la chiesa perseguita gli omosessuali

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  volo d'angelo il Ven Mag 18, 2012 3:22 pm

perchè mi sa tanto di educazione sessuale...
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volo d'angelo

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  cinzia il Ven Mag 18, 2012 11:52 am

volo d'angelo ha scritto:marò non sarò mica giudicata in base ai miei orgasmi... (che brutta parola... Razz )

perche` e` una brutta parola?

Wink
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  volo d'angelo il Gio Mag 17, 2012 3:24 pm

no shantosa... perchè sono troppi....AHAHAHAHAHAHAHA
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Messaggio  SHANTI il Gio Mag 17, 2012 3:14 pm

volo d'angelo ha scritto:marò non sarò mica giudicata in base ai miei orgasmi... (che brutta parola... Razz )

Perchè sono scarsini????? Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing Laughing
Sempre la solita tu Wink

A proposito! Ma Annarita è sparita? Oggi non solo non si è collegata, ma non ha neanche risposto!!! Avrà finito la Bibbia Wink
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  volo d'angelo il Gio Mag 17, 2012 2:45 pm

marò non sarò mica giudicata in base ai miei orgasmi... (che brutta parola... Razz )
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Messaggio  SHANTI il Gio Mag 17, 2012 1:03 pm

peanut ha scritto:

Le noemine cercano una relazione stabile, certo parlano scherzosamente del sesso ma nn c'è la rubrica per il rimorchio (... anche se ripensandoci tongue ).


Peanut Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy l'allieva sta superando la maestra o..... sto creando un mostro Question Question Question Laughing Laughing Laughing

P.S. naturalmente scherzo ma andava un po' alleggerita la situazione e comunque COMPLIMENTI Noemine, siamo sempre pronte a difendere il nostro forum anche se possiamo starne distanti per motivi vari, in caso di necessità creiamo, tutte insieme, un muro difficile da valicare.... cheers cheers
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  cinzia il Gio Mag 17, 2012 12:16 pm

Cara annarita

se mai avrai voglia di ripassare per questo nostro Forum...

Capisco il tuoi entusiasmo per la Bibbia, che tu dici di 'usare' per giudicare in primo luogo te stessa e poi la cose che accadono, le persone che incontri, gli eventi sottoponibili a giudizio morale. Insomma tutto. Ti caspico perche` anche io sono una persona innamorata della Scrittura. Per questo motivo ad un certo punto della mia vita, circa a 23 anni, ho deciso di affrontarne lo studio in modo scientifico, in base alle metodologie correnti ed in uso nelle pontifice universita`, nelle facolta` teologiche e nei seminari diocesani. La mia tesi in particolare e` stata sulle origini cristinae e su un testo basilare per comprendere quel tempo ricco di spirito e anche molto contrastato, ovvero l'Apocalisse di Giovanni.
In seguito, dopo la laurea, ho presguito i miei studi presso una universita` pontificia, ove mi sono rafforzata anche nella conoscenza della tradizione della chiesa e del magistero. purtroppo a causa dell'impegno del lavoro che svolgo per vivere, non ho ancora completato il mio secondo corso di laurea, ahime`, speriamo che negli anni riesco nel mio progetto iniziale.

Grazie a uesto curriculum di studi e a tanta preghiera per supportali (cerdimi e` una bella fatica!) sono grazie a Dio giunga a capire che 'utilizzare' la Parola di Dio e` non solo rischioso ma anche profondamente contrario allo spirito setsso della Parola di Dio.
La Parola di Dio va meditata nel proprio cuore affinche` diveniamo una cosa sola. Va spezzata con le persone che incontri. Va donata generosamente e con amore.

E se vuoi andare oltre, va capita bene, collocata storicamente, interpretata in modo intelligente e con un corretto approccio metodologico, cosa che tu non sia fare perche`, a quanto sembra, non ti sei formata per farlo. Lo si capisce da molti punti dei tuoi scritti, per es dal modo in cui hai inteso il significato della parola 'carne' o dal come interpreti l'episodio di Sodoma, o anche da alcune 'norme' che presumi essere presenti nell'Antico e Nuovo Testamenteo, come il concetto di matrimonio e rapporti prematrimoniali, cosa non possibile dato che, anche al tempo di Gesu`, queste strutture sociali non esistevano e il matrimonio, se cosi` vogliamo chiamarlo, aveva tutt'altra funzine da quella che hai in testa tu ora.

Infine, devo dirti una cosa semplice ma difficile forse da capire per chi entra in casa di altri pensando di sapere tutto su di loro: tu non sai chi siamo, come viviamo, cosa passa nel nostro cuore. Magari siamo sedute diu fianco a te sulla metropolitama, in ufficio, siamo la tua vicina di casa, la tua ginecologa....Non ci hai pensato? Pensaci dunque e rifletti sul fatto che incontri persone, ognuna con la propria complessita`, il proprio progetto di vita, la propria vocazione. Diversa dalla tua, certo, tue sei etero (sic!) eppure complementare alla tua, di cui Dio sembra non poter fare a meno per completare la sua opera di creazione del mondo. Di cui siamo parte, io e te, indissolubilmente.

Tu auguro buona strada quindi e arrivederci quando i nostri sentieri si uniranno verso l'unico Padre.
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  peanut il Gio Mag 17, 2012 10:09 am

(Prof mi inchino)

Cara annarita, mi rimetto in sesto dopo la valanga di parole del mio post che forse è stato un po' duro.
Nn ho detto che nn conosci l'amore di Dio ma, in ciò che scrivi, nn fai trasparire la misericordia e la morbidezza tipica di chi parla con amorevolezza. Sei molto coerente nn c'è dubbio, inflessibile con te stessa per prima, ma nn ti ami e lo scrivi tu stessa che c'è una parte di te che odi, si sente e quindi si sente che questa parte la odi anche in noi. Fra l'altro se per "odiare" stai utilizzando un verbo ben preciso utilizzato in qualche versetto biblico, attenzione alla traduzione!.

Poi volevo specificare che in effetti forse hai fatto un errore di valutazione sul nostro (mi permetto ormai mi sento a casa) forum. A differenza di altri forum di omossesualità in cui la componente promiscuità sembra parte fondamentale della vita, qui potresti scoprire che di promiscuirà nn c'è ombra. Le noemine cercano una relazione stabile, certo parlano scherzosamente del sesso ma nn c'è la rubrica per il rimorchio (... anche se ripensandoci tongue ).
Comunque qui la calssica associazione omosessualità=promiscuità nn vale. Ed è per questo che abbiamo scelto questo forum è per questo che siamo qui perchè è diverso. Quindi fra tutti i frum dove avresti potuto iniziare la tua crociata di conversione hai scelto quello sbagliato.

Per questo se avessi letto prima di postare ti saresti evitata, tutto sto casino, c'è più sessualità nel forum della tim che qui e lì sì che si rimorchia alla grande!

Io ho alle spalle 41 anni di castità voluta e cercata (come mi rivedo in te!)... ora arrivi tu e mi fai la predica sulla fornicazione e in effetti mi serve (ti stupisco) perchè sono in una fase in cui, per recuperare il tempo perduto, mi butterei a pesce nel mondo senza regole, quindi grazie, ma credo che io sia l'unico caso che ha bisogno di contenimento e sono qui proprio perchè nel forum mi sento contenuta in modo sano.

In realtà credo sia chiaro a tutti che la fornicazione è solo un primo approccio per parlare di omosessualità e di come siamo sbagliate e di come dovremmo reprimere i nostri sentimenti e i nostri istinti.
Ci siamo passate tutte per questa fase (a parte rare eccezioni) lasciati andare annarita, te lo dico di cuore, molla prima che questa cosa ti logori dentro fino ad ucciderti, la sessualità è componente fondamentale della vita dell'uomo, è data da Dio e come tale va vissuta con rispetto e consapevolezza, come tutte le cose sacre ma va vissuta, ascolta le sensazioni del tuo corpo impara a conoscerle ad accetarle fino ad amarle, solo così riuscirai a riconoscere e lasciare andare con dolcezza quelle che nn vengono da Dio.
Fatti consigliare da una cattolica decennale, ma nn vedi quante perversioni nascono dalla castità indotta ed imposta, guarda i nostri preti!

Un'altra cosa importante, spero con tutto il cuore e per questo ti chiedo anche scusa, spero che questo scambio di post nn rafforzi la tua presa di posizione, per un normale meccanismo di orgoglio di cui un po' tutte siamo vittima, lo spero vivamente, perchè per me è un dramma scoprire il mio corpo a 42 anni e nn vorrei che per questo tu lo scoprissi a 80, questa sarebbe la tragedia peggiore per la vita di una persona.
Quindi con un abbraccio fraterno, morbido e amorevole, il mio consiglio è di iniziare a sentire nn solo con le orecchie, ascolta le sensazioni che il tuo corpo ti dà, mangia i cibi che nn ti piacciono, vai a ballare (che nn lo fai mai!), abbraccia di più i tuoi fratelli, prendi per mano le tue amiche/amici durante i momenti di intima confidenza, poi fatti illuminare dallo Spirito e vedrai che mondo ti si apre! E tutta roba di Dio! Più la rifiuti più " l'altro " riesce ad intruffolarsi e ha gioco facile.

un abbraccio grande
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  SHANTI il Gio Mag 17, 2012 8:01 am

annarita ha scritto:

Oppure visto che Paolo "era un uomo del suo tempo", come è stato replicato, possiamo forse dire che gli orgasmi di 2000 anni fa siano diversi da quelli di oggi? Ps. ripeto che è un caso per me questo forum: ci sono entrata per rispondere ad un articolo su internet che parlava dell'odio verso gli omosessuali. Io personalmente, non odio nessuno, ciò che odio è la mia stessa carne, nel senso di carnalità, non di persona, come è scritto di odiare le opere della carne, per il resto ho conosciuto persone gentili in questo forum e spero mi consideriate vostra amica anche se abbiamo idee dverse, un abbraccio a tutti.


Cara Annarita, prima che tu mi citi altri pezzi della Bibbia o mi continui a parlare di Paolo di Tarso e rifacendomi al TUO PROBLEMA sulla sessualità ti dico che è necessario riuscire a comprendere come la condanna di Paolo di Tarso altro non è che una sollecitazione per la chiesa cattolica (in altre religioni ci sarà un altro Paolo) al fine di controllare e reprimere l'attività sessuale delle persone.

Per farlo, la chiesa cattolica, per esempio, deve impossessarsi della sessualità delle persone e spesso i preti cattolici usano l'ideologia del possesso delle persone che li porta a considerare sé stessi padroni delle persone. Questo purtroppo serve alla chiesa cattolica o a qualsiasi altra religione per alimentare quelle dinamiche di disagio sociale che le permettono di intervenire nella società civile alimentandone la destabilizzazione a seconda delle condizioni che incontra.

Il concetto secondo cui tutto il mondo è malvagio; tutti gli uomini sono iniqui salvo chi segue il suo padrone sarà il motivo ricorrente della predicazione di Paolo di Tarso.
Solo Paolo di Tarso e i suoi seguaci si salveranno dalla catastrofe imminente. Il Gesù sta per arrivare dalle nubi, con grande potenza. Il mondo sta finendo e la promessa del Gesù si sta realizzando.

Si tratta, in realtà, degli effetti dell'impotenza sessuale di Paolo di Tarso, proiettata sul tessuto sociale.
L'impotente vede il sesso come perversione. Esattamente come le tendenze sessuali soggettive vengono proiettate dagli individui sul tessuto sociale quale normalità della società stessa qualora non intervengano le strutture culturali a giustificare ogni diversità. Un po' come la criminalizzazione dell'omosessualità e la sua riduzione, nel contesto sociale e culturale, a perversione o insanità comportamentale.
Così Paolo di Tarso ha ridotto ogni comportamento sessuale a insanità sociale. Ogni comportamento sessuale andava criminalizzato e le persone perseguitate per le loro pulsioni sessuali. E' un po' come se le persone venissero perseguitate per il fatto di avere due gambe e queste le venissero spezzate per costringerle a camminare con le stampelle e mi sa che a te sono riusciti a spezzarle….
La sessualità, norma e intento della vita stessa, veniva ridotta a comportamento criminale e come tale circoscritto nell'ambito della riserva indiana del “matrimonio” con un'unica concessione elevata a norma sociale.
Da qui parte la feroce guerra che le religioni monoteiste hanno fatto (e continuano a fare vedi donne infibulate, omosessuali impiccati, lesbiche violentate per "cura", ecc.) contro il corpo e contro tutte le espressioni fisiche delle persone arrivando a torturare, perseguitare, uccidere donne e uomini che non si adeguavano (vedi il periodo buio dell’inquisizione) . In realtà tanto più i cattolici torturavano i corpi e tentavano di bloccare le pulsioni sessuali delle persone e tanto più le tensioni sessuali spingevano per esprimersi finendo per disarticolare l'intera struttura psichica delle persone e anche qui ti ci vedo…..

La questione, dal punto di vista dell'Essere Umano e della vita, va capovolta. Le pulsioni sessuali si manifestano nell'individuo tanto più violentemente quanto più vengono negate e represse, sei anche tu repressa?

Le pulsioni sessuali diventano ossessione solo quando vengono negate. E quando le pulsioni sessuali diventano ossessione tutto il mondo appare come manifestazione delle tensioni sessuali. Tutto il mondo, per chi è ossessionato dalle pulsioni sessuali, diventa preda del “peccato” quale manifestazione sessuale. E' per questo che stai nel Forum?

E' in questo modo che tutto il mondo diventa “peccato”. E tutto il mondo deve essere purificato perché opera del “demonio”. Ci vuoi purificare?

Il cristianesimo ha creato l'ossessione per la sessualità. Un'ossessione che proietta sul mondo accusando il mondo di essere preda della sessualità. Così il cristianesimo si fa spada e persecutore della sessualità del mondo, comunque questa si esprima. E anche qui ti ci vedo.

Però le pulsioni sessuali si esprimono anche nel cristiano: la spada del dio padrone con cui viene perseguitata la sessualità del mondo! E così, da un lato abbiamo atteggiamenti autodistruttivi del corpo per fermare la sessualità che spinge per manifestarsi, e dall'altro si hanno comportamenti di aggressione, rapina, stupro e appropriazione degli individui al fine di soddisfare clandestinamente quelle pulsioni.
Immagino che tu sia tra coloro che soffrono in silenzio per esserti negata una parte importante e naturale di te stessa. Quanto devi soffrire Annarita!!!!

E come vedi, di AMORE neanche l'ombra. Solo un'analisi ripugnante di quella carnalità che è insita nell'Essere Umano e che spaventa tanto.....

ANCHE TU NE SEI SPAVENTATA?

Possiamo aiutarti?
E infine, si, l'orgasmo di 2000 anni fa è sicuramente diverso da quello di oggi, almeno per le Donne che oggi hanno la possibilità (che tu ti neghi) di vivere il proprio corpo al pari degli uomini, consapevoli di come è fatto, consapevoli al punto da chiedere "piacere" affraid al proprio compagno, di viversi l'unione con l'altro sesso alla pari e non essere considerata solo un contenitore per la procreazione. Nel caso delle etero ovviamente..... Scusami ma sono una femminista accanita, nel senso che ho sempre cercato di difendere i diritti delle DONNE, spesso negati dalle religioni, e soprattutto di preservare il meraviglioso corpo che DIO ci ha dato dalle violenze repressive di qualsivoglia religione purtroppo gestita da UOMINI!!!



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re

Messaggio  SHANTI il Mer Mag 16, 2012 11:09 pm

annarita ha scritto: Io personalmente, non odio nessuno, ciò che odio è la mia stessa carne, nel senso di carnalità, non di persona, come è scritto di odiare le opere della carne, per il resto ho conosciuto persone gentili in questo forum e spero mi consideriate vostra amica anche se abbiamo idee dverse, un abbraccio a tutti.

Ciao Annarita, ascolta io condivido tutto quello che le altre noemine ti hanno già detto, ma intanto ti voglio postare una riflessione importante perchè tu ci rifletta sopra....

"Il corpo fisico, biologico, occupa nella gran parte delle religioni una posizione dogmatica. Negandogli l’importanza e togliendogli valore, veniva spesso percepito come un qualcosa da superare a favore di certe rivelazioni spirituali o mentali. Il corpo umano è stato perciò trasformato in un mezzo che stimola, attraverso pratiche di autonegazione come l’ascetismo, castità o martirio, l’avvenimento di esperienze trascendentali.
Nei riti religiosi, l’impurità si riferisce a tutti i fluidi prodotti dal corpo organico. Alcune religioni hanno dei trattamenti speciali per sperma e mestruazioni, le quali vengono percepite come particolarmente “sporche”.
» La castità è importante perche involve il nostro comportamento corporeo – e attraverso la fede, i nostri corpi non sono più di nostro possesso. Nella fede, tu diventi parte del corpo di Cristo ed è Cristo attraverso la Chiesa colui che deve darti il permesso di unire il Suo corpo con un altro. Nell’ottica cristiana globale, noi non abbiamo permesso al sesso. Il posto dove la Chiesa ci conferisce questo privilegio è il matrimonio: i matrimoni sono degli atti specifici che ci concedono il permesso di fare sesso con una persona. «
Questa citazione è un esempio di come la Chiesa cristiana stimoli i propri fedeli a negare ai loro corpi una concretezza in favore della castità prematrimoniale. Ma quali sono le vere ragioni per la proibizione di tale esperienza corporea?
Quello che le nozioni di immortalità e immaterialità rappresentano sono i due lati dello stesso desiderio: la voglia di eludere i limiti dell’esistenza corporea dell’uomo. "
e per favore non elencare altri duemila pezzi della Bibbia, credo che qui le conosciamo tutte, ma non ho capito, sei sposata? quanti anni hai? Cosa cerchi in questo forum? Faccelo sapere e soprattutto facci sapere cosa vuoi da noi!!!! E come ci possiamo relazionare con te senza citare in maniera pedante la Bibbia. Con tutto il rispetto che posso nutrire per la Bibbia, ti ho già citato una morale spesso aberrante che è intrinseca in essa e se come dici tu ogni scrittura è ispirata da Dio, bisogna capire se chi ha ricevuto l'ispirazione l'ha avuta veramente da Dio o da.... chi? Wink
Il Mullah Omar ha vietato il gioco degli aquiloni in Afganistan, ha vietato di tenere cani, gatti o altri animali in casa perchè..... aveva ricevuto un'ispirazione da Dio che altro non era che una scheggia infilata nel suo cervello.... E questo è solo un esempio.... E non mi citare nemmeno San Paolo che rispetto ma non condivido perchè decisamente maschilista, rigido e poco incline all'Amore. Quindi vedi di trovare un modo per dialogare con noi altrimenti evita l'elenco di citazioni perchè ci fai solamente arrabbiare.... Per il resto cerca di aprirti e forse riusciamo a mantenere un dialogo magari che ti porta ad accettare il tuo corpo che altro non è che il veicolo in cui si incanala lo Spirito, quindi non detestarlo troppo anzi rispettalo e vivitelo perchè un bacio, una carezza, un incontro d'amore non ti manderanno all'inferno ma il contrario ti porta l'inferno qui sulla terra.....
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mer Mag 16, 2012 8:42 pm

Cara Annarita,
la domanda che mi balena nella testolina è questa:

- cosa cerchi qui nel forum?
- perchè hai così tanta voglia di elencarci letteralmente passi biblici di condanna del sesso e dell'omosessualità? e anche se tu avessi ragione (ho usato il condizionale..), cosa ti spinge a venire qui e farci questa lezione di morale o di teologia o di analisi del testo biblico?

- ripeto: perchè?

Ti abbiamo accolta con un BENVENUTA, ti abbiamo risposto cercando di spiegarti i nostri punti di vista, non ci conosci, non hai neppure letto le nostre storie, i nostri percorsi, non sai cosa voglia dire scoprire ed accettare la propria sessualità quando è "diversa" dalla maggioranza, non sai cosa vuol dire fare un percorso di fede che accolga la nostra omosessualità, non sai che sofferenze porta l'essere tante volte esclusi e giudicati dalla nostra stessa Chiesa...

Hai scritto:" Ci sono tanti passi sul sesso fuori dal matrimonio: non posso cancellarli o pensare che siano solo parole di Paolo perchè le troviamo anche in Apocalisse dove parla direttamente Gesù. E poi, la lettera a Timoteo dice: "Ogni, OGNI scrittura è ispirata da Dio, è utile ad insegnare ad istruire e ad educare nella Giustizia." 2 timoteo 3, 16. Che faccio, li cancello col correttore e prendo solo i passi che parlano dell'amore di Dio? Certo, anche dell'amore di Dio si parla nella bibbia, ma lui proprio perchè ci ama, costantemente ci invita a combattere la carne e a pregare per non cadere in tentazione. Certo, Dio perdona, ma non per questo lui ci dice di adagiarci alle opere della carne. Un orgasmo è un orgasmo, per tutti, non solo per i depravati, ecco perchè si risolve con matrimonio, ossia con un patto che ti rende una sola carne con l'altra persona, per sempre. Non accanitevi contro me, io non lo faccio contro voi, ma onestamente non posso evitare di vadere sulla Bibbia tutti questi passi..

Beh, ti dico che a me non importa se tu non puoi fare a meno di vedere questi passi.
Forse ti concentri su una visione di Dio punitiva e costrittiva, forse per scelta tua o per educazione o per tua formazione, o perchè prendi le Scritture alla lettera..non lo so.
Io no. E sinceramente non ho tanta voglia di sentirmi ripetere queste cose anche qui, uno dei pochi pochissimi luoghi in cui ci si confronta e si condivide un percorso di accettazione di sè e della propria omosessualità anche alla luce della fede.

Nel mio piccolo mi sento di invitarti a leggere le altre parti del forum, le testimonianze, i tanti scritti - anche di studiosi illustri che conoscono la Bibbia meglio di me e di te - e poi di provare a pensare che non è stato molto delicato nè carino arrivare qui e insegnarci le Scritture come se fossimo delle ragazzine superficiali o peccatrici che non sanno dove stanno il giusto e lo sbagliato.
Io non mi sarei permessa di entrare "a casa di altri" snocciolando pillole di saggezza con tono di rimprovero....

Non è questione di non accogliere punti di vista diversi: tra di noi probabilmente abbiamo idee diverse su molte cose, e abbiamo modi diversi di vivere la nostra spiritualità, la nostra fede, i nostri rapporti di coppia, la nostra vita sessuale, le nostre relazioni etc.. ma nessuna di noi si permette di dire all'altra "io ho letto questo quindi si fa così così e così"...

Non trovi?

Che tu conosca bene le Scritture non significa che tu ne abbia colto bene il senso.

E poi hai scritto "Non accanitevi contro me, io non lo faccio contro voi.." ... contro NOI? noi chi? in che categoria ci hai messo?
la categoria dei cristiani? la categoria delle lesbiche? la categoria delle peccatrici? scusa ma TU sei diversa da noi? diversa perchè non sei omosessuale o diversa perchè non sei cristiana cattolica o diversa perchè tu non hai una vita sessuale fuori dal matrimonio?

Secondo me, te lo dico con dolcezza e senza antipatia, la diversità tra te e me è principalmente questa:
io (che sicuramente sono infinitamente peccatrice per molte cose!!!) mi sento accolta nell'abbraccio di un Dio Padre e Madre che mi ama, che non vuole la mia costrizione ma la mia felicità, e che mi giudicherà sulla base di quanto avrò amato..e per questo cerco di vivere relazioni serie, in cui metto il cuore, cercando di costruire legami solidi e significativi...
tu ti senti osservata da un Dio giudice che detta legge e che ti giudicherà sulla base di quante volte la tua carne avrà ceduto ai piaceri del sesso ..

Sicuramente tu sei migliore di me in molte cose, e mastichi le Scritture in modo invidiabile... Io sono più ignorante, forse semplice, ma credo di non sbagliare se cerco di vivere facendo mio : "Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15,9-17)
...

Se e quando vorrai parlarne ancora, io sono qua. Ciao, Aria Rolling Eyes
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  anita il Mer Mag 16, 2012 4:59 pm

annarita ha scritto: ripeto che è un caso per me questo forum: ci sono entrata per rispondere ad un articolo su internet che parlava dell'odio verso gli omosessuali.

Scusa un momento Annarita, tu leggi una cosa in internet e non sapendo dove rispondere, "spari" nel primo posto che ti capita a tiro, solo perché ritrovi la parola omosessuale?
Generalmente si risponde nel luogo dove hai letto ciò che ti ha fatto infuriare... e poi, come ha ben detto Peanut, non puoi arrivare qui senza conoscere il luogo, le storie, le persone e sciorinarci la tua lezioncina su Bibbia e sessualità.
Qui siamo abituate a discutere di tutto, a confrontarci, ma sapendo che chi ci legge/scrive è pronta all'incontro, allo scambio, è disposta a conoscere l'altra (anche se solo in una dimensione virtuale), a creare una relazione umana con altre persone.
Tu hai trovato un articolo in rete, avevi un'irrefrenabile voglia di dire la tua e sei venuta a dirla qui. Magari mi sbaglio, ma non credo ti sia presa la briga di leggere gli altri articoli o le riflessioni delle altre donne in questo toipc, visto che continui come un disco rotto a parlarci della bibbia e del sesso, del sesso e della bibbia e a elencare citazioni.
Francamente, non importa che tu sia cattolica, evangelica o mormona... credo che tu abbia ancora un po' di strada da fare nella fede (e lo dico senza giudizio), perché interpretare la Bibbia alla lettera, senza il minimo senso critico è il segno non solo di un cammino immaturo, ma anche di poca conoscenza delle scritture.
Ti assicuro che qui ci sono molte donne che magari esercitano la propria sessualità fuori dal matrimonio e addirittura con persone dello stesso sesso affraid , ma hanno fatto tanta strada nella fede e hanno una grande conoscenza delle scritture sacre. Fossi in te mi metterei umilmente in ascolto Wink
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  annarita il Mer Mag 16, 2012 2:18 pm

SHANTI ha scritto:
Annarita ti sei presentata un pochino, ma basta per capire quanto per te sia una tragedia la sessualità e di qualsiasi tipo sia...

Scusate, non riesco a trovare più la risposta di una persona che mi ha detto che sono vittima di ciò che mi è stato insegnato, o peggio ancora che non conosco l'amore di Dio. Io premetto che rispetto tutti, ma voglio dire che se parlo così non è per quello che mi è stato insegnato, ma per quello che tranquillamente si legge nella Bibbia senza bisogno di studi biblici. Ci sono tanti passi sul sesso fuori dal matrimonio: non posso cancellarli o pensare che siano solo parole di Paolo perchè le troviamo anche in Apocalisse dove parla direttamente Gesù. E poi, la lettera a Timoteo dice: "Ogni, OGNI scrittura è ispirata da Dio, è utile ad insegnare ad istruire e ad educare nella Giustizia." 2 timoteo 3, 16. Che faccio, li cancello col correttore e prendo solo i passi che parlano dell'amore di Dio? Certo, anche dell'amore di Dio si parla nella bibbia, ma lui proprio perchè ci ama, costantemente ci invita a combattere la carne e a pregare per non cadere in tentazione. Certo, Dio perdona, ma non per questo lui ci dice di adagiarci alle opere della carne. Un orgasmo è un orgasmo, per tutti, non solo per i depravati, ecco perchè si risolve con matrimonio, ossia con un patto che ti rende una sola carne con l'altra persona, per sempre. Non accanitevi contro me, io non lo faccio contro voi, ma onestamente non posso evitare di vadere sulla Bibbia tutti questi passi:
Atti 15: 29:
“… di astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi.
State sani».
1Corinzi 6:13:
“Le vivande sono per il ventre, e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo”.
1Corinzi 6:18:
Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l'uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo.
Galati 5:19:
Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza,
Efesini 5:3:
Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi;
Colossesi 3:5:
Fate dunque morire ciò che in voi è terreno: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria.
1Tessalonicesi 4:3:
Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione.
1Corinzi 7:2:
"Ma, per evitare le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito".

Non credo che questo sia frutto di particolari studi biblici: sono testi che si torvano a centinaia nelle scritture. Oppure visto che Paolo "era un uomo del suo tempo", come è stato replicato, possiamo forse dire che gli orgasmi di 2000 anni fa siano diversi da quelli di oggi? Ps. ripeto che è un caso per me questo forum: ci sono entrata per rispondere ad un articolo su internet che parlava dell'odio verso gli omosessuali. Io personalmente, non odio nessuno, ciò che odio è la mia stessa carne, nel senso di carnalità, non di persona, come è scritto di odiare le opere della carne, per il resto ho conosciuto persone gentili in questo forum e spero mi consideriate vostra amica anche se abbiamo idee dverse, un abbraccio a tutti.

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  Mery il Mer Mag 16, 2012 12:18 pm

Cara Annarita, dopo 27 anni di vita e 27 anni di omosessualità ti posso garantire che l'omosessualità è un grande dono di Dio. Effettivamente, il fatto stesso di appartenere ad una minoranza, vittima di pregiudizio negativo, può far male (vedi post di Peanut), ma è comunque una grande occasione per crescere in umiltà, rispetto, compassione e, soprattutto Fede. Cioè nelle VERE ed UNICHE cose su cui ci confronteremo con Dio. Tutto ha un prezzo, quindi compiere questo cammino non è una passeggiata...vuol dire abbandonare la paura, la presunzione, la rabbia e il rancore verso persone che dopo essere "casualmente" finite su un forum pretendono di sapere qualcosa in più di te sulla vita che tu vivi da 27 anni. E questo è maledettamente difficile. MOLTO più difficile che, a dirla con San Paolo, "contenersi" (ma con che infoiati aveva a che fare????)

Anche l'amore di coppia è un grande dono di Dio. E' fonte di felicità, di crescita, di esercizio alla fedeltà, di allegria, occasione per dare il meglio di noi, con chi, finalmente, riesce e vuole accoglierlo. Chi lo riceve, anche una coppia omo, ha il dovere di farlo crescere e fruttare. Per sé e per il mondo intorno. Buttarlo via per paura, di "fornicare", di essere giudicati, di andare all'inferno, o di qualunque cosa, è uno spreco immenso. Ricordati dei talenti seppelliti...Ricordati che il servo non si giustifica dicendo "avevo paura di fornicare" ma dicendo "avevo paura di Te". Seppellire i doni per paura di Dio non è saggio, è da "infingardi". L'astinenza ha un senso solo se ha un fine più grande, se è accompagnata dalla vocazione a donare se stessi a Dio e agli altri totalmente, senza legami che limitino questo donarsi. Altrimenti è solo un nascondersi dietro un dito, un comportamento "corretto", un versetto della Bibbia.

Riguardo a Paolo, Paolo non era omosessuale, era figlio del suo tempo e scriveva quello che scriveva. La mia vita, e la vita di molti amici e amiche lo smentiscono. Gesù non si occupa di omosessualità. Per la precisione, il Vangelo non se ne occupa, Gesù se ne occupa tutti i giorni, vivendo al mio fianco la mia vita. Spero che continui a farlo prrché questa è per me l'unica cosa che conta.

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  peanut il Mer Mag 16, 2012 7:07 am

annarita ha scritto:Io personalmente sono etero, ma ci sono molte cose di me che voglio che Dio cambi in me, e ti dirò, prima di usare la bibbia per giudicare il mondo esterno, la uso sempre e prima per giudicare me e guardarmi a questo specchio che è la bibbia che molte volte ha distrutto il mio io con i suoi moniti e le sue parole, ma che dopo aver distrutto il mio io, mi ha rialzata e cambiata. Quindi ringrazio anche e soprattutto la parte severa delle Scritture, perchè è quella che mi permette ogni giorno di mettermi in discussione e di pregare per somigliare di più a Gesù.

ma il giudizio nn appartiene solo a Dio? Dov'è l'amore? e poi che differenza c'è tra te e un Testimone di Geova o tra te e un islamico estremista? Io sento la stessa rigidità, la stessa durezza, lo stesso giudizio. Ma per intenderci tu dai la decima ogni anno? Ti copri con il velo e stai zitta durante le assemblee? In quanto donna dovresti! San Paolo è stato chiaro su questo il tuo diritto di parola nn vale niente. Eppure sei qui a volerci convertire

Scusatemi di nuovo, ma io sono fragile ancora e certe cose mi fanno male, nn riesco a stare zitta.

Dov'è l'amore? Dov'è? ti nascondi dietro il peccato di fornicazione quando sai bene che in modo subdolo vuoi arrivare a parlare di omosessualità. Entri in questo forum, nn conosci le nostre storie, nn sai quanta sofferenza passata e presente ci portiamo addosso, ci vuoi dire come vivere, come cambiare le nostre vite, perchè tu da qualche anno ti confronti con la parte severa delle Scritture e come in un bel campo di addestramento dei marines ottieni i tuoi bei risultati. Questa è la parte facile, te lo assicuro, usare la Bibbia così è di una semplicità esasperante, ci riescono anche i ragazzini adolescenti islamici con il Corano, riescono anche a dare la loro vita per ciò in cui credono! Ci riecono i Testimoni di Geova che sono convinti di conoscere la volontà di Dio infinito onnipotente più di chiunque altro al mondo. Ma dov'è l'amore? La rigidità è facile, fai ciò che c'è scritto e ti dicono e dormi tranquilla, sei apposto sei gradita a Dio... un soldatino!
è quando ti confronti realmente con Te che si incasina tutto perchè in realtà nn ci sono regole, in amore niente regole, se sei veramente dentro di te e ti ascolti e ti ami così come sei, cambia tutto ma ciò richiede un atto di... morbidezza... che poi si riflette anche nel modo in cui ti muovi nel mondo... morbida e flessibile, pochi paletti per le fondamenta, quelli sì un po' più rigidi, ma pochi. Amarsi e accettare i propri limiti ti permette di superarli semplicemente lasciandoli andare, viceversa è come dare una manata di bianco.
Se ti accosti alle scritture un po' più morbida nn resti sulla loro superficie, senza il guscio duro ti adagi ed entri nella loro porosità è come se ti lasciassi assorbire e ti si aprisse un'altra lettura, quella di Gesù, quella dell'amore commovente misericordioso, quella che ti scioglie ancora di più.
Allora forse nn entreresti in questo forum con un caterpillar mascherato.
Allora forse prima di scrivere avresti letto le nostre storie, avresti provato empatia, vissuto con noi e sofferto con noi attraverso i nostri racconti, avresti capito che già lottiamo quotidianamente con con la nn accettazione da parte della nostra Chiesa, della società, da parte dei nostri genitori, dei colleghi, degli amici, avresti capito che questo forum è un posto dove possiamo prendere una boccata di aria fresca e riposarci in un abbraccio famigliare.
Se vuoi confrontarti siamo tutte disponibili, se vuoi salire in cattedra e convertirci, la cosa suona diversamente, potresti scoprire che nel forum ci sono donne che la Bibbia la conoscono molto bene e rischi tu la conversione.

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Messaggio  SHANTI il Mer Mag 16, 2012 6:18 am

annarita ha scritto:

Cara Shanti, mi dispiace di non essermi presentata, una ragazza me lo ha chiesto ma non ho capito come si fa Smile
Io tengo a precisare che non sono cattolica, ma protestante e nello specifico pentecostale, quindi mi dissocio dagli errori della Chiesa Cattolica. Se posso essere sincera io non ammetto l'ipocrisia della chiesa cattolica (che ho frequentato per 16 anni) perchè tende ad attaccare solo gli omosessuali, dando la comunione a tutti gli altri giovani senza sapere che ormai al matrimonio non arriva più vergine nessuno e putroppo sorvola su questo, tenendo il pugno fermo solo sugli omosessuali. I preti devono avere il coraggio di dire tutta la verità biblica: la bibbia dice: "Se non sanno contenersi, si sposino: è meglio infatti sposarsi che ARDERE", (1 Corinzi 7,9). Che vuol dire? Si capisce che ogni tipo di sessualità fuori dal matrimonio è peccato. Non è interpretabile diversamente- Ma ripeto, queste cose vanno dette prima alle coppie etero, non faccio distinzione: Siamo tutti sotto la stessa Legge. D'altrone, ognuno sarà giudicato da Dio non dalgi uomini.

Annarita ti sei presentata un pochino, ma basta per capire quanto per te sia una tragedia la sessualità e di qualsiasi tipo sia.... Mi spiace per te se posso permettermi. La Bibbia va anche interpretata nel contesto storico in cui è stata scritta, da chi è stata scritta e per chi è stata scritta principalmente. Dio non è un Signore con la barba che sta lì pronto a giudicarti se fai l'amore prima o dopo il matrimonio, se hai scelto di amare un Essere del tuo stesso sesso o se lo fai al di fuori del matrimonio. Dio è dentro di noi, i nostri corpi sono dei templi in cui risiede la sua scintilla divina, la sua sapienza, la sua perfezione... solo che non siamo abituati a vederlo così. NON ce lo hanno insegnato. Di Dio ci hanno insegnato, sin da piccoli, a vederlo come un giudice implacabile. Questo ha fatto di noi creature piene di sensi di colpa, di paure, di angosce, di poca luce e molta ombra. Questo devi combattere in te, ricontatta la luce divina che sta in fondo a te e falla risplendere.... e vedrai che tutto, ma tutto cambierà nella tua vita. Diventerai forte e splendente come Lui, saprai portare Amore intorno a te, vedrai il mondo e gli altri esseri umani sotto un'altra luce. Potremmo parlare per ore delle incongruenze delle varie religioni e di quanto gli uomini (intendo MASCHI) hanno tentato di soggiogare le donne ad un livello inferiore per paura.... Paura della complessa dimensione femminile. Per esempio. Parli di giudizio, per te o per gli altri, ma poichè sento che in fin dei conti sei disponibile al colloquio, ti suggerisco di non vivere tutto sulla base del giudizio come ci è stato insegnato, ma piuttosto VIVI l'AMORE quello immenso, quello che non giudica, quello che si dona (non sessualmente e basta ovviamente), quello che ti permettere di godere di un'immensa gioia dell'abbraccio e dell'unità tra due innamorati.... Vedi Annarita, te lo dice una lesbica che è stata senza fare sesso per 15 anni perchè ritengo che il rapporto d'unione con l'altro è meraviglioso solo se si ama, solo se riconosci nell'altro/a la Fiamma Gemella.... Viviti un Dio dentro di te e non fuori, lontano, chissà dove e sempre pronto a punire, a giudicare, a condannare. Ho studiato teologia, e mi è servito per elaborare una mente critica e più aperta rispetto a quello che ci hanno voluto insegnare. Cattolici, protestanti, mussulmani, ebrei.... il fulcro di tutto spesso è proprio il non comprendere il messaggio divino, la sua grandezza, la sua immensità ma bensì vedere solo le regole rigide e poco duttili ma principalmente prive di AMORE.
Se ti va leggi il messaggio rivoluzionario di Gesù nei confronti delle donne nel forum. MOOOOOOOOOOOOOOOLTO diverso da quello che ci hanno insegnato. Ed è solo un esempio di rielaborazione di quanto a noi trasmesso.

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  annarita il Mer Mag 16, 2012 12:14 am

SHANTI ha scritto:

Annarita, mi sono sempre chiesta se veramente tutto quello che è scritto nella Bibbia è frutto veramente delle parole di Nostro Signore Question , perchè anche la Chiesa ha sbagliato e che ne sai che prima o poi ci sia un'altro Giovanni Paolo II che tra qualche secolo (visti i tempi biblici della Chiesa Laughing ) debba chiedere scusa al mondo omosessuale per il suo ostracismo? Che ne sai se prima o poi anche gli omosessuali non saranno più annoverati tra fornicatori e peccatori e come è stata riconosciuta l'anima alle donne messa in discussione per secoli, sino al Concilio di Trento, sino al XVI secolo, magari nel 3012, vengano riconosciuti i loro diritti ad amarsi? E potrei continuare ma limito a questo.
Per stasera però.... se vuoi continuare sono preparatissima e non è facile convertirmi Wink

Cara Shanti, mi dispiace di non essermi presentata, una ragazza me lo ha chiesto ma non ho capito come si fa Smile
Io tengo a precisare che non sono cattolica, ma protestante e nello specifico pentecostale, quindi mi dissocio dagli errori della Chiesa Cattolica. Se posso essere sincera io non ammetto l'ipocrisia della chiesa cattolica (che ho frequentato per 16 anni) perchè tende ad attaccare solo gli omosessuali, dando la comunione a tutti gli altri giovani senza sapere che ormai al matrimonio non arriva più vergine nessuno e putroppo sorvola su questo, tenendo il pugno fermo solo sugli omosessuali. I preti devono avere il coraggio di dire tutta la verità biblica: la bibbia dice: "Se non sanno contenersi, si sposino: è meglio infatti sposarsi che ARDERE", (1 Corinzi 7,9). Che vuol dire? Si capisce che ogni tipo di sessualità fuori dal matrimonio è peccato. Non è interpretabile diversamente- Ma ripeto, queste cose vanno dette prima alle coppie etero, non faccio distinzione: Siamo tutti sotto la stessa Legge. D'altrone, ognuno sarà giudicato da Dio non dalgi uomini.

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  annarita il Mar Mag 15, 2012 11:45 pm

anita ha scritto:Annarita, posso chiederti come mai sei arrivata in questo forum?
Sei qui per confrontarti con chi vive sulla propria pelle la condizione di omosessuale credente, disposta all'ascolto, al rispetto e all'accoglienza, o sei qui solo per annunciarci la buona novella?
E se non sono indiscreta... tu sei omosessuale?
Grazie se vorrai rispondere alle mio piccole domande.


Si certo che puoi chiedermelo, puoi chidermi tutto ciò che vuoi... Io ho trovato un post su facebook e cliccando mi portava alla fonte del vostro sito quindi è stato casuale. Io personalmente sono etero, ma ci sono molte cose di me che voglio che Dio cambi in me, e ti dirò, prima di usare la bibbia per giudicare il mondo esterno, la uso sempre e prima per giudicare me e guardarmi a questo specchio che è la bibbia che molte volte ha distrutto il mio io con i suoi moniti e le sue parole, ma che dopo aver distrutto il mio io, mi ha rialzata e cambiata. Quindi ringrazio anche e soprattutto la parte severa delle Scritture, perchè è quella che mi permette ogni giorno di mettermi in discussione e di pregare per somigliare di più a Gesù. Grazie che mi hai contattata anita, ne sono felice, con affetto, annarita.
Smile


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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mar Mag 15, 2012 10:39 pm

....e ora (per la gioia di Volo che non sopporta i post troppo lunghi... Wink )
penso questo:


Occorre premettere che la Bibbia non è un trattato di morale ma è un testo di teologia.
I testi biblici sono stati scritti da uomini (seppure ispirati) che risentono della cultura, delle conoscenze e del contesto della loro epoca.
Nè l'Antico Testamento nè il Nuovo Testamento sono a conoscenza dell'omosessualità. All'epoca si credeva che tutti fossero eterosessuali e che alcuni andassero con le persone dello stesso sesso in quanto pervertiti.
L'omosessualità è stata studiata soltanto nel 1800, quando si è capito che è una condizione strutturale di una minoranza consistente di persone.
Il concetto di "contronatura" è inesistente. Tutto ciò che esiste è naturale. Per un mancino sarebbe contronatura scrivere con la mano destra, per un omosessuale sarebbe contronatura avere una relazione con una persona dell'altro sesso...
Gesù ha superato l'intera Legge di Mosè e l'ha sostituita con la legge dell'amore, con un unico comandamento: AMATEVI COME IO VI HO AMATI.
Il Vangelo non parla mai di omosessualità e pochissimo di sessualità (per Gesù è un dono del Padre e nel Vangeli manca completamente la sessuofobia di Paolo che risentiva già della cultura greca che si stava diffondendo, che vedeva il corpo inferiore allo spirito).
Il Vangelo parla invece tanto di vita, di dono, di condivisione. Gesù non era un eremita che faceva penitenze, era una persona serena, grata e piena di vita, che si donava agli altri ed amava tutti (anche se aveva qualche problemino con gli ipocriti...), apprezzando pienamente le cose belle della vita e i doni del Padre.
Sodoma e Gomorra certamente non è un episodio storico, è un racconto simbolico che ha vari significati (soprattutto sull'importanza dell'ospitalità): Circolavano molti racconti che diffamavano Sodoma e Gomorra che geograficamente si trovano in una depressione, molti metri sotto il livello del mare.
Nella mentalità ebraica la divinità sta in alto, sul monte, mentre i luoghi che stanno in basso sono dominati dal male e dall'idolatria, per questo sono nati molti racconti e leggende diffamatorie contro questi luoghi.
La Bibbia non parla di certo dei rapporti prematrimoniali, è la Chiesa che ne parla.
Nella 1 lettera ai Corinzi Paolo non parla di fornicazione, ma di casi di immoralità (così traduce il nuovo testo). In ogni caso queste sono opinioni di Paolo, e non di Gesù Cristo.
La sessualità nella Bibbia è vissuta tutto sommato in modo sereno (lo dimostra ad esempio il Cantico dei Cantici), solo dopo si sono diffuse le filosofia platoniche poi quelle medievali che l'hanno prima svalutata poi demonizzata.
Molte parti del Levitico e di tanti altri testi biblici naturalmente non sono Parola di Dio ma leggi umane che sono entrate nella Scrittura ad opera dei Sacerdoti, poi Scribi e Farisei che basavano la loro azione sul controllo delle coscienze e sulla sottomissione e le minacce nei confronti della popolazione.
Dio è Padre misericordioso e Madre misericordiosa, ci ha donato la sessualità come una bellissima e altissima forma di relazione e di dono di sè e benedice tutte le relazioni autentiche, eterosessuali o omosessuali che siano.
Stiamo sereni! :-)

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mar Mag 15, 2012 9:59 pm

La castità degli omosessuali
Intervento di don Leandro Rossi, febbraio 1999


Ho deciso di non venire più a compromessi, ho deciso che devo dire la verità fino in fondo, perché solitamente noi teologuzzi non facciamo altro che ripetere ciò che hanno detto altri, magari incensando o adulando, oppure facciamo i diplomatici e stiamo attenti a farci capire senza magari dire le cose che vorremmo dire. Anche questa fase, che è durata almeno vent’anni della mia vita e che non rinnego, perché era dettata dal rispetto per le persone, soprattutto per i laici che potevano scandalizzarsi se si diceva chiaramente tutto quello che si sentiva dentro, anche questa fase, dicevo, è finita.
E prima di morire voglio chiedere la grazia di poter dire, almeno per una volta, la verità, e per fare questo chiedo la vostra collaborazione. Io, quello che si può dire, quello che ritengo di dover dire, lo dico, ma è il massimo del consentito, anzi, va oltre il massimo del consentito abitualmente. Allora permettetemi di fermarmi lì e offritemi la vostra collaborazione per giungere a quella chiarezza che vi aspettate.
Ma veniamo subito al tema: "Quale castità per le persone omosessuali?". A me è piaciuto molto. Pensate! La castità sui vecchi libri di morale era descritta come ‘astinenza sessuale’, per cui la nostra buona mamma e il nostro buon padre non si potevano considerare casti, perché, almeno per fare noi, hanno dovuto rompere questa astinenza. Ma la pura astinenza sessuale non coincide con la castità, ho allora provato a formulare una nuova definizione, che mi pare più appropriata: "Sessualità messa al servizio della vita e dell’amore, non solo del piacere". Ho aggiunto il termine ‘vita’ per dare maggiore completezza alla definizione che, in termini più vaghi, ma senz’altro più poetici può essere riassunta nell’espressione: "Essere casti significa essere liberi per amare".
Come vedete non ci si chiede anzitutto: astinenza si o astinenza no; sessualità si o sessualità no. Quel che si chiede a chi vuole praticare la castità è di poter avere la libertà dentro, una libertà che si manifesta dicendo anche: "Si! Ti voglio bene!". Poi è logico dire che il comportamento di una persona che vuole bene sarà caratterizzato da alcuni momenti di dedizione sessuale e da alcuni momenti di astinenza sessuale. A questo punto c’è chi conclude che, per le persone non sposate, i momenti di astinenza sessuale sono gli unici, che non c’è niente da fare, che tutte le porte sono chiuse e che qualunque altro discorso è privo di senso. E allora il discorso diventa fin troppo semplice, ma, chiediamoci, è ancora vero questo discorso troppo semplice? Addirittura per gli stessi sposi, siamo praticamente ancora al tempo dei santi padri come San Cesario d’Arles o Sant’Agostino che dicevano: "Come quando tu fai l’agricoltore e semini un campo, non sei così stupido da perdere altro seme prima del raccolto. Così, poiché la sessualità è il seminare, devi attendere il raccolto per poi, un anno dopo, poter inseminare di nuovo". Ecco. Questo è quello che si diceva allora, ma sono molti i cattolici che sono ancora fermi lì.
Ma guardiamo un po’ più in profondità i vari problemi che sorgono a questo punto: io ne ho in testa tanti, ma se voi mi aiutate, riusciremo a tirare fuori quelli che, per voi, possono risultare più interessanti.
Un problema, quasi sempre (dico ‘quasi’ per non sembrare troppo asseverante), è legato al fatto che la morale, per gli omosessuali, risulta essere uguale a quella che si propone agli eterosessuali (fatte naturalmente i debiti parallelismi). Il fatto è che il tema dell’omosessualità non è percepito come importante. Io, quando trattavo certi argomenti, cercavo sempre di dare delle risposte problematiche, ma quello che i miei interlocutori volevano subito sapere era se fossi favorevole oppure contrario ai rapporti sessuali per una determinata categoria di persone. Io cercavo di mediare per raccogliere più valori, ma per quelli che mi ascoltavano o ero pro o ero contro: se ero pro, andavo bene alle sinistre e venivo odiato dalle destre; viceversa, se ero contro.
L’argomento che avete scelto: "Quale castità per gli omosessuali?" sembra supporre che ci sia una castità per quelli come voi. E, per Bacco se c’è! Ma quale? Qui alcuni dicono che, per la posizione tradizionale cattolica, l’unica castità possibile per voi implica l’astinenza sessuale. A questo punto voi mi potete dire: "Ma io non posso sposarmi! Ieri mi spingevano anche a sposarmi, facendo l’infelicità di tre o più persone". Oggi pare che questo si faccia di meno o che, addirittura, non si faccia affatto. Ma c’è sempre il problema di un’astinenza che può durare una vita. E che non è una scelta, perché anche la mia astinenza di prete dovrebbe durare tutta una vita, ma è il frutto di una scelta iniziale chiara, precisa e decisa. Per voi, invece, si tratta di una situazione in cui uno si sente tirato dentro senza sapere il perché Una situazione di cui cercheremo ora di vedere le motivazioni essenziali. Queste motivazioni le ha tirate fuori, in maniera molto dura, il papa, prima di partire per il Messico durante lo scorso mese di gennaio.
Prima di parlarne vorrei ricordare che, su questo argomento, in passato, ho difeso oltre ogni limite l’istituzione ecclesiastica, compatibilmente con la mia coscienza. Mi viene in mente un giovane sacerdote che, quarant’anni, mi aveva interrogato circa un articolo e mi chiedeva: "Perché far soffrire ulteriormente della gente che già soffre? Perché unire sofferenza a sofferenza?" Per dare una spiegazione io gli avevo risposto: "Questi poveretti sono dei malati". Oggi voi mi sparereste. Allora molti gay mi avevano ringraziato: erano riusciti a trovare, in qualche maniera, il mio indirizzo di piccolo prete nascosto nelle campagne sulle colline per dirmi grazie.
Vent’anni dopo mi sono ancora sbagliato (Ma ci credevo, ci credevo in quello che dicevo!) quando l’argomento ‘omosessualità’ è comparso sui documenti del vaticano. Per spiegare questi documenti io avevo detto: "Guardate che non ce l’hanno con voi. Bisogna distinguere omosessuale e omosessualità. Ce l’hanno con l’omosessualità, perché è sbagliata e deviante a quanto dicono loro. Con voi non ce l’hanno in nessun modo!".
E invece mi sbagliavo io. Sia perché sotto certe affermazioni c’era una avversione che non credevo di trovare, sia perché l’omosessualità è una realtà astratta, che non esiste. Ci sono solo gli omosessuali e quindi la carica negativa di certe condanne raggiungeva, innanzi tutto, loro.
Quando papa Giovanni, nella Pacem in Terris (un’enciclica formidabile che, secondo me, è la migliore del secolo) diceva: "Bisogna distinguere tra peccato e peccatore, tra errore ed errante" la frase chiariva tante cose, perché allora, ad esempio, non si distingueva a sufficienza in materia di libertà religiosa. Fino ad allora non la si poteva concedere a chi la chiedeva. Naturalmente non c’era bisogno di chiederla perché, la libertà religiosa, ciascuno ce l’ha: l’ha dalla natura, l’ha da Dio la libertà religiosa. Ecco quindi la necessità di distinguere l’errante dall’errore.
Ma nel vostro caso l’errore non c’è senza una persona che se lo ritrova addosso. Eppure io avevo cercato di applicare quella distinzione all’omosessualità.
Come vedete ho fatto il possibile per difendere le posizioni istituzionali. Adesso però voglio dirvi le cose a cui mi appello.
Innanzi tutto c’è quel discorso del ‘contro natura’. Si tratta di un discorso che non tiene conto del fatto che ci sono omosessuali che lo sono dalla nascita, mentre altri, se lo sono poi diventati, lo sono diventati in maniera irrevocabile. In questi casi la natura di queste persone è quella omosessuale. E Dio, che ha creato tutto, ha creato anche queste persone pur sapendo benissimo che sarebbero state così. E, nonostante questo, l’ha fatto ugualmente. Questo significa che queste persone hanno una loro propria vocazione, che la loro omosessualità è una vocazione che Dio ha dato loro al momento della creazione.
E poi c’è la vocazione di Cristo redentore che è venuto a liberarmi, a tirarmi fuori. A dire: "Guarda che non sei mica scartato, se c’è qualcuno che deve scartare e potrebbe farlo sono io. Ma io ti voglio bene. Non sei la pecorella smarrita. Sono gli altri che ti considerano tale. Sei uno che per giunta ha tanto sofferto e allora mi immedesimo ancora di più nella tua situazione". Questo è quello che dice il Signore.
Poi, se siamo figli del Padre creatore, se siamo fratelli di Cristo redentore siamo anche pronti a seguire la guida dello Spirito Santo. Ma diremo poi di questo Spirito Santo. E vedrete che alla luce di questa verità le cose non hanno più bisogno di essere tamponate, di trovare a tutti i costi una giustificazione e possono essere affrontate con una maggiore serenità.
Poi, dai tempi del Concilio, si deve tenere presente anche la libertà di coscienza di ciascuno di voi, una libertà che tutti debbono rispettare. Ciascuno di noi ha una libertà religiosa che dipende da lui e che, pur dovendosi confrontare con i tanti consigli che gli vengono, resta il criterio ultimo in base al quale fare qualsiasi scelta.
Ma torniamo al discorso del papa, che, parlando dei rapporti omosessuali li ha definiti: "Incontro corporale fine a se stesso perché infecondo". Ora, io dico: l’incontro corporale non lo si può ancora considerare solo un mezzo per procreare, è una visione parziale e mi spiace che siano sempre quei quattro monsignori retrogradi e quei quattro cardinali in età avanzata che preparano la minuta e poi la bella copia dei discorsi, a far dire al Papa certe cose. Questo lo dico per pensare bene, perché se si volesse pensare male, basterebbe ricordare i soliti quattro che, per fare carriera, si fanno dei meriti per il sistema sottolineando quelli che sono i punti che sanno essere graditi al papa, invece di dire: "Ma Santità, senta un po’. Questi sono al mondo solo per essere bastonati e prendere pedate nel sedere? Non ci può essere una vocazione un po’ migliore?".
Eccoli quindi portare avanti argomenti come l’infecondità dell’unione. Si è vero, c’è infecondità nell’unione omosessuale. Ma c’è anche il matrimonio dei vecchi che sono sterili. C’è anche la sterilità che può venire anche nei giovani e che causa l’infecondità dell’unione. Ma in questi casi nessuno pensa di togliere l’unione, di togliere il matrimonio!.
C’è poi un secondo argomento, quello della "non complementarità che c’è in una coppia di omosessuali". Si tratta di un’affermazione parziale. Infatti, quella che non c’è, è la ‘totale complementarità’, ma una complementarità c’è sempre, come del resto c’è complementarità tra uomini di generazioni diverse. Tra l’altro c’è una considerazione di San Tommaso che, dopo aver osservato che: "Il Signore ha creato l’uomo, poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui (audiutorium similem sibi)", prosegue dicendo che: "In realtà un uomo può farsi aiutare da un altro uomo, molto meglio, in tutto, tranne che per la generazione, per fare cioè dei figli". Come vedete non c'era un grande rispetto per le donne. Ora la complementarità è una cosa da raggiungere quando si può, fin che si può. Ma non può essere tirata fuori per dire: "O c’è una complementarietà totale o non c’è niente". Un atteggiamento del genere si chiama ‘integrismo’, un integrismo che dice: "O tutto, o niente!". Ma tra il niente e il massimo c’è di mezzo l’infinità delle cose che si possono fare. Non tutte le ciambelle riescono col buco. Non solo le relazioni interpersonali feconde sono ‘relazioni interpersonali’. Il fatto che la relazione interpersonale ci sia da già una giustificazione molto forte!
La visione che presuppone il discorso che il papa ha fatto alla Sacra Rota è riduttiva, perché vede tutto in funzione della procreazione. Ma parlando dei rapporti sessuali, siamo arrivati a metterci dentro l’amore, che era fine in subordine ed è diventato fine collaterale e a volta addirittura superiore rispetto alla procreazione, ed ecco che qui si parla solo di procreazione.
Adesso, poi, si stanno studiando altre finalità: la finalità ludica ad esempio, che presuppone una dimensione di gioco che è presente nell’erotismo sano e che può essere vissuta con coscienza sicura. Già Ambrogio Valsecchi, prima di morire (e sono già circa quindici anni che è morto), parlava: di "eros che ci dà gioia e che ci fa raggiungere perfino il trascendente, he arriva fino a Dio, l’autore della gioia che noi ritroviamo nel ‘giusto amplesso’" (Lui lo chiamava così perché nell’amplesso c’erano l’eros e l’amore insieme, in una situazione tale per cui non si poteva dire che fosse una ‘brutta cosa’. Una situazione che, anzi, lo rendeva un incanto, qualcosa di mistico, qualcosa di misterioso, che, però, veniva percepito come qualcosa di positivo). Come vedete si potrebbe andare avanti a lungo nel trovare significati alla sessualità capaci di integrare quello procreativo che, secondo il discorso del papa, sembra essere l’unico, ma credo che sia il caso di fermarsi qui.
Andando avanti su questa pista, emergono anche tanti altri problemi che il discorso del papa solleva. Per esempio il fatto che con le coppie omosessuali si siano prese in considerazione anche le coppie eterosessuali non sposate. Ci pensavo stamattina: il ministro Balbo ha detto di essere a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, delle adozioni estese ai single e di tante altre cose che verranno anche perché sono in linea con un reale riconoscimento dell’uguaglianza tra i sessi, dell’uguaglianza fra la condizione omosessuale e la condizione di chi ha un orientamento sessuale diverso. Ma io credo che ci siano dei tempi da rispettare. Il ministro in questione ha rischiato il suo incarico perché ha voluto pretendere troppo e questo non è giusto. Il tempo che ha bisogno una persona onesta, per capire delle cose nuove, è sacrosanto, e noi glielo dobbiamo dare. Se non glielo diamo, lui se lo prende lo stesso, magari con rabbia. Se non rispetto il diritto che una persona ha di giudicare con perplessità certe innovazioni, corro il rischio di bloccare, o addirittura di fare arretrare nella società, quegli stessi valori che vorrei portare avanti.
Adesso dobbiamo puntare innanzi tutto sul diritto che le coppie di fatto eterosessuali hanno, di essere riconosciute dallo stato. Poi ci domanderemo se queste coppie abbiano qualcosa di sostanzialmente diverso da quelle formate da persone dello stesso sesso: se non emerge nulla di sostanzialmente diverso lo Stato dovrà concedere agli omosessuali quello che avrà già concesso agli eterosessuali che vivono nella stessa situazione.
Come vedete si tratta di fare un passo alla volta, anche se l’impianto repressivo che il cardinale Ratzinger ha costruito tende a raggiungere tutto: perché ormai è stato ‘dogmatizzato’ tutto; ormai tutte le affermazioni sono infallibili. Abbiamo passato tanti anni per distinguere: "L’infallibilità arriva qui, mentre là non arriva affatto". E per risolvere il problema alla radice ecco che ti fanno fare il giuramento e, se non sei d’accordo, ti dicono: "Ma come? Tu l’hai giurato! Allora sei anche uno spergiuro!".
Ci fosse di mezzo un valore grande! Invece si tratta di un disvalore. Perché la famiglia è certamente un valore ma la famiglia ritenuta sempre uguale lungo tutto lo scorrere dei secoli, è un assurdo, una cosa impossibile. Quella che ci deve stare a cuore è la famiglia come centro di amore: come luogo dove uno non vale per quello che sa, ma vale per quello che è; dove uno non vale per quello che ha, in soldi o altro, ma vale ed è amato di più se è bisognoso. (la brava mamma bacia due volte tanto il bambino che è handicappato).
Allora a chi ci dice: "Avete offeso la famiglia" possiamo tranquillamente rispondere: "La famiglia? Ma semmai la stiamo esaltando proponendo di vivere, nelle coppie di fatto, quell’amore che dovrebbe tenere insieme le famiglie".
In realtà, quello che si vuole, è l’imposizione del matrimonio a quanti vivono in una situazione irregolare. Ma questa è una limitazione della libertà di coscienza, della libertà religiosa: qui, per essere con il Concilio Vaticano II, non si può più stare con il cardinal Ratzinger e occorre lasciarlo andare per la sua strada.
Come si fa, infatti, a dire, con tutte le disunioni e i divorzi che ci sono, che: "Dove c’è matrimonio, là c’è ambiente adatto all’educazione. Dove invece c’è coppia di fatto, là si alleveranno male i figli"? Ma, dato e non concesso che questo si verifichi, neppure una presunzione ci permette di privare un figlio di quelle agevolazioni che avrebbe nascendo da una coppia regolarmente sposata. "Presuntio cedit veritati", il bene di quanti fanno parte di una coppia di fatto è una certezza, il fatto che favorire questo tipo di convivenze danneggi le famiglie fondate sul matrimonio è una presunzione.
C’è dietro l’impianto coercitivo che c’era già stato sul divorzio, che è poi venuto fuori sull’aborto, che viene fuori sulla droga e verrà fuori, probabilmente, sull’eutanasia. Attenti che non sto sostenendo che la chiesa non ha il diritto di tirare fuori i suoi valori di riferimento su queste materie (valori che peraltro condivido), sto invece dicendo che questi valori si difendono con la testimonianza, con la forza delle proprie convinzioni e con la capacità di trasformarle in un progetto di vita condivisibile. Non è con la forza che si difendono certi valori. Non è dicendo: "Se non ti sposi in Chiesa non sei più sposato", oppure: "Se fai l’aborto io ti mando in prigione". Queste sono cose dell’altro mondo: il Vangelo, lo si dovrebbe annunciare con la gioia e con la bontà e non con la repressione. Quello che si propone, imponendo delle leggi, non è il Vangelo, ma un codice. IL fatto è che, invece di chiedere ai cristiani di essere testimoni dei valori in cui credono, si chiede loro di essere il braccio secolare, di sostenere il potere mentre le impone. Sono cose dell’altro mondo! Cose talmente incredibili che spesso mi chiedo se dietro non ci sia qualche cosa che non riesco a vedere.
Tra l’altro c’è stata un’evoluzione grossissima negli ultimi trent’anni. Quando ero piccolo (e ancora adesso, secondo la dottrina ufficiale) si diceva che il matrimonio cristiano è la stessa unione naturale di due che si sposano senza essere cristiani che diventa Sacramento e si sosteneva che, se non si arrivava al sacramento, quell’unione non era valida (e quindi nemmeno il matrimonio civile poteva considerarsi valido). Ricordo il mio povero padre che, bravo cristiano militante, era anche l’ufficiale di stato civile del paese e doveva quindi sposare civilmente quelli che lo chiedevano. Il parroco lo tormentava gli diceva: "Tu non devi sposare la gente civilmente!", tanto è vero che lui si tormentava: "Se non posso sposare civilmente quelli che me lo chiedono, non posso nemmeno lavorare in comune" e gli rispondeva "Quando io sposo civilmente due persone non tolgo loro la possibilità di chiedere a te, parroco, in un momento successivo, di perfezionare il loro matrimonio, benedicendo la loro unione".
Mentre una volta si diceva "Non dovete sposarvi in comune, perché il matrimonio civile non vale niente ed è un’offesa al sacramento" oggi si dice: "Sposatevi almeno civilmente!". E hanno ragione quanti lo sottoscrivono quest’ultimo invito, perché quello che conta veramente è l’amore per il matrimonio.
Ma allora, visto che il fatto giuridico è giustamente ritenuto poco significativo, visto che matrimonio civile e matrimonio religioso sono considerati alla stessa stregua, perché negare a quanti rifiutano qualunque implicazione burocratica nella loro relazione gli stessi diritti di cui godono quelli che sono sposati? Per vendetta? Ma quale vendetta? Ma che male hanno fatto? Ci si comporta così per una fissazione? E se questo è vero, è giusto ragionare così?
E allora, se non sei sposato, ecco che ti negano anche l’aiuto per avere un figlio. Ti tirano via il medico, ti lasciano da solo con il dramma della tua sterilità, perché così facendo credono di educarti al rispetto per la famiglia fondata sul matrimonio. E non si rendono conto, invece, di rendere ai valori cristiani un pessimo servizio. Poveri valori cristiani: essere difesi dal bastone invece che dalla testimonianza sincera di chi li vive!
É tutto il discorso che meriterebbe un tono più elevato, un tono rispettoso per i tanti valori che ci sono in gioco: il rispetto per la persona, per la sua sessualità, per la sua dignità, per la sua libertà; il rispetto per il segno che si pone con sincerità, per la promessa d’amore che si pone con fedeltà; il rispetto per la capacità di pentirsi e di cambiare vita e per il perdono che di tale pentimento diventa il corollario; il rispetto per la vita che il Signore dona e l’impegno nel difenderla nella sua dignità. Come vedete si tratta di cose bellissime, che spesso anche le coppie sposate in chiesa vivono con difficoltà. E allora, visto che è difficile testimoniarle con la vita, ecco che c’è chi pensa di testimoniarle con il bastone: se non dici di rispettarle ti danno una bella legnata e così gli altri, per non prendere la legnata, si vanno a sposare in chiesa e si scambiano promesse di cui non sono affatto convinti.
Bisogna superare questa impostazione e bisogna lavorare per far cambiare l’atteggiamento della Chiesa. Da un po’ di tempo mi chiedo: "Queste cose perché le dico alla povera gente e non le dico ai luminari che hanno scritto il contrario? E come faccio a dirlo ai luminari del Vaticano che se parlano, parlano non per dialogare, ma per ammazzare? Non è che io abbia paura di essere ammazzato, ma vorrei trovare la via giusta ed il modo corretto di dirlo e, poiché non ho diplomazia, chiedo a quanti hanno un po’ di diplomazia, fra quelli che mi ascoltano, di aiutarmi in questa missione".
Quello che posso fare è leggere, se si prende in mano la Gaudium et Spes, i punti che vanno dal 47 al 52, lì trovi tanti valori del matrimonio e della coppia che non si finisce mai di scoprirne di nuovi. Quelli sono i valori da difendere, non le discriminazioni che si vogliono mantenere tra le famiglie fondate sul matrimonio e le unioni di fatto.
Ma torniamo all’argomento di questa relazione e chiediamoci: "Alla luce di quanto detto è possibile definire dei criteri che ci permettano di dire chi è un omosessuale che vive castamente, senza per questo identificare la castità con l’astensione dal sesso?".
Io credo che ci sia un modo per uscire in qualche maniera da questo ginepraio di concetti e di problemi con cui ho introdotto la domanda che ho appena fatto che, in un certo senso, rappresenta il succo del titolo che mi avete proposto. Naturalmente uno può risolvere tutto dicendo che basta obbedire al Vaticano. Non posso però condividere una simile semplificazione: se uno decide di accettare acriticamente quello che gli dice il magistero (ammesso che il magistero gli dica sempre tutto quel che deve fare) non fa altro che assumere nella propria coscienza l’argomento dell’autorità. Può farlo, ma deve pur sapere che San Tommaso giudica debolissime e malate argomentazioni ("Argumentum auctoritatis est infirmissimum"). La coscienza infatti non la si può mai scavalcare, perché anche quando si sceglie di affidarsi a un’autorità esterna si deve sempre passare dalla coscienza che dice che il magistero di questa autorità è da accettare come valido. Sull’argomento San Tommaso si sofferma nel "De Veritate" (cfr. questio 17, articolo 5) quando si chiede: "Se c’è conflitto tra parola della Chiesa (preceptum prelati) e la mia coscienza a chi debbo ubbidire?". E risponde meravigliato: "Come! Me lo domandi? È così semplice!" e spiega che " Il magistero non è che parola d’uomo, mentre la coscienza è voce di Dio" ("Praeceptum prelati non est nisi praeceptum prelati, consientia autem est vox Dei"). Siamo nell’ortodossia più pura! C’è un primato della coscienza alla luce del quale vanno affrontati i tre principi che ci permettono di parlare, anche per gli omosessuali di una sessualità ‘casta’.
Eccone di seguito una breve presentazione.
Il primo principio è quello dell’amore. Un principio che abbiamo dimenticato, ma che stava a cuore anche ai ‘conservatori del sesso’ come Sant’Agostino che, poveretto, avendo avuto le sue esperienze di devianza in gioventù, ne è rimasto influenzato in tutta la sua trattazione teologica (e prima di questo secolo, nello studiare il sesso, non siamo andati molto oltre Sant’Agostino). Occorre dire che il principio dell’amore ha una sua ambiguità, perché io potrei chiamare amore quello che amore non è. Ma si tratta pur sempre di un principio evangelico e autentico che necessita solo di essere applicato bene. Il vescovo di Como, Maggiolini, ha scritto un articolo su quest’argomento sul "Messaggero di Sant’Antonio", il mensile della basilica del Santo di Padova (di solito non leggo mai i suoi articoli, ma quella volta mi è capitato di leggerlo). Quello che sosteneva era questo: per le cose che piacciono a lui il principio dell’amore è applicabile, per le cose che non gli piacciono il principio dell’amore non può essere applicato. Si tratta dello stesso discorso che si fa per il principio del minor male per cui si argomenta una posizione morale dicendo: "Per il principio del minor male" salvo poi dire che, in casi analoghi ma su argomenti diversi, il principio del minor male non lo si può applicare. I risultati sono talvolta grotteschi. Secondo la morale tradizionale, per il principio del minor male, è lecito ammazzare in tre casi (pena di morte comminata con giustizia, guerra giusta e legittima difesa).
A chi si richiama allo stesso principio per giustificare l’uso del profilattico quando uno dei coniugi è sieropositivo, la morale tradizionale risponde che in questo caso il principio del minor male non si applica e che l’uso del profilattico è sempre ‘intrinsecamente’ un male. Ma allora è più intrinsecamente male l’uso del profilattico che l’uccisione di una persona? Non posso crederlo!
Ma ritorniamo al nostro principio dell’amore. Su questo argomento mi viene in mente un film, di cui ricordo solo una parte della trama. La vicenda era quella di un prete che, dopo avere iniziato il suo ministero con tanta buona volontà, si era scoraggiato e aveva finito per innamorarsi, innamorarsi seriamente di una donna. La gente quando ha scoperto la relazione del prete si è infuriata e con i forconi, con i bastoni e con le zappe si era messa a cercare il prete per dargli una lezione. Nel frattempo era capitato, non ricordo più per quale motivo, che la ragazza di cui si era innamorato il prete si trovava in fin di vita. Lui, naturalmente è corso subito e quando l’ha raggiunta se l’è messa sul grembo e la sollevava standole vicino per farla soffrire un po’ meno. Se voleva salvarsi avrebbe dovuto fuggire, perché i contadini che lo stavano cercando ormai avevano capito dove potevano trovarlo. Ricordo che vicino a me c’era un altro prete (il film era stato infatti proiettato durante un incontro clericale) che ogni tanto esclamava: "Via! Via! Scappa! Va!". Ma lì era evidente che era l’amore che contava, un amore che in quel momento non poteva che essere casto, e che magari era stato casto anche prima. Io credo che il regista di quel film sia riuscito ad esprimere l’idea della castità dell’amore molto meglio di quanto ho mai fatto io.
Ma guardiamo ora al secondo principio a cui dobbiamo fare riferimento per parlare di castità. Si tratta del principio della coscienza. Quando si parla di coscienza c’è la coscienza certa, o che si dice certa e poi magari è erronea; c’è la coscienza vera, o che si dice vera e magari non lo è. Papa Giovanni nella "Pacem in Terris" ha trovato un’espressione molto bella e molto diversa: l’espressione ‘coscienza retta’, un espressione che ha avuto anche altri significati, ma che nel significato che le ha assegnato papa Roncalli è veramente molto bella. Secondo Giovanni XXIII la coscienza retta è la coscienza, magari erronea (ma ricordiamo che si ha il dovere di seguire la coscienza erronea) che emerge in una persona retta, onesta. Cerchiamo quindi di essere onesti e facciamo quello che ci suggerisce la nostra coscienza onesta: poi possiamo essere nel vero o nel falso; possiamo essere sicuri o cadere nell’errore; non importa, l’importante è che ciascuno di noi abbia agito secondo la coscienza retta del momento in cui si è chiamati a compiere una scelta.
Ci sono due principi fondamentali nel "De Coscienza". Il primo dice : "Occorre seguire sempre la coscienza". C’è però il problema delle cose che non si sanno, dell’errore che può portarmi continuamente a fare delle scelte sbagliate. Ecco perché occorre ricordare anche il secondo principio che dice: "Forma sempre la tua coscienza".
"Ma come si forma la mia coscienza?" mi chiederete voi. La risposta ce la dà Bernard Haering che ci risponde senza esitazione: "Col magistero! - e continua osservando - Il magistero di mia madre innanzi tutto, che era una santa donna. Il magistero di mio padre, che era un bravo lavoratore, infaticabile per i suoi figli. Il magistero del mio parroco e così via fino ad arrivare al magistero dei vescovi e del papa". Vedete quanti magisteri ci sono? Il problema è che abbiamo ridotto il magistero a quello che pensano un gruppetto di monsignori ben introdotti e a quattro o cinque cardinali che occupano posti importanti.
Il "De Coscientia" ci dice quindi che dobbiamo formare la nostra coscienza, perché potrebbe essere errata, ma ci dice anche che dobbiamo seguirla perché non abbiamo nessun altro mezzo per scegliere se non quello di farci guidare dalla nostra coscienza.
Ma la cosa più bella, il principio più bello, che concorre a definire la castità per una persona omosessuale, è quello più nuovo e più dimenticato (hanno incominciato a dimenticarlo prima ancora di formularlo) anche se la sua formulazione precede la sintesi di san Tommaso. Questo principio ci dice che la nostra legge non è la legge antica, ma la legge nuova. Ci dice che il Signore non è venuto per abolire quella antica, ma è venuto a portarci un’alleanza nuova. E la nuova legge è la grazia dello Spirito Santo: è lo Spirito Santo che ci parla nel cuore. Si tratta di una verità che anche il catechismo ha recepito, anche se gli autori hanno deciso di metterla nella parte scritta in piccolo . Ma cosa dice il catechismo? Dice che la grazia dello Spirito Santo è la nuova legge.
Se allora mi domandate: "Cosa dobbiamo fare?", io vi rispondo: "Dobbiamo rientrare in noi stessi, pensare a quello che il Signore ci suggerisce e decidere di conseguenza". Queste cose, i preti, non le hanno mai predicate e adesso, quando qualcuno le predica, si sente dire: "Ma da che parte semini?".
E allora io rispondo: "Ma guarda! Guarda quante volte la Bibbia ti dice che devi fare quello che ti suggerisce il cuore, che devi seguire lo spirito: se le cerchi ci sono espressioni a bizzeffe che ti dicono questo..".
Qualche tempo fa, dovevo predicare le virtù a un gruppo di suore. A un certo punto mi hanno chiesto di parlare dell’obbedienza e mi chiedono: "A chi dobbiamo obbedire? Visto che sono in tanti quelli che ci parlano". La mia risposta è stata molto semplice: "Occorre obbedire allo Spirito Santo". Non vi dico le domande! "E allora l’ubbidienza alla superiora? L’ubbidienza alla madre generale?" mi hanno chiesto tutte allarmate. "Vengono dopo. - ho risposto io - Vengono dopo, perché prima c’è lo Spirito Santo che, per me è il superiore unico. Voi che siete suore tenete magari un po’ di posto per la superiora e per la madre generale, ma ricordatevi che al primo posto ci deve essere sempre lo Spirito Santo". Non esagero: erano ormai due anni che predicavo gli esercizi a quelle suore. Dopo quella volta non mi hanno invitato più.
Ma io non so cosa farci. Continuo a dire, in tutte le occasioni e in tutti i momenti che la nuova legge è lo Spirito Santo. Cerchiamo allora di sentirlo dentro, lasciamogli spazio nel nostro cuore. Se poi uno, in nome dello Spirito Santo, si metterà a farneticare allora lo chiuderemo in manicomio, ma lo Spirito Santo non è matto, non lo può essere e quindi, se lo ascoltiamo nella preghiera sarà sempre la nostra guida. Ecco, ho finito e quindi mi fermo. Ogni tanto mia sorella mi chiede: "Ma quando ti fermerai?". Allora io le rispondo: "Il dottore mi ha detto che mi fermerò quando non sarò più vivo: la malattia che ha lei è una di quelle che accompagnano fino alla tomba". Bene! Allora andremo a vedere se c’è lo Spirito Santo e a intervistare i santi per capire chi, alla fin fine, ha ragione.
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mar Mag 15, 2012 9:54 pm

SESSUALITÀ ED EUCARISTIA: IL DONO DEL CORPO. UNA RIFLESSIONE DI PADRE TIMOTHY RADCLIFFE

DOC-1587. MADRID-ADISTA.
Sessualità ed eucarestia.
Un singolare accostamento, in questo anno eucaristico che si concluderà con il Sinodo il prossimo autunno, quello proposto da p. Timothy Radcliffe, già Maestro Generale dei domenicani, in un intervento alle "Giornate nazionali di pastorale giovanile vocazionale" della Conferenza dei religiosi spagnoli, a Madrid (8-10/10/04), per una riflessione sull'affettività dei giovani nell'azione pastorale. Più che un accostamento, una stretta relazione. Qui di seguito il testo di p. Radcliffe in una nostra traduzione dallo spagnolo (con qualche piccola omissione per assoluta mancanza di spazio). Non sono sicuro del significato esatto della parola "affettività" in spagnolo. In inglese "affectivity" implica non solo la capacità di amare, ma anche il nostro modo di amare in quanto dotati di sessualità, dotati di emozioni, corpo e passioni. Nel cristianesimo parliamo molto di amore, ma dobbiamo amare come siamo, con la nostra sessualità, i desideri, le forti emozioni, la necessità di toccare e stare vicini all'altro. È strano che non ci venga bene parlare di questo, perché il cristianesimo è la più corporale delle religioni. Crediamo che è stato Dio a creare questi corpi e a dire che erano cosa molto buona. Dio si è fatto corpo fra di noi, essere umano come noi. Gesù ci ha dato il sacramento del suo corpo e ha promesso la resurrezione dei nostri corpi. Sicché dovremmo sentirci a casa nella nostra natura corporale, appassionata… e a nostro agio nel parlare di affettività! Eppure quando la Chiesa parla di queste cose, la gente non rimane convinta. Non abbiamo abbastanza autorità quando parliamo di sesso! Dio si è incarnato in Gesù Cristo, ma forse noi stiamo ancora imparando ad incarnarci nei nostri stessi corpi. Dobbiamo scendere dalle nuvole! Una volta san Crisostomo, che stava predicando sul sesso, notò che alcuni arrossivano e si indignò: "Perché vi vergognate? L'argomento non è puro? Vi state comportando come eretici" (12ma omelia sull'epistola ai Colossesi). Pensare che il sesso faccia repulsione è un fallimento dell'autentica castità e, secondo nientemeno che san Tommaso d'Aquino, un difetto morale! (II,II,142.1). Dobbiamo imparare ad amare per quello che siamo, esseri dotati di sessualità e di passioni - a volte un po' disordinati - o non avremo niente da dire su Dio, che è amore. Voglio parlare di Ultima Cena e sessualità. Può sembrare un po' strano, ma pensateci un momento. Le parole centrali dell'Ultima Cena sono state: "Questo è il mio corpo, offerto per voi". L'eucarestia, come il sesso, è centrata sul dono del corpo. Vi rendete conto che la prima lettera di san Paolo ai Corinzi si muove fra due temi, la sessualità e l'eucarestia? Ed è così perché Paolo sa che abbiamo bisogno di capire l'una alla luce dell'altra. Comprendiamo l'eucarestia alla luce della sessualità e la sessualità alla luce dell'eucarestia. Per la nostra società è molto difficile capire questo perché tendiamo a vedere i nostri corpi semplicemente come oggetti che ci appartengono. (...). Se pensi al tuo corpo in questo modo, come la cosa più importante che possiedi insieme ad altre cose, allora gli atti sessuali non sono particolarmente significativi. Posso fare quel che mi pare con le mie cose se non faccio male a nessuno. Posso usare la mia lavatrice per mescolare pitture o impastare. È mia. E dunque, perché non posso fare quello che voglio con il mio corpo? È un modo naturale di pensare perché, a partire dal XVIII secolo, abbiamo assolutizzato quanto basta i diritti di proprietà. Essere umani è possedere. Ma l'Ultima Cena guarda ad una tradizione più antica e più saggia. Il corpo non è solo una cosa che possiedo, sono io, è il mio essere come dono ricevuto dai miei genitori e dai loro prima di loro e, in ultima istanza, da Dio. Per questo quando Gesù dice "Questo è il mio corpo, offerto per voi" non sta disponendo di qualcosa che gli appartiene, sta passando agli altri il dono che lui è. Il suo essere è un dono del Padre che Egli sta trasmettendo. Dall'eucarestia alla sessualità e ritorno. Per capire La relazione sessuale è chiamata ad essere una forma di vivere questo dono di se stessi. Sono qui e mi dono a te, con tutto quello che sono, ora e sempre. Allora l'eucarestia ci aiuta a capire cosa significa per noi essere individui dotati di sessualità, e la nostra sessualità ci aiuta a capire l'eucarestia. Generalmente si vede l'etica sessuale cristiana come restrittiva rispetto ai costumi contemporanei. La Chiesa ti dice esattamente quello che non è permesso fare! In realtà, alla base dell'etica sessuale cristiana c'è l'apprendimento di come vivere relazioni di donazione mutua. L'Ultima Cena è stato un momento di crisi inevitabile nell'amore di Gesù per i suoi discepoli. È stato il momento per il quale è dovuto passare nel suo cammino dalla nascita alla resurrezione, il momento in cui tutto è esploso. È stato venduto da uno dei suoi amici; la rocca, Pietro, era sul punto di rinnegarlo e la maggioranza dei suoi discepoli sarebbero scappati correndo. Come sempre, furono le donne a mantenersi tranquille e a rimanere fino alla fine! Gesù, all'Ultima Cena, non è andato via fuggendo dalla crisi, ma ha preso il toro per le corna. Ha preso il tradimento, il fallimento dell'amore, e l'ha trasformato in un momento di donazione: "Mi consegno a voi. Voi mi avete consegnato ai romani perché mi uccidano. Mi consegnerete alla morte, ma io faccio di questo momento un momento di dono, ora e sempre". Arrivare ad essere persone mature che amano significa che ci imbatteremo in queste crisi inevitabili, nelle quali il mondo sembra andare in pezzi. Questo succede in modo drammatico quando si è adolescenti, e può succedere in tutta la nostra vita, tanto se ci sposiamo quanto se ci facciamo religiosi o sacerdoti. Spesso questo genere di crisi avviene cinque o sei anni dopo aver preso il proprio impegno, nel matrimonio o nell'ordinazione sacerdotale. Dobbiamo affrontarle. Gesù avrebbe potuto scappare dalla porta di dietro. Avrebbe potuto rifiutare i suoi discepoli e non aver voluto avere niente a che fare con loro. Ma no, egli ha affrontato il momento nella fede. E noi saremo capaci di aiutare i giovani a fare questo solamente se noi stessi saremo passati per momenti così e se li avremo affrontati. Io l'ho fatto! Ricordo che, alcuni anni dopo l'ordinazione, mi innamorai fortemente di una persona. Per la prima volta avevo incontrato una persona con la quale sarei stato felice di sposarmi e che sarebbe stata felice di sposarsi con me. Era questo il momento della mia scelta. Avevo fatto professione solenne con gioia, amavo le mie sorelle e i miei fratelli domenicani, amavo la missione dell'Ordine. Ma quando avevo fatto la professione avevo una piccola fantasia nella testa: "come sarebbe essere sposato?". Dovetti accettare la scelta che avevo fatto nella mia professione solenne, o, meglio, dovevo accettare la scelta che Dio aveva fatto per me, che era questa la vita alla quale Dio mi chiamava. Fu un momento doloroso, ma anche di felicità. Ero molto felice perché amavo questa persona, e siamo ancora buoni amici. Era un momento di felicità perché stavo per liberarmi dalla fantasia che avevo mantenuto viva durante la professione solenne. Piano piano stavo scendendo dalle nuvole. Il mio cuore e la mia mente stavano per incarnarsi nella persona che sono, con la vita che Dio ha scelto per me, in carne ed ossa. La crisi mi ha riportato con i piedi per terra. Alla maggior parte di noi questo non capita una sola volta. Possiamo attraversare varie crisi di affettività lungo la nostra vita. Io certamente le ho passate e chissà che non ce ne sia una dietro l'angolo. Ma dobbiamo affrontarle, come ha fatto Gesù nell'Ultima Cena, con coraggio e fiducia. Allora, se lo faremo, a poco a poco entreremo nel nostro mondo reale di carne ed ossa. Un benedettino irlandese chiamato Mark Patrick Hederman scrisse: "L'amore è l'unico impeto che è sufficientemente straripante da forzarci ad abbandonare il confortevole rifugio della nostra beneamata individualità, spogliarci dell'impenetrabile guscio di autosufficienza e farci uscire gattonando nudi verso la zona del pericolo, il crogiolo dove l'individualità viene purificata per farsi persona" (Manikon Eros: Mad Crazy Love, Dublino 2000, p. 66). E se non credete ad un benedettino irlandese, sicuramente crederete in san Tommaso: "La persona che ama deve pertanto allentare questo cerchio che la manteneva all'interno dei propri limiti. Per questo si dice dell'amore che scioglie il cuore: ciò che è sciolto non è contenuto nei propri limiti, al contrario di quello che succede nello stato che corrisponde alla 'durezza di cuore'" (Comm on Sentences, III, 25, 1, 1, 4m). Solo l'amore rompe la nostra durezza di cuore e ci dà cuori di carne. Amare è pericoloso! Aprirsi all'amore è molto pericoloso. Uno, probabilmente, si fa male. L'Ultima Cena è la storia del rischio dell'amore. È per questo che Gesù è morto, perché ha amato. Uno che risveglia desideri e passioni profonde e sconcertanti può correre il pericolo di rovinare la propria vocazione e di vivere una doppia vita. Avrà bisogno della grazia per evitare il pericolo, ma non aprirsi all'amore è ancora più pericoloso, è mortale. Ascoltate C. S. Lewis: "Amare è in ogni caso essere vulnerabili. Ama qualcosa e il tuo cuore certamente sarà diviso e rotto. Se vuoi essere sicuro di mantenerlo intatto, non darlo a nessuno, neppure ad un animale. Avvolgilo attentamente in hobbies e piccoli lussi; evita ogni coinvolgimento amoroso; chiudilo al sicuro nell'urna o nella bara del tuo egoismo. Ma nell'urna - sicura, oscura, immobile, senza aria - cambierà. Non si romperà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irrimediabile. L'alternativa alla tragedia, o almeno al rischio della tragedia, è la condanna. L'unico luogo, a parte il cielo, dove può essere perfettamente salvo da tutti i pericoli e perturbazioni dell'amore è l'inferno" (The Four Loves, Londra 1960, p 111). Quando celebriamo l'eucarestia, ricordiamo che il sangue di Cristo è versato "per te e per tutti". Il mistero dell'amore, nel più profondo, è insieme particolare e universale. Se il nostro amore è solo particolare, allora corre il rischio di diventare introverso e soffocante. Se è solamente un vago amore universale per tutta l'umanità, allora corre il rischio di diventare vuoto e senza senso. La tentazione per una coppia è di tenersi un amore intenso ma chiuso ed esclusivo. Si salva appena dall'essere distruttivo con l'arrivo di una terza persona, il bambino che espande il loro amore. La tentazione dei celibi potrebbe essere tendere verso un amore che è solamente universale, un vago e caldo amore per tutta l'umanità. Dickens ci parla, in Black House, di Mrs. Jellyby che aveva una "filantropia telescopica", perché non poteva vedere niente che fosse più in qua dell'Africa. Amava gli africani in generale, ma non si curava della vita dei propri figli. Non possiamo rifugiarci in questa filantropia telescopica. Avvicinarci al mistero dell'amore significa anche amare persone concrete, alcune con amicizia, altre con profondo affetto. Dobbiamo imparare ad integrare questi amori nella nostra identità come religiosi, come sposati o come single. Mi dicono che nel passato si soleva mettere in guardia i religiosi dalle "amicizie particolari". Il nostro venerabile Gervase Matthew diceva sempre che gli facevano più paura le "inimicizie particolari"! Bede Jarret, domenicano, fu provinciale della provincia (dei domenicani) di Inghilterra negli anni '30. Una volta scrisse una bella lettera ad un giovane benedettino, di nome Hubert van Zeller, che dopo la guerra divenne un famoso scrittore di spiritualità. Questo giovane monaco si era innamorato di una persona che conosciamo solo come P. Fu un'esperienza spaventosa. Temeva che fosse la fine della sua vocazione religiosa. Bede vide che era il principio. Permettetemi di farvene una lunga citazione. È impressionante pensare che sia stata scritta settanta anni fa. "Gioisco (del tuo innamoramento) perché credo che la tua tentazione sia sempre stata il puritanesimo, una costrizione, una certa mancanza di umanità. La tua tendenza era quasi la negazione della santificazione della materia. Eri innamorato del Signore, ma non autenticamente innamorato dell'incarnazione. Eri realmente spaventato. Pensavo (…) che, se ti fossi rilassato un momento, saresti esploso. Eri pieno di inibizioni. Quasi ti uccidevano. Quasi uccidevano la tua umanità. Ti faceva paura la vita perché volevi essere santo e sapevi che eri un artista. L'artista che è in te vedeva bellezza da ogni parte; l'uomo che voleva essere santo in te diceva: 'Caspita, ma questo è terribilmente pericoloso'; il novizio dentro di te diceva: 'tieni gli occhi ben chiusi'; Claud (il suo nome di battesimo), quasi saltavi per aria. Se P. non fosse entrato nella tua vita, saresti potuto scoppiare. Credo che P. salverà la tua vita. Dirò una messa di ringraziamento per quello che P. ha rappresentato, e ha fatto, per te. Da molto tempo avevi bisogno di P. I tuoi parenti non avrebbero potuto sostituirlo. Tantomeno i vecchi e corpulenti provinciali" (ed. by Bebe Bailey, Adam Belenger and Simon Tugwell. Letters of Bebe Jarret, Downside and Blackfriars, 1989, p. 180). Non sto suggerendo che dovremmo tutti correre fuori di qui alla ricerca di qualcuno da amare! Dio ci invia gli amori e le amicizie che sono parte del nostro cammino verso di Lui, che è la pienezza dell'amore. Aspettiamo coloro che Dio ci invia e quando e come ce li invia. Ma quando arrivano, allora dobbiamo affrontare il momento, come fece Gesù nell'Ultima Cena. Quando amiamo qualcuno profondamente, allora dobbiamo imparare ad essere casti. Ognuno, scapolo, sposato o religioso è chiamato alla castità. Non è una parola popolare di questi tempi, suona bacchettona, fredda, distante, mezzo morta, per niente attraente. Herbert McCabe, domenicano, ha scritto che "la castità che non è manifestazione d'amore è essenzialmente il cadavere della vera castità" (Law, love and language, p. 22). Castità è accogliere il principio di realtà La castità non è innanzitutto la soppressione del desiderio, almeno secondo la tradizione di san Tommaso d'Aquino. Il desiderio e le passioni contengono verità profonde su chi siamo e su cosa abbiamo bisogno. Il semplice sopprimerli farà di noi esseri morti spiritualmente o persone che un giorno si autodistruggeranno. Dobbiamo educare i nostri desideri, aprire gli occhi su quello che veramente chiedono, liberarli dai piccoli piaceri. Abbiamo bisogno di desiderare più profondamente e con maggiore chiarezza. San Tommaso ha scritto qualcosa che viene facilmente fraintesa. Diceva che la castità è vivere secondo l'ordine della ragione (II,II,151.1). Suona molto freddo e cerebrale, come se essere casto fosse una questione di potere mentale. Ma per Tommaso ratio significa vivere nel mondo reale, "in conformità con la verità delle cose reali" (Josef Pieper, The Four Cardinal Virtues, Notre Dame, 1966, p. 156). Cioè vivere nella realtà di quello che sono io e di quello che sono le persone che amo realmente. La passione e il desiderio possono portarci a vivere nella fantasia. La castità ci fa scendere dalle nuvole, facendoci vedere le cose come sono. Per i religiosi, o a volte per gli scapoli, ci può essere la tentazione di rifugiarsi nella fantasia perniciosa che siamo eteree figure angeliche, che non hanno nulla a che vedere col sesso. Questo può sembrare castità, ma è una perversione della stessa. Ciò mi ricorda uno dei miei fratelli che andò a dire messa in un convento. La sorella che gli aprì la porta lo guardò e disse: "Ah, è lei padre, stavo aspettando un uomo". È difficile immaginare una celebrazione dell'amore più realista dell'Ultima Cena. Non ha niente di romantico. Gesù dice ai suoi discepoli semplicemente e liberamente che è arrivata la fine, che uno di loro lo ha tradito, che Pietro lo rinnegherà, che gli altri fuggiranno. Non è una scena da lume di candela in un ristorante, questo è realismo portato all'estremo. Un amore eucaristico ci fa scontrare in pieno con la complessità dell'amore, con i suoi successi e la sua vittoria finale. Quali sono le fantasie nelle quali può farci cadere il desiderio? Due, direi. Una è la tentazione di pensare che l'altra persona sia tutto, tutto quello che cerchiamo, la soluzione a tutti i nostri aneliti. Questo è un capriccio passeggero. L'altra è non vedere l'umanità dell'altra persona, per farne semplicemente carne da consumo. Questo è lussuria. Queste due illusioni non sono fra loro tanto diverse come può sembrare a prima vista. L'una è il riflesso esatto dell'altra. Suppongo che tutti noi abbiamo conosciuto momenti di totale incapricciamento, quando qualcuno diventa l'oggetto di tutti i nostri desideri e il simbolo di tutto quello cui abbiamo anelato, la risposta a tutte le nostre necessità. Se non arriviamo ad essere uno con questa persona, allora la nostra vita non ha senso, è vuota. La persona amata giunge ad essere per noi la risposta a quel grande e profondo bisogno che scopriamo dentro di noi. Pensiamo a questa persona tutto il giorno. Come diceva tanto bene Shakespeare: "Di giorno le mie membra e di notte la mia mente non trovano pace né per me né per te". O, per essere un poco più attuali, la faccia dell'amato è come lo screensaver del nostro computer. Nel momento in cui uno si prepara a pensare ad un'altra cosa, ce l'ha lì. È come una prigione, una schiavitù, ma una schiavitù che non vogliamo lasciare. Divinizziamo la persona amata e la mettiamo al posto di Dio. Certamente quello che stiamo adorando è una nostra proiezione. Forse ogni vero amore passa per questa fase ossessiva. L'unica cura per questo è vivere giorno per giorno con la persona amata e vedere che non è Dio, ma solamente suo figlio o sua figlia. L'amore comincia quando siamo guariti da questa illusione e ci troviamo faccia a faccia con la persona reale e non con la proiezione dei nostri desideri. (...). Benedetta intimità! Cosa cerchiamo in tutto questo? Cosa ci spinge ad incapricciarci? Posso parlare solo per me. Direi che quello che c'è sempre stato dietro le mie turbolenze emozionali è stato il desiderio di intimità. È l'anelito ad essere totalmente uno, di dissolvere i limiti fra se stessi e l'altra persona per perdersi nell'altro, per cercare la comunione pura e totale. Più che passione sessuale, credo che sia l'intimità che la maggioranza degli esseri umani cerca. Se viviamo attraversando crisi di affettività, credo che allora dobbiamo accettare il nostro bisogno di intimità La nostra società è costruita intorno al mito dell'unione sessuale come culmine dell'intimità. Questo momento di tenerezza e di unione fisica totale è quello che ci porta all'intimità totale e alla comunione assoluta. Molta gente non ha questa intimità perché non vive una situazione matrimoniale, o perché si tratta di coppie non felici, o perché sono religiosi o sacerdoti. E possiamo sentirci esclusi ingiustamente da quella che è la nostra necessità più profonda. Ci sembra ingiusto! Come può escluderci Dio da questo desiderio profondo? Credo che ogni essere umano, sposato o single, religioso o laico, deve accettare le limitazioni all'intimità che può conoscere al momento. Il sogno di comunione piena è un mito che porta alcuni religiosi a desiderare di essere sposati e molti sposati a desiderare di stare con una persona diversa. L'intimità vera e felice è possibile solo se ne accettiamo i limiti. Possiamo proiettare nelle coppie di sposati un'intimità totale e meravigliosa, che è impossibile, ma che è la proiezione di nostri sogni. Il poeta Rilke capì che non si può avere vera intimità all'interno di una coppia fino a quando non ci si rende conto che in qualche modo si rimane soli. Ogni essere umano conserva solitudine, uno spazio intorno che non può essere eliminato: "Un buon matrimonio è quello in cui ognuno dei due nomina l'altro guardiano della propria solitudine, e gli mostra fiducia, la più grande possibile… Una volta che si accetta che anche fra gli esseri umani più vicini continua ad esistere una distanza infinita, può crescere una forma meravigliosa di vivere uno a fianco all'altro se si riesce ad amare quella distanza che permette ad ognuno di vedere nella totalità il profilo dell'altro stagliato contro un ampio cielo" (John Mood Rilke on Love Other Difficulties, translations and Considerations of Rainer Maria Rilke, New York 1933 27ff.. quoted by Hederman op. cit. p. 81). (...). Per gli sposati è possibile una meravigliosa intimità se, come dice Rilke, si accetta che siamo guardiani della solitudine dell'altra persona. E quelli di noi che sono single o celibi, possono anche scoprire un'intimità con gli altri profondamente bella. Intimità viene dal latino intimare, che significa stare in contatto con la parte più interna di un'altra persona. In quanto religioso, il mio voto di castità mi rende possibile essere incredibilmente intimo con altre persone. Il fatto di non avere intenzioni recondite, e il mio amore non dovrebbe essere divoratore o possessivo, fa sì che io possa avvicinarmi moltissimo al fondo della vita della gente. La trappola opposta all'incapricciamento non è fare dell'altra persona Dio, ma renderla un semplice oggetto, qualcosa con cui soddisfare le necessità sessuali. La lussuria ci chiude gli occhi alla persona dell'altro, alla sua fragilità e alla sua bontà. San Tommaso dice, scrivendo sulla castità, che il leone vede il cacciatore come cibo, e la lussuria ci rende cacciatori, predatori che vedono qualcosa da divorare. Vogliamo semplicemente un poco di carne, qualcosa da poter divorare. Una volta di più la castità è vivere nel mondo reale. La castità ci apre gli occhi per vedere che quello che abbiamo davanti è sì un bel corpo, ma quel corpo è qualcuno. (...). Quello che spesso sono state attentamente pianificate. La lussuria ha a che fare con il potere, più che col sesso Si può avere l'impressione che la lussuria sia passione sessuale fuori controllo, desiderio sessuale selvaggio. Però Sant'Agostino, che comprese il sesso molto bene, credeva che la lussuria avesse a che vedere con il desiderio di dominare altre persone piuttosto che con il piacere sessuale. La lussuria è parte della libido dominandi, l'impulso di aumentare il nostro potere di controllo e convertirci in Dio. La lussuria ha più a che vedere con il potere che con il sesso. (...).Il primo passo per superare la lussuria non è sopprimere il desiderio, ma restaurarlo, liberarlo, scoprire che il desiderio è per una persona e non per un oggetto. Molti dei tristi scandali di abusi sessuali sui minori sono venuti da sacerdoti o religiosi che erano incapaci di confrontarsi in relazioni adulte con uguali. Potevano cercare solo relazioni in cui loro detenevano il potere e il controllo. Volevano rimanere invulnerabili. Nell'Ultima Cena Gesù prende il pane e lo dà ai discepoli dicendo: "questo è il mio corpo offerto per voi". Egli consegna se stesso. Invece di prendere il controllo su di loro, si consegna ai discepoli perché facciano di lui quello che vogliono. E noi sappiamo quello che ne faranno. È l'immensa vulnerabilità dell'amore vero. La lussuria e il capriccio passeggero possono sembrare due cose molto differenti e tuttavia sono l'una il riflesso dell'altra. Nel capriccio uno converte l'altra persona in Dio, e nella lussuria uno in persona si fa Dio. (...). Così la castità è vivere nel mondo reale, guardando all'altro come lui, o lei, e a me come io sono. Non siamo né esseri divini né semplici pezzi di carne. Entrambi siamo figli di Dio. Abbiamo la nostra storia. Abbiamo fatto voti e promesse. L'altro è impegnato in una coppia o con un coniuge. Noi come sacerdoti o religiosi siamo consegnati ai nostri ordini o diocesi. È così come ci troviamo, impegnati e legati ad altri impegni, che possiamo imparare ad amare con il cuore e gli occhi aperti. Questo è duro perché viviamo nel mondo di internet della World Wide Web. È il mondo della realtà virtuale, dove possiamo vivere in mondi di fantasia come se fossero reali. Viviamo in una cultura in cui risulta difficile distinguere tra fantasia e realtà. Tutto è possibile nel mondo cibernetico. Per questo la castità è difficile. È il dolore di scoprire la realtà. Come possiamo rimettere i piedi per terra? Tre passi per amare Suggerirei tre passi. Dobbiamo imparare ad aprire gli occhi e a vedere i volti di quelli che ci stanno davanti. Con quale frequenza apriamo realmente gli occhi per guardare il volto delle persone e vederle per come sono? Brian Pierce, un domenicano degli Stati Uniti, sta per pubblicare un libro che paragona il pensiero di Meister Eckhart, il mistico domenicano del XIV secolo, con quello di Thich Nhat Hanh, un buddista del XX secolo. Per entrambi l'inizio della vita contemplativa è stare nel momento presente, quello che il buddista chiama "coscienza". È reale solo il momento presente. Sono vivo in questo momento, e pertanto è in questo momento che posso incontrarmi con Dio. Devo imparare la serenità di smetterla di essere inquieto per il passato e per il futuro. Ora, il momento presente, è quando comincia l'eternità. Eckhart chiede, "Cosa è oggi?". E lui risponde "eternità". Nell'Ultima Cena Gesù afferrò il momento presente. Invece di inquietarsi per quello che aveva fatto Giuda, o perché i soldati si stavano avvicinando, egli visse il momento presente, prese il pane e lo spezzò e lo offrì ai discepoli dicendo, "questo è il mio corpo, offerto per voi". Ogni eucarestia ci immerge in questo presente eterno. È in questo momento che possiamo farci presenti all'altra persona, silenziosi e quieti in sua presenza. Ora è il momento in cui posso aprire gli occhi e guardarla. È perché sono tanto occupato correndo da tutte le parti, pensando a quello che succederà dopo, che può capitare che non veda il volto che ho di fronte, la sua bellezza e le sue ferite, le sue gioie e le sue pene. La castità, insomma, implica aprire gli occhi! In secondo luogo, posso apprendere l'arte di star solo. Non posso star bene con la gente a meno che non sia capace di starci bene solo alcune volte. Se la solitudine mi fa paura, allora accoglierò altra gente non perché mi diletti in essa, ma come soluzione al mio problema. Vedrò la gente semplicemente come un modo per riempire il mio vuoto, la mia spaventosa solitudine. Pertanto non sarò capace di rallegrarmi con loro per il loro stesso bene. Perciò è quando uno sta con un'altra persona, che è veramente presente, e quando sta solo che s'impara ad amare la solitudine. Se non è così, quando uno sta con un'altra persona, si attaccherà a lei e la soffocherà! Infine, ogni società vive delle sue storie. La nostra società ha le sue storie tipiche. Spesso sono storie romantiche. Il ragazzo conosce la ragazza (o a volte il ragazzo conosce il ragazzo), si innamorano e vivono felici per sempre. È una bella storia che capita di frequente. Però se pensiamo che è l'unica storia possibile vivremo con possibilità molto ridotte. La nostra immaginazione ha bisogno di essere alimentata con altre storie che ci parlino di modi di vivere e amare. Abbiamo bisogno di aprire ai giovani l'enorme diversità di forme nelle quali possiamo trovare significato e amore. Per questo erano tanto importanti le vite dei santi. Ci mostravano che c'erano diversi modi di amare eroicamente. Come persone sposate o singole, come religiosi o laici. Mi sono commosso molto per la biografia di Nelson Mandela, The long road to freedom. È un uomo che ha dato tutta la sua vita per la causa della giustizia e dell'abbattimento dell'apartheid, e questo ha significato che non ha avuto la parte di vita matrimoniale che anelava, visto che ha passato anni in carcere. Così il primo passo della castità è scendere dalle nuvole. Molto rapidamente menzionerò altri due passi. Il secondo passo, in breve, è aprirci all'amore, perché non restino piccoli mondi su cui ripiegarsi. L'amore di Gesù si mostra a noi quando prende il pane e lo spezza perché possa essere condiviso. Quando scopriamo l'amore non dobbiamo conservarlo in un piccolo armadio privato per il nostro diletto personale, come una segreta bottiglia di whisky, salvaguardata dagli sconosciuti per nostro uso esclusivo. Dobbiamo condividere i nostri amori con i nostri amici e con coloro che amiamo. In questo modo l'amore particolare si espande e va incontro all'universalità. Soprattutto è possibile allargare lo spazio perché Dio abiti in ogni amore. In ogni storia d'amore concreta può vivere il mistero totale dell'amore, che è Dio. Quando amiamo profondamente qualcuno, Dio sta già lì. Più che vedere i nostri amori in competizione con Dio, questi ci offrono luoghi in cui possiamo montare la sua tenda. Come Bede Jarret diceva a Hubert van Séller, "Se ritieni che l'unica cosa che puoi fare è ritirarti nel tuo guscio, non vedrai mai quanto Dio sia amoroso…. Devi amare P. e cercare Dio in P. … Goditi la sua amicizia, paga il prezzo del dolore che porta con sé, ricordalo nella tua Messa e lascia che Egli sia la terza persona in questo amore". (...). Se separiamo il nostro amore verso Dio dal nostro amore per le persone concrete, entrambi diventeranno aspri e malaticci. Questo è quello che significa avere una doppia vita. Il terzo passo, forse il più difficile, è che il nostro amore deve liberare le persone. Ogni amore, che sia tra persone sposate o singole, deve essere liberante. L'amore tra marito e moglie deve aprire grandi spazi di libertà. E questo è tanto più vero per noi che siamo sacerdoti o religiosi. Dobbiamo amare perché gli altri siano liberi di amare gli altri più di noi stessi. Sant'Agostino chiama il vescovo amico dello sposo, amicus sponsi. In inglese diciamo "the best man" nel matrimonio. Il "best man" non cerca di far innamorare di lui la sposa, e neppure le damigelle d'onore! Sta ad indicare altro. (...). Dio è sempre quello che ama di più di quello che è amato. Può darsi che sia proprio questa la nostra vocazione. Auden ha detto: "Se l'amore non può essere paritario, che sia io quello che ama di più" (Collected Shorter Poems 1927-1957 London 1966 p. 282). Questo implica rifiutarsi di lasciare che le persone diventino troppo dipendenti da qualcuno e non occupare il posto centrale delle loro vite. Uno deve sempre cercare altre forme di sostegno alla gente, altri pilastri, affinché noi possiamo smettere di essere tanto importanti. Così la domanda che uno deve sempre farsi è: il mio amore sta rendendo questa persona più forte, più indipendente, o la sta rendendo più debole e dipendente da me? Bene, mi avvio alla conclusione dopo un'ultima riflessione. Imparare ad amare è un compito difficile. Non sappiamo dove ci porterà. La nostra vita ne sarà stravolta. Capiterà che ci faremo male. Sarebbe più facile avere cuori di pietra che cuori di carne, però allora saremmo morti! Se siamo morti non possiamo parlare del Dio della vita. Però come trovare il coraggio di vivere passando per questa morte e resurrezione? In ogni eucarestia ricordiamo che Gesù ha sparso il suo sangue per il perdono dei peccati. Questo non significa che doveva placare un Dio furioso. Né significa solamente che se sbagliamo possiamo andare a confessare i nostri peccati ed essere perdonati. Significa molto di più. Significa che, in ogni nostra battaglia per essere persone che amano e sono vive, Dio è con noi. La grazia di Dio è con noi nei momenti di caduta e di confusione, per metterci di nuovo in piedi. Nello stesso modo in cui con la domenica di Pasqua Dio ha convertito il venerdì santo in un giorno di benedizione, possiamo stare sicuri che tutti i nostri tentativi di amare daranno frutto. E perciò non abbiamo nulla da temere! Possiamo addentrarci in questa avventura, con fiducia e coraggio.
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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mar Mag 15, 2012 9:34 pm

L'intervista al direttore del Centro di Studi Biblici di Montefano: padre Alberto Maggi
domenica 11 marzo 2012

«Il signore guarda i cuori non i genitali delle persone», così esordisce nell’intervista padre Alberto, con la chiarezza di linguaggio che ormai tutti gli riconoscono e apprezzano, rispondendo alle domande del giornalista che riporta la querelle di molte associazioni di omosessuali che sostengono l’ipocrisia della Chiesa riguardo ai credenti <omo>, manifestata apertamente con il silenzio sull’omosessualità di Lucio Dalla e il rifiuto della comunione ai gay, presenti al funerale del cantante. Proseguendo, padre Alberto, pur non entrando nella polemica, ma senza usare mezze misure, dice: «La missione della Chiesa non è quella di infliggere altre sofferenze alle persone, ma dare sollievo e serenità». Infatti, molte coppie omosessuali, con storie di grande sofferenza, rifiutate dalla famiglia e dalla Chiesa, si rivolgono al Centro Biblico di Montefano, per avere conforto e accoglienza spirituale: gli omosessuali non si sentono discriminati dalla predicazione di una buona notizia, quella di Gesù che è rivolta a tutti. «L’eucarestia non è un premio per i più buoni – aggiunge padre Alberto – bensì un dono fatto a tutti gli uomini: non sta a noi giudicare chi la merita e chi no».

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Ma, allora, come si deve leggere la condanna che Paolo fa dell’omosessualità?

Anche i brani nei quali Paolo nelle sue lettere condanna certe depravazioni vanno presi per quel che sono: condanna di depravazioni. Sconosciuto a quel tempo il termine etero come lo era omosessuale, un uomo che si unisse con un altro uomo era semplicemente uno che deviava dalla sua natura per provare nuove emozionanti passioni.

Paolo tuona infatti contro quanti hanno lasciato “il rapporto naturale con la donna” (Rm 1,27), perché nella sua cultura questo era quanto le conoscenze permettevano, ci vorranno secoli prima che fosse coniato il termine e il significato di omosessualità.

Padre Maggi prosegue, quando gli chiedo, invece, di episodi come quello di Davide e Gionata, o della guarigione del centurione, operata da Gesù

Non si possono trovare espliciti riferimenti o condanne a tematiche inesistenti all’epoca, ugualmente non è possibile, a meno di forzare il significato del testo, trovarne a favore.

Il canto funebre attribuito a Davide in onore del suo amico Gionata, morto in battaglia insieme al padre, il re Saul, contiene l’espressione: “Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna” (2 Sam 1,26), è un elogio all’amicizia, non all’amore tra i due.

Un’amicizia tra uomini, ovvero tra pari, era più importante del rapporto con un essere considerato inferiore quale era la donna.

Infine la guarigione operata da Gesù per il servo del centurione di Cafàrnao non può essere portata come prova a favore di un atteggiamento comprensivo del Cristo nei confronti di un rapporto amoroso tra i due, a meno che, anche qui di stravolgere il testo.

Nel brano di Matteo infatti si parla di servo, in greco pais, che significa anche ragazzo e può essere tradotto sia con “il mio servo” che con “il mio ragazzo” (Mt 8,5-13).

Ma non si parla di affetto del centurione nei suoi confronti, come invece viene espresso nel vangelo di Luca, dove però non si tratta più di servo, bensì di schiavo (gr. doulos), questo sì “caro” o “prezioso” al suo padrone (Lc 7,1-10).

Se si vuole parlare del comportamento del Cristo nei confronti degli omosessuali non si può quindi fare affidamento su testi che sono o anacronistici o che esulano dall’argomento.

Allora si può invece ricorrere al comportamento di Gesù per quelli che nella sua epoca erano emarginati, rifiutati, disprezzati, come lo erano i pubblicani, o i lebbrosi¸ categorie di persone che erano considerate responsabili della propria impurità e per le quali non c’era alcuna possibilità di salvezza.

Gesù accoglie tutti e a tutti offre amore, dimostrando che queste categorie di persone non devono purificarsi per essere degne di avvicinarlo ma è accogliendolo che vengono purificate, ovvero poste in piena comunione con il Signore, perché, per il Dio di Gesù, come professerà Pietro, “non si deve dire profano o immondo nessun uomo” (At 10,28).

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  aria il Mar Mag 15, 2012 9:21 pm

Ciao. Benvenuta Annarita, grazie dei tuoi scritti, è sempre utile leggere e rileggere parti della Bibbia se questo porta a riflettere e a pregarci su.
Non sono molto ferrata nell' "analisi" del testo sacro, ammetto la mia ignoranza... ma mi fa paura quando la lettura "sistematica" e "letterale" dei testi sacri diventa una analisi fine a se stessa invece che diventare uno strumento di preghiera e di ispirazione.

Ho un po' di materiale a riguardo, se lo trovo ve lo mando.

Nel frattempo... Annarita, questo forum è un luogo aperto e sereno, di dialogo.
Magari sarebbe carino se tu ti presentassi, come ha fatto ciascuna di noi quando è arrivata, in modo che si costruisca una conversazione tra persone e non uno scambio di citazioni bibliche... che ne dici?

Ciao, io sono Aria, ovvero Il-Aria Rolling Eyes

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Messaggio  SHANTI il Mar Mag 15, 2012 9:02 pm

Anita, credo che la risposta tu l'abbia sotto gli occhi Very Happy sta cercando di convertire il forum e le fornicatrici che lo frequentano Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes
anche se da quello che scrive ne ha da fare.... tra fidanzatini, coppie gay, donne emancipate che non sottostanno alla figura del marito-padrone, figlie ribelli che vogliono vivere una vita libera e farsi magari qualche boy-friend, ecc. ecc. ecc.

Annarita, mi sono sempre chiesta se veramente tutto quello che è scritto nella Bibbia è frutto veramente delle parole di Nostro Signore Question , perchè anche la Chiesa ha sbagliato e che ne sai che prima o poi ci sia un'altro Giovanni Paolo II che tra qualche secolo (visti i tempi biblici della Chiesa Laughing ) debba chiedere scusa al mondo omosessuale per il suo ostracismo? Che ne sai se prima o poi anche gli omosessuali non saranno più annoverati tra fornicatori e peccatori e come è stata riconosciuta l'anima alle donne messa in discussione per secoli, sino al Concilio di Trento, sino al XVI secolo, magari nel 3012, vengano riconosciuti i loro diritti ad amarsi? E potrei continuare ma limito a questo.
Per stasera però.... se vuoi continuare sono preparatissima e non è facile convertirmi Wink

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Re: la chiesa perseguita gli omosessuali

Messaggio  anita il Mar Mag 15, 2012 6:57 pm

Annarita, posso chiederti come mai sei arrivata in questo forum?
Sei qui per confrontarti con chi vive sulla propria pelle la condizione di omosessuale credente, disposta all'ascolto, al rispetto e all'accoglienza, o sei qui solo per annunciarci la buona novella?
E se non sono indiscreta... tu sei omosessuale?
Grazie se vorrai rispondere alle mio piccole domande.
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anita

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