera vita.
Parlo, rischiando di essere impopolare, di politica, il reddito minimo garantito ci permetterebbe e permetterebbe alle nostre società affogate in un canone che ci divide, che spersonalizza, che mira a farci credere che l'individualismo (parziale perché ripeto sopprime le differenze).
Sarebbe l'inizio il reddito minimo, poi dovrebbe "passare" nella società l'idea che siamo persone con una via da percorrere, con sogni, speranze e ambizioni, e soprattutto, dovrebbe avviarsi un percorso teso a ricostruire comunità, quindi cooperazione.
Questo anche è un concetto cristiano.
Mi sono dilungata ma davvero il tuo post mi ha ispirata quindi devo rigraziarti.

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  cinzia il Gio Set 09, 2010 1:47 pm

si, da una parte certo e` vero che il nostro sguardo e` sempre relativo, ma da un altra credo che siamo proprio chiamate a uscire dalla relativita` del nostro io, con tutti le sue angustie, per approdare o almeno tendere ad una visione ampia, piu` vera del mondo e degli altri.
faccio un esempio: sono nata a milano da famiglia milanese, e naturalmente sono stata educata a credere che in Italia lavoriamo solo noi a milano. questo pensiero si situa in un contesto sociale in cui il lavoro viene cosiderato una virtu`, quindi chi lavora poco e` poco virtuoso, cioe` si colloca in ambito di non bene. quindi in partenza ho un pre-giudizio sulle persone diverse da me, che considero meno buone di me.
la mia esperienza pero` mi ha portato ad incontrare tante persone non milanesi (siciliane per esempio, o romane o di altre nazionalita`) e ho potuto osservare tra loro molti che lavorano con impegno metodo e dedizioni pure superiori a me.
a questo punto se dall'opinione o convinzione personale che sia non passassi all'adesione al reale cioe` alla verita` che osservo, ma mi richiudessi nel mio pre-giudizio, senza passare al giudizio, mi collocherei da me stessa in un ambito di non bene, cioe` di peccato.

credo di aver fatto un sillogismo....

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precisazione

Messaggio  cristina11 il Gio Set 09, 2010 9:18 am

ciao Cinzia, la mia non era una considerazione sulle Verità racchiuse nel Vangelo, semplicemente ritengo che spesso le nostre convinzioni possano rispecchiare solo un accomodamento..

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  WhiteShadow il Mer Set 08, 2010 8:49 pm

Grazie dei riferimenti. Purtroppo alcune cose che a noi oggi ci sembrano ovvie in passato non lo erano. Fu così che barbuti teologi e religiosi hanno discusso tra loro se la donna avesse un'anima o se ce l'avessero gli uomini "selvaggi" del nuovo mondo.
Per fortuna la parte del buon senso ha prevalso. Riguardo alla questione degli uomini di razze diverse dalla bianca, la chiesa cattolica (le altre chiese non lo so) si è espressa quasi subito in loro favore sostenendo che essi avevano un anima come gli europei. Non è stato il concilio vaticano II a stabilire che "i neri" hanno un anima! Altrimenti non si spiegherebbe perche padre Daniele Comboni e i suoi compari sacerdoti, nell'ottocento partì per andare a predicare in Africa!!
Sto andando ot...

Riprendendo il discorso di cristina posso dire che io non mi sento malata. Anzi quando ho preso consapevolezza di quello che sono ho sentito che qualcosa in me stava cambiando in positivo. Accettarmi è stata una riconciliazione con me stessa. Ancora la strada è ancora lunga, so solo che non smetterò di farmi domande per cercare di vivere "più cristianamente possibile" questa mia condizione.

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Messaggio  Ospite il Mer Set 08, 2010 7:47 pm

Cara White Shadow ti cito solo un paio di testi da cui ho attinto le informazioni uno è
“La civiltà del Medioevo europeo.”
Opera assai pregiata, e giustamente, a livello internazionale, scritta da un grande medievista che è Paolo Brezzi. Il quale è a tutti noto come studioso di esplicito orientamento cristiano; e, proprio come "cattolico", è stato eletto al Senato per due legislature nelle liste comuniste, in Compagnia di altri "credenti del dissenso". A pag. 482 del primo volume si legge: "Il famoso concilio di Mâcon, che discusse se la donna ha l'anima, non è un caso isolato o assurdo, anche se la decisione fu favorevole alle donne, in base alla considerazione che Cristo era il figlio di una donna (ecco, ancora una volta, il segno della maternità che riscatta e nobilita la femmina e le ottiene un riconoscimento nell'ambito della società)".

L’altro da:
Eugen Drewermann
Sulla immortalità degli animali
Neri Pozza Editore

Nella prefazione si legge
“Noi, invece, richiamandoci alla teologia cristiana, sosteniamo che il divieto di uccidere non si riferisca agli animali, poiché essi non hanno anima. C’era un tempo in cui la Chiesa credeva che neanche le donne avessero un’anima, o che almeno ne avessero una di molto inferiore a quella maschile. E c'era anche un tempo in cui si credeva che i "negri" non avessero anima e potessero pertanto essere venduti come "schiavi", come merce priva di vita, o essere impunemente uccisi.
Alle donne e alle persone di colore oggi viene riconosciuta un'anima…..”
Eugen Drewermann (Bergkamen, 20 giugno 1940) è un teologo, psicoanalista, psicoterapeuta tedesco. Ex sacerdote cattolico, ha inaugurato un nuovo approccio ermeneutico alla Bibbia ed alla teologia basato sulla "Psicologia del Profondo".
Naturalmente essendo vegana il secondo mi è più vicino ancora in quanto parla degli animali e di come vengono visti ma questo è un altro argomento da non trattare qui. Comunque anche per me le imprecisioni non piacciono Surprised . Questi sono studiosi che sono vicini al mio modo di pensare ed agire ed al mio vissuto quindi hanno influenzato anche le mie opinioni.

Per l’altra contestazione secondo me l'uomo, sedotto dal demonio che lo fa dubitare della parola di Dio, decide da quel momento in poi di non dipendere più da nessuno e di essere luce a se stesso. Deciderà da solo ciò che è bene e ciò che è male. La rottura con Dio comporta sicuramente la perdita del rapporto filiale con Lui. Per la prima volta, l'uomo ha paura e si vergogna davanti a Dio. L'uomo si nasconde: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura » (Gen 3,10). L'uomo si allontana da Dio credendo che sia Lui ad allontanarsi... Ed anche la volontà, che è lo strumento attraverso il quale si esercita la libertà, è indebolita. «Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto». (San Paolo in Rm 7,15).
Dicendo «sì» ed offrendo fino in fondo la sua vita per noi, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ci ha liberato dal peccato. Ogni uomo, accogliendo la salvezza, viene restituito a se stesso perché torna ad essere figlio del Padre. Gesù ci ha reso nuovamente possibile la relazione filiale con il Padre. E' una nuova creazione. Poi per il sesso la mia era una semplice battuta!!!! Very Happy Concordo pienamente sulla castità, ma deve essere una scelta non un'imposizione.
Naturalmente di malattia ne ha parlato Radio Maria (se a loro ti riferivi citando pretucoli) forse può fare tanto male a chi già si vive una situazione di disagio creando ulteriori complicazioni in chi già ne deve affrontare tante nel quotidiano.
Un plauso a Cinzia e grazie per il sveglia ragazze. cheers







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Messaggio  anita il Mer Set 08, 2010 5:34 pm

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