siamo tutti ammalati?

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  freedom il Dom Dic 19, 2010 5:22 pm

anita ha scritto:Che sia questo il vero motivo per cui li hanno aboliti? Sad

Io lo uso ancora, non mi fido di quello computerizzato.. sarà quindi colpa dell'overdose di mercurio sotto l'ascella sinistra? Forse è lì l'enzima dell'omosessualità Shocked Shocked
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  anita il Mer Dic 15, 2010 5:19 pm

Che sia questo il vero motivo per cui li hanno aboliti? Sad
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Mery il Mer Dic 15, 2010 1:15 pm

Hahahahahhaha!!! Very Happy Very Happy Very Happy
Anch'io ho rotto un termometro a mercurio.... ma ero già lesbica da un po'...che abbia anche effetto retroattivo?
Razz

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  cinzia il Ven Dic 10, 2010 5:25 pm

una volta volevo vedere cosa succede quando il mercurio sale nella cannuccia di vetro e ho avvicinato il termometro alla lampadina del comodino e ohhhh e` scoppiato, mercurio da tutte le parti frazionato in piccolissime delicate gocce color piombo...

allora cosa ho fatto: l'ho raccolto e buttato nel buco del water. dove e` rimasto, posato sul fondo bianco in pieno ma armonico contrasto di colore per alcuni giorni.

che sia successo allora? avevo mi pare 9 anni...
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Ven Dic 10, 2010 12:38 pm

quando vivi? Io ho 43 anni.....e me li ricordo benissimo!

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  vivi il Ven Dic 10, 2010 12:25 pm

non ti preoccupare tanto i termometri a mercurio sono stati abboliti la generazione umana è salva!!!!
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Ven Dic 10, 2010 11:25 am

Sul numero di Focus di ieri è uscita questa notizia:
"Il mercurio rende omosessuali gli ibis: L'inquinamento da mercurio minaccia la sopravvivenza dell'ibis bianco. Come? Rendendo omossessuali i maschi di questa specie che non fanno più il loro dovere coniugale". Continua, poi:" .....Ma questi effetti del mercurio si manifestano solo sugli ibis? Secondo i ricercatori ne sono vittime anche altri animali, ma non è chiaro quali..."

A questo punto,mi viene spontanea una domanda:
Ma non è che siamo lesbiche perchè da piccole, mentre ci misuravano la febbre, ci si è rotto il termometro in bocca? scratch


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Messaggio  Cassandra il Mer Ott 06, 2010 2:05 pm

cinzia ha scritto:francamente penso, per averlo sperimentato, che ogni lavoro ha qualcosa di interessante. e` stato interessante e utile, per me, anche passare ore a fare l'archivio delle pratiche di ufficio dopo la laurea (lavoro degli ultimi arrivati a prescindere dal loro livello culturale), o lavorare al centralino dove ho imparato a gestire una telefonata in modo professionale. tutti lavori da catena di montaggio che mi hanno formata per poter fare, poi, altre cose piu` complesse.
quando non sono in ufficio (=lavoro remunerato in denaro) mi impegno in tanti lavori, anche manuali (=lavoro non remunerato in denaro). Non so cosa sia la noia, cosa che considero un dono del Signore.
Inoltre il lavoro mi permette di stare con gli altri (non con gli amici ma proprio gli 'altri'), mi insegna il confronto e mi costringe a ridimensionare la mia visione delle cose per far posto alla visione degli altri.
anche la mia azienda ha pretese di spersonalizzazione come dici tu e di catena di montaggio, ma l'alienazione non proviene solo dal mondo del lavoro, ma da molti altri ambiti della vita. anche la fede se vissuta in modo compulsivo genera alienazione. anche l'amore lo fa.
credo quindi che anche la qualita` del lavoro, qualsiasi esso sia, dal fare le pulizie al dirigere un'azienda, la facciamo in gran parte noi, quando ci mettiamo in gioco come persone e ci spendiamo, senza fissarci nei nostri pregiudizi.

La qualità del lavoro si, i ritmi no, e dai ritmi parte l'alienazione e la costrizione, anche io ho pulito a terra e sono laureata, ho lavorato con la mia arte, e oggi mi trovo in un azienda che mi ha portato quasi al suicidio, e quindi pur sentendomi in colpa per non andare a lavorare, devo esimermi dal farlo se voglio difendere la mia vita perchè è quell'ambiente che ha generato in me questa cosa.
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Messaggio  cinzia il Mer Ott 06, 2010 1:55 pm

francamente penso, per averlo sperimentato, che ogni lavoro ha qualcosa di interessante. e` stato interessante e utile, per me, anche passare ore a fare l'archivio delle pratiche di ufficio dopo la laurea (lavoro degli ultimi arrivati a prescindere dal loro livello culturale), o lavorare al centralino dove ho imparato a gestire una telefonata in modo professionale. tutti lavori da catena di montaggio che mi hanno formata per poter fare, poi, altre cose piu` complesse.
quando non sono in ufficio (=lavoro remunerato in denaro) mi impegno in tanti lavori, anche manuali (=lavoro non remunerato in denaro). Non so cosa sia la noia, cosa che considero un dono del Signore.
Inoltre il lavoro mi permette di stare con gli altri (non con gli amici ma proprio gli 'altri'), mi insegna il confronto e mi costringe a ridimensionare la mia visione delle cose per far posto alla visione degli altri.
anche la mia azienda ha pretese di spersonalizzazione come dici tu e di catena di montaggio, ma l'alienazione non proviene solo dal mondo del lavoro, ma da molti altri ambiti della vita. anche la fede se vissuta in modo compulsivo genera alienazione. anche l'amore lo fa.
credo quindi che anche la qualita` del lavoro, qualsiasi esso sia, dal fare le pulizie al dirigere un'azienda, la facciamo in gran parte noi, quando ci mettiamo in gioco come persone e ci spendiamo, senza fissarci nei nostri pregiudizi.
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Messaggio  Cassandra il Mer Ott 06, 2010 12:55 am

cinzia ha scritto:si, da una parte certo e` vero che il nostro sguardo e` sempre relativo, ma da un altra credo che siamo proprio chiamate a uscire dalla relativita` del nostro io, con tutti le sue angustie, per approdare o almeno tendere ad una visione ampia, piu` vera del mondo e degli altri.
faccio un esempio: sono nata a milano da famiglia milanese, e naturalmente sono stata educata a credere che in Italia lavoriamo solo noi a milano. questo pensiero si situa in un contesto sociale in cui il lavoro viene cosiderato una virtu`, quindi chi lavora poco e` poco virtuoso, cioe` si colloca in ambito di non bene. quindi in partenza ho un pre-giudizio sulle persone diverse da me, che considero meno buone di me.
la mia esperienza pero` mi ha portato ad incontrare tante persone non milanesi (siciliane per esempio, o romane o di altre nazionalita`) e ho potuto osservare tra loro molti che lavorano con impegno metodo e dedizioni pure superiori a me.
a questo punto se dall'opinione o convinzione personale che sia non passassi all'adesione al reale cioe` alla verita` che osservo, ma mi richiudessi nel mio pre-giudizio, senza passare al giudizio, mi collocherei da me stessa in un ambito di non bene, cioe` di peccato.

credo di aver fatto un sillogismo....


Mi ha molto incuriosita il tuo post, ho ammirato nell'immediato il tuo "andare oltre" il pregiudizio, ovvero la cultura di provenienza, anzi l'ideologia di provenienza inculcata attraverso dei modelli.
Devo, per giustizia, dirti che sono oltre il concetto di lavoro posto da altri nei nostri riguardi.
Ti/vi spiego perché.
Ho sempre pensato che nascendo dobbiamo avere il diritto all'esistenza, e il lavoro per come viene concepito oggi, quasi a tutti i livelli, come catena di montaggio e spersonalizzazione, non ci permette di esistere ma di essere un surrogato per la produzione, rubandoci tempo, spazio e possibilità di essere noi stess* senza affiliarci ad un canone, le differenze credo siano una ricchezza e non qualcosa da relegare in qualche luogo ameno.
Ho sempre pensato che nascendo abbiamo diritto alla vita a alla gioia dei momenti.
Il lavoro per come viene concepito ci toglie questo diritto, che fa parte della vera vita.
Parlo, rischiando di essere impopolare, di politica, il reddito minimo garantito ci permetterebbe e permetterebbe alle nostre società affogate in un canone che ci divide, che spersonalizza, che mira a farci credere che l'individualismo (parziale perché ripeto sopprime le differenze).
Sarebbe l'inizio il reddito minimo, poi dovrebbe "passare" nella società l'idea che siamo persone con una via da percorrere, con sogni, speranze e ambizioni, e soprattutto, dovrebbe avviarsi un percorso teso a ricostruire comunità, quindi cooperazione.
Questo anche è un concetto cristiano.
Mi sono dilungata ma davvero il tuo post mi ha ispirata quindi devo rigraziarti.
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  cinzia il Gio Set 09, 2010 3:47 pm

si, da una parte certo e` vero che il nostro sguardo e` sempre relativo, ma da un altra credo che siamo proprio chiamate a uscire dalla relativita` del nostro io, con tutti le sue angustie, per approdare o almeno tendere ad una visione ampia, piu` vera del mondo e degli altri.
faccio un esempio: sono nata a milano da famiglia milanese, e naturalmente sono stata educata a credere che in Italia lavoriamo solo noi a milano. questo pensiero si situa in un contesto sociale in cui il lavoro viene cosiderato una virtu`, quindi chi lavora poco e` poco virtuoso, cioe` si colloca in ambito di non bene. quindi in partenza ho un pre-giudizio sulle persone diverse da me, che considero meno buone di me.
la mia esperienza pero` mi ha portato ad incontrare tante persone non milanesi (siciliane per esempio, o romane o di altre nazionalita`) e ho potuto osservare tra loro molti che lavorano con impegno metodo e dedizioni pure superiori a me.
a questo punto se dall'opinione o convinzione personale che sia non passassi all'adesione al reale cioe` alla verita` che osservo, ma mi richiudessi nel mio pre-giudizio, senza passare al giudizio, mi collocherei da me stessa in un ambito di non bene, cioe` di peccato.

credo di aver fatto un sillogismo....
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Messaggio  cristina11 il Gio Set 09, 2010 11:18 am

ciao Cinzia, la mia non era una considerazione sulle Verità racchiuse nel Vangelo, semplicemente ritengo che spesso le nostre convinzioni possano rispecchiare solo un accomodamento..
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  WhiteShadow il Mer Set 08, 2010 10:49 pm

Grazie dei riferimenti. Purtroppo alcune cose che a noi oggi ci sembrano ovvie in passato non lo erano. Fu così che barbuti teologi e religiosi hanno discusso tra loro se la donna avesse un'anima o se ce l'avessero gli uomini "selvaggi" del nuovo mondo.
Per fortuna la parte del buon senso ha prevalso. Riguardo alla questione degli uomini di razze diverse dalla bianca, la chiesa cattolica (le altre chiese non lo so) si è espressa quasi subito in loro favore sostenendo che essi avevano un anima come gli europei. Non è stato il concilio vaticano II a stabilire che "i neri" hanno un anima! Altrimenti non si spiegherebbe perche padre Daniele Comboni e i suoi compari sacerdoti, nell'ottocento partì per andare a predicare in Africa!!
Sto andando ot...

Riprendendo il discorso di cristina posso dire che io non mi sento malata. Anzi quando ho preso consapevolezza di quello che sono ho sentito che qualcosa in me stava cambiando in positivo. Accettarmi è stata una riconciliazione con me stessa. Ancora la strada è ancora lunga, so solo che non smetterò di farmi domande per cercare di vivere "più cristianamente possibile" questa mia condizione.
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Messaggio  Ospite il Mer Set 08, 2010 9:47 pm

Cara White Shadow ti cito solo un paio di testi da cui ho attinto le informazioni uno è
“La civiltà del Medioevo europeo.”
Opera assai pregiata, e giustamente, a livello internazionale, scritta da un grande medievista che è Paolo Brezzi. Il quale è a tutti noto come studioso di esplicito orientamento cristiano; e, proprio come "cattolico", è stato eletto al Senato per due legislature nelle liste comuniste, in Compagnia di altri "credenti del dissenso". A pag. 482 del primo volume si legge: "Il famoso concilio di Mâcon, che discusse se la donna ha l'anima, non è un caso isolato o assurdo, anche se la decisione fu favorevole alle donne, in base alla considerazione che Cristo era il figlio di una donna (ecco, ancora una volta, il segno della maternità che riscatta e nobilita la femmina e le ottiene un riconoscimento nell'ambito della società)".

L’altro da:
Eugen Drewermann
Sulla immortalità degli animali
Neri Pozza Editore

Nella prefazione si legge
“Noi, invece, richiamandoci alla teologia cristiana, sosteniamo che il divieto di uccidere non si riferisca agli animali, poiché essi non hanno anima. C’era un tempo in cui la Chiesa credeva che neanche le donne avessero un’anima, o che almeno ne avessero una di molto inferiore a quella maschile. E c'era anche un tempo in cui si credeva che i "negri" non avessero anima e potessero pertanto essere venduti come "schiavi", come merce priva di vita, o essere impunemente uccisi.
Alle donne e alle persone di colore oggi viene riconosciuta un'anima…..”
Eugen Drewermann (Bergkamen, 20 giugno 1940) è un teologo, psicoanalista, psicoterapeuta tedesco. Ex sacerdote cattolico, ha inaugurato un nuovo approccio ermeneutico alla Bibbia ed alla teologia basato sulla "Psicologia del Profondo".
Naturalmente essendo vegana il secondo mi è più vicino ancora in quanto parla degli animali e di come vengono visti ma questo è un altro argomento da non trattare qui. Comunque anche per me le imprecisioni non piacciono Surprised . Questi sono studiosi che sono vicini al mio modo di pensare ed agire ed al mio vissuto quindi hanno influenzato anche le mie opinioni.

Per l’altra contestazione secondo me l'uomo, sedotto dal demonio che lo fa dubitare della parola di Dio, decide da quel momento in poi di non dipendere più da nessuno e di essere luce a se stesso. Deciderà da solo ciò che è bene e ciò che è male. La rottura con Dio comporta sicuramente la perdita del rapporto filiale con Lui. Per la prima volta, l'uomo ha paura e si vergogna davanti a Dio. L'uomo si nasconde: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura » (Gen 3,10). L'uomo si allontana da Dio credendo che sia Lui ad allontanarsi... Ed anche la volontà, che è lo strumento attraverso il quale si esercita la libertà, è indebolita. «Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto». (San Paolo in Rm 7,15).
Dicendo «sì» ed offrendo fino in fondo la sua vita per noi, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ci ha liberato dal peccato. Ogni uomo, accogliendo la salvezza, viene restituito a se stesso perché torna ad essere figlio del Padre. Gesù ci ha reso nuovamente possibile la relazione filiale con il Padre. E' una nuova creazione. Poi per il sesso la mia era una semplice battuta!!!! Very Happy Concordo pienamente sulla castità, ma deve essere una scelta non un'imposizione.
Naturalmente di malattia ne ha parlato Radio Maria (se a loro ti riferivi citando pretucoli) forse può fare tanto male a chi già si vive una situazione di disagio creando ulteriori complicazioni in chi già ne deve affrontare tante nel quotidiano.
Un plauso a Cinzia e grazie per il sveglia ragazze. cheers







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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  anita il Mer Set 08, 2010 7:34 pm

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Mer Set 08, 2010 6:58 pm

affraid
marò, un riassunto no eh cinzia?

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  cinzia il Mer Set 08, 2010 3:29 pm

oh oh

insomma, che non si sappia dove stia la verita`, beh mi sembra un tantino azzardato.
se ci basiamo sul Vangelo, ad esempio, abbiamo chiare indicazioni di dove stia la verita`. Ad es NON STA nell'emarginazione di chi e` considerato socialmente 'impuro' (riprendo uno lettura interessante della Rosa Salomone circa la guarigione da parte di Gesu` di soggetti a margine del tessuto sociale, quali ad es i lebbrosi).

A parte questo, volevo evidenziare un errore basilare che molte frequentatrici del Forum insistono a praticare, e non solo loro, errore che viene evidenziato anche da WS ma non fino in fondo: l'indagine scientifica dell'uomo psichico, con la metodologia peculiare di tale specializzazione delle scienze umane, pertiene la scienza detta Psicologia. Non la Morale!!!

La morale e` quel campo dell'esperienza umana in cui si compie la 'pratica' dell'uomo, e non il sapere sull'uomo.

Lo sguardo morale sull'uomo esiste dacche` esiste l'uomo, e muta col mutare delle stagioni dell'uomo. Non e` un invenzione della chiesa! Gia` i Greci hanno discusso e scritto di morale fondando in certo senso questo sapere nel mondo occidentale. La chiesa, poi, ha riutilizzato il sapere dei Greci e lo ha rieditato alla luce dei (alcuni) elementi derivanti dalla azione e predicazione di Gesu` detto il Cristo (quello che veniva annunciato semplicemente come il crocifisso che e` risorto - questa e` la base, il resto viene DOPO).

Ma la morale dei Greci non si occupava di sesso!! E` stata la chiesa che inglobando successivamente tutti i campi di azione dell'uomo ha fagocitato anche la sua attivita` sessuale, mettendola sotto la lente d'ingrandimento. Perche` abbia poi centrato l'attenzione sul sesso, di cui Gesu` non pare aver mai parlato, e non sul denaro, di cui invece Gesu` ha parlato tantissimo, puo` essere variamnete spiegato. Probabilmente il sesso si e` rivelato un strumento di controllo piscologico molto potente, utilizzato per indirizzzare l'azione e il controllo dei laici, categoria umana inferiore ai clerici nell'ordine dell'economia di salvezza, rispetto ai clerici, dententori e dispensatori degli strumenti di questa salvezza. I clerici, poi, sono forse stati facilmente controllabili dai loro superiori, i vescovi, attraverso il celibato obbligatorio: amore non lecito, famiglia non lecita, dedizione totale...

Ma questo ci porta lontane dal punto, che e` e rimane questo: la morale non e` il sapere adeguato per analizzare e spiegare la sessualita` dell'uomo. La scienza allo stadio attuale lo ha dimostrando chiaramente, e la chiesa stessa, anche quella cattolica, ha riconosciuto in documenti magisteriali che le scienza umane hanno un ruolo non piu` eludibile nello studio e nella comprensione della vita dell'uomo - persino negli studi della Sacra Scrittura!!! (pochi forse sanno che all'inizio del '900 i metodi dell'esegesi scientificamente condotta erano considerati satanici, e gli studiosi che li utilizzavano, come il sacerdote Ernesto Buonaiuti ad es, sono stati condannati e scomunicati. Metodi che ora sono correnti e insegnati in tutte le universita` pontificie!!).

E invece noi siamo qua a girarci e rigirarci per le str..z...te che qualche vecchio prelato babbione continua a blaterare dal suo pulpito! Tutte queste idee sono gia` tramontate, e` solo questione di un giro di generazione.

Mentre potremo sentirci onorare se, alla fine della nostra vita, avremo contribuito anche solo un poco alla migliore qualita` di vita delle persone omosessuali che ci seguiranno.

Se invece avremo perso la vita e i nostri talenti a farci le seghe (scusate ma ci vuole) su omosessulita` peccato chiesa lo faccio non lo faccio mi piace tanto ma e` meglio di no...beh, magari poi avremo da discutere con chi ci aprira` la porta lassu`.

Come disse qualcun'altra in un altro post: SVEGLIA RAGAZZE!! va bene la moderazione e la prudenza, ma vediamo di fare qualche passo in avanti e smettere di aver paura della nostra ombra.

Amare vuol dire esporci, spenderci, consumarci, prendere decisioni e andare avanti, star dentro alla vita, non dietro alla tendina delle incertezze dei dubbi e della nostra debolezza.
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Messaggio  cristina11 il Mer Set 08, 2010 2:35 pm

la domanda che ho fatto è solo la conseguenza del video che hai visto WhiteShadow... presumo però, che molte di noi anche qui, vivano la propria condizione come un qualcosa di male, perchè? insegnamenti acquisiti nel tempo e difficili da scrollare ci fanno sempre compagnia.. comunque dove sta la verità nessuno lo sa, ognuno di noi vive le proprie convinzioni e qui ci fermiamo...ciao Very Happy
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Ospite il Mer Set 08, 2010 12:00 pm

L'omosessualità sarà stata pure depennata dall'elenco delle patologie, ma nella coscienza popolare è
di sicuro ancora considerata tale.....questo è quello che mi è capitato stamattina:
ero in auto con la mia collega per venire in studio e lei ha iniziato a parlare di X factor ed, in particolare, dei Kimera,
il duo omosessuale.
In pratica, il discorso che ha espresso è stato questo: "sarà pure una forma di evoluzione culturale proporre in tv ed in prima serata
una coppia del genere, ma non credo sia giusto farli passare il turno.Sai che significa?che a questo punto entreranno nella casa e
quindi dovremmo vederci questi due che si baciano e si accarezzano....non è certamente uno spettacolo a cui possono assistere i bambini
e gli adoloscenti con il rischio di devianza che comporta.
Si vuole essere omosessuali?benissimo, ma che non si permetta che i loro comportamenti privati diventino di dominio pubblico e che vengano
mostrati in tv soprattutto ai bambini (lei ha una figlia di 10 anni...). Se si vogliono baciare ed abbracciare, che lo facciano a casa loro!Io proprio l'omosessualità non la tollero!".
Credo di non dover aggiungere nientr'altro.....

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  WhiteShadow il Mar Set 07, 2010 11:52 pm

Cara Cristina,
La domanda se siamo malati non dovresti rivolgerla in un forum come questo Wink
Stabilire cosa è malattia e cosa non lo è spetta ai medici e a quanto mi risulta l'omosessualità è stata depennata dall'elenco delle patologie ormai da lustri!!
La posizione ufficiale della Chiesa, lo dico per chiarezza per chi non lo sapesse è:
non è peccato essere omosessuali ma sono peccaminosi gli atti omosessuali.
Nel catechismo e nei documenti ufficiali non si parla di malattia ne di guarigione. La questione è solo morale: si giudica questa condizione come inclinazione "oggettivamente disordinata" ammettendo però di non averne una piena conoscienza ("La sua genesi psichica rimane in gran parte
inspiegabile" cfr. ccc 2357).
Personalemente non mi sono fatta troppo influenzare da questo perchè trovo assurda questa posizione. Per far mio un insegnamento devo condividerlo e qui io faccio fatica. Nel catechismo l'uomo o la donna omosessuali non sono considerati nella loro globalità e si condannano solo gli atti senza voler approfondire, senza voler capire cosa c'è dietro.
Insomma la posizione della chiesa non mi torna: la castità di continenza non può essere imposta indiscriminatamente a tutte le persone che hanno tendenze o sono omosessuali. La castità è una cosa bellissima e possibile ma è fatta per coloro che sentono di aver ricevuto una chiamata particolare...

SHANTI ha scritto:Mamma mia!!!!
Il peccato originale? Ma Gesù non è morto per riscattarci da tale peccato? E poi siamo sicuri che il peccato originale non sia solo la paura del sesso?
No il peccato originale non c'entra nulla col sesso. E' il peccato dell'uomo che crede di poter stare senza
Dio di essere cioè dio di se stesso. Qualsiasi pretucolo te lo potrebbe confermare. E' vero che alcuni pretucoli senza pudore ricorrono abusivamente alla genesi per sostenere le loro tesi sessiste e misogine, ma quello è un altro paio di maniche...
Comunque che la chisa non abbia mai capito nulla della sfera sessuale e affettiva delle persone è un dato di fatto, le cose sono migliorate nell'ultimo secolo ma per gli omosessuali è ancora lunga la faccenda, mi sà [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]

SHANTI ha scritto:Altra incongruenza sapete che sino al Concilio Vaticano II (grazie Giovanni XXIII) le donne e gli uomini di colore non avevano un'anima secondo la Chiesa? Ma del Vangelo che hanno capito alcuni teologi?????
Questa cosa non mi risulta. potresti citare la fonte?
Se fosse vero quello che dici allora perchè la Chiesa Cattolica si è spesa nei secoli a predicare il Vangelo in ogni parte del mondo?
Già nel 1500 il papato prese posizione contro le tesi razziste dei colonizzatori. Dai un occhiata [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] e qui [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] dove parla della bolla Immensa Pastorum principis di Benedetto XIV.
Scusa ma le inesattezze mi fanno un po venire l'orticaria Wink
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Messaggio  Ospite il Lun Set 06, 2010 11:03 pm

Mamma mia!!!!
Io non mi sento diversa da una etero solo perchè amo le donne; nè tanto meno mi sento malata. La società ha creato degli stereotipi e la Chiesa purtroppo se ne serve in maniera veramente pesante. Se pensiamo che nel periodo buio dell'inquisizione le "streghe" erano in genere ostetriche che operavano con il cesareo o erboriste che curavano con il laudano o la mandragola e venivano bruciate per questo, mi viene da pensare che oggi gli omosessuali (credenti) vengono "bruciati" in modo metaforico facendoli sentire in colpa. E in questo purtroppo sono molto bravi. Il peccato originale? Ma Gesù non è morto per riscattarci da tale peccato? E poi siamo sicuri che il peccato originale non sia solo la paura del sesso? Quanto la sessualità fa tremare gli uomini di tutto il mondo? Quanto le donne dovranno ancora subire per il fatto di essere donne? Quanto l'amore tra due esseri spaventa i nostri sacerdoti? Quanto la Chiesa continuerà a tenerci soggiogati ai sensi di colpa? Condivido il pensiero di Don Gallo (sacerdote di Savona) che ha detto chiaramente che la Chiesa deve rivedere totalmente le sue posizioni in fatto di sesso. Non credo che chi nasce è malato per il peccato originale, ci ammaliamo quando le nostre anime pure di bimbi cominciano ad essere contaminati dalla società circostante. E poi scusate ma Radio Maria ha delle posizioni paragonabili a quelle dei....talebani Shocked Altra incongruenza sapete che sino al Concilio Vaticano II (grazie Giovanni XXIII) le donne e gli uomini di colore non avevano un'anima secondo la Chiesa? Ma del Vangelo che hanno capito alcuni teologi?????
Scusate lo sfogo ma potrei scappare mille miglia lontano sentendo un intervento poco qualificato, semplicistico e decisamente gretto come quello ascoltato.
Ci sarebbe molto altro da argomentare, ma forza ragazze cheers Dio ci conosce molto bene per il fatto che in ognuno di noi c'è Lui e se amiamo con il cuore un'altro essere anche dello stesso sesso dubito che ci condanni. Ma la Chiesa purtroppo non ha ancora capito che Dio è A M O R E!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  Eirene il Dom Set 05, 2010 12:26 pm

Eh già ... "ci sono tanti altri mali peggiori...la violenza, la cattiveria, il 'mazzare' gli altri"
...a parte questo estratto, che in fondo è la solita trita e ritrita equazione omosessualità = devianza, tendenza al male.
Credo che il peccato ( vogliamo vederlo come malattia?) esista ed è appunto "dia-ballo", ciò che divide l'uomo da Dio e da se stesso. Il miracolo sta nella logica di Dio che non è la nostra (mi viene in mente la parabola degli operai dell'ultima ora...e tanti altri episodi del Vangelo): anche dalla condizione di peccato, dal limite umano, Dio 'genera' occasioni di incontro . Forse addirittura situazioni di incontro più forti di quelle che si sperimentano in uno stato di 'pace'.
Non pretendo di parlare con cognizione di causa, del resto, usando le parole della prima lettura di oggi "I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni". Ma è qualcosa che sento, che ho sempre sentito nonostante tutto.

E se la mia malattia è la nostalgia di Dio, il sentirmi lontana da Lui (e non che Lui sia realmente lontano), spero stranamente di non guarire da questa sete ("ha sete di Te l'anima mia") di non perdere il desiderio della Strada che è in Cristo ("io sono la Via...").

Oggi Enzo Bianchi su La Stampa ha fatto una riflessione splendida su una delle tante 'malattie' del nostro secolo:
"Perché la barbarie inizia quando alle persone manca il senso, l’orientamento, il significato delle loro esistenze: l’insignificanza della vita, del lavoro, della convivenza non traccia cammino ma genera barbarie".

Cara Cristina, l'omosessualità è un male? Pensi ti allontani da Dio?
La seconda domanda me la sono posta molto spesso e la risposta ...beh abbiamo troppo poche righe a disposizione in un forum (e non voglio tediare nessuno)..diciamo che l'idea che nulla ci puo' separe dall'amore di Dio in Cristo mi da forza. Spero possa essere così anche per te.

Buona domenica Smile
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Re: siamo tutti ammalati?

Messaggio  piccolaluce il Sab Set 04, 2010 8:53 pm

Shocked Shocked Shocked Shocked

E POI CI CHIEDIAMO PERCHè TANTI GIOVANI ( E MENO GIOVANI) SONO FRUSTRATI
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siamo tutti ammalati?

Messaggio  cristina11 il Sab Set 04, 2010 8:26 pm

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cosa ne pensate di questa telefonata a padre Livio di Radio Maria da parte di un gay depresso?... baci a tutte
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Re: siamo tutti ammalati?

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