quando le parabole cambiano significato col tempo

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Messaggio  freedom il Dom Mar 07, 2010 7:58 pm

E' la mia parabola preferita, e poi dopo aver scoperto il "secondo titolo", ossia quello del Padre Misericordioso, è diventata una sorta di guida per me...

Io invece tendo un po' di più a identificarmi in quell'altro figlio, il maggiore... ossia il cristiano che dice: ma insomma, io vado a Messa tutte le domeniche, non salto mai la comunione, rispetto la legge, nonfumononbevononmidrogo, non ho mai marinato scuola, al lavoro faccio il triplo di quello che dovrei, sono fedele, mantengo le promesse, do più di quanto ricevo.... e poi la festa la fanno per quell'altro?? Smile

Battute a parte, crescere in un contesto di piccolo paese mi ha purtroppo trasmesso una caratteristica che detesto ma che sto imparando sempre più a controllare, ovvero la sindrome della "prima della classe". Mi vengono in mente i pranzi da mia nonna dopo le festività, che sono spesso all'insegna di: "hai visto la tale, ha fatto la comunione ma è separata", oppure "quella ragazza lì che è venuta a messa con il ragazzino quando per tutto l'anno non ce la vedi mai" oppure ancora "il tale non ha fatto la comunione, mentre di solito la fa, chissà come mai"... e via discorrendo.

E mia nonna va a Messa tutti i giorni... What a Face
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Messaggio  Betty il Dom Mar 07, 2010 4:59 pm

[quote="Eirene"]
Ma quale strada? E perchè i segnali non sono piu' chiari?


ciao Laura,
forse sarò banale ma io credo che tutto ciò che ci accade, ciò che leggiamo, le persone che avviciniamo assumono aspetti diversi a seconda di "come" viviamo in quel preciso istante.
I segnali di cui parli, a volte siamo noi a non vederli perchè troppo concentrati a "cercare", non vediamo ciò che ci stà davanti.
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Messaggio  Eirene il Dom Mar 07, 2010 4:30 pm

Anita è un'esegesi splendida. Davvero grazie perche' non la conoscevo assolutamente. E spesso siamo troppo abituati a vedere una "morale", un'indicazione di vita nella Parola, perchè abbiam bisogno di risposte , di rassicurazioni.
Appena tornero' nel 'mondo' (cioè in un posto dove ci sono libri in una lingua che io sappia leggere Laughing ) cercherò la lettura che mi hai suggerito.

buona domenica!
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Messaggio  anita il Sab Mar 06, 2010 2:41 pm

Ciao Laura.
Ho sempre preferito chiamare questa parabola del "Padre misericordioso".
La mia attenzione si è sempre posta soprattutto sul padre, che lascia andare e non trattiene e che pure aspetta e aspetta e aspetta... il ritorno del figlio amato.
E quando finalmente ritorna... che festa!

C'è un quadro di Rembrandt che raffigura la scena del ritorno con un dettaglio che adoro

quando le parabole cambiano significato col tempo Rembra13

Osserva bene le mani del padre: sono una mano d'uomo e una mano di donna. Sono il padre e la madre. E' tutto l'amore possibile!

quando le parabole cambiano significato col tempo Mani11


Certo il padre che accoglie e perdona mi tocca perché mi sono sentita più spesso colui che è accolto e perdonato, perciò il figlio minore.
Ma ho imparato una cosa nel frequentare la Parola: ci racconta Dio, ci parla di Lui, quello che Lui è e che Lui fa per noi... molte problematiche "religiose" nascono spesso dal leggere e interpretare la Scrittura volendoci cogliere cosa IO devo o non devo fare. Questo non lo escludo, ma preferisco la prima via.

Se vuoi approfondire, ti consiglio un libro: "L'abbraccio benedicente" di E. Nouwen, edizioni Queriniana. E' una riflessione molto bella su questa parabola, attraverso la mediazione proprio del quadro di Rembrandt.
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Messaggio  Eirene il Sab Mar 06, 2010 2:03 pm

Ricordate un po' tutte la parabola del Figliol Prodigo ( Lc 15, 1-3. 11-32, la allego in fondo al post). Credo sia una delle cose che sin dagli anni del catechismo tutti leggiamo, analizziamo, meditiamo. Quando ero piccola (Out of topic) pensavo si chiamasse "Figlio al prodigo" Very Happy .
Stamani l'ho riletta perchè fa parte della liturgia di oggi. In questa parabola, vuoi perchè la mia fede un tempo era piuttosto bambina (ora è cresciuta ma è un po' piu' cinica) mi sono sempre identificata col fratello ''invidioso e geloso'' per l'amore del padre.
"Ma come, io rispetto da anni i tuoi comandamenti, vivo nella chiesa, mi faccio in quattro per l'animazione dei bambini, il servizio ai disabili, etc.etc. e il primo che arriva lo compensi facendogli sentire il tuo amore, la tua comprensione, riempiendolo di doni per la vita?? Mentre io aspetto???" (libera interpretazione, lo so).

Beh, l'ho riletta e per la prima volta...mi sono identificata nel figlio dissoluto.
E non so se è un bene o un male. Mi sono sentita come la figlia a cui si chieder di ritornare sulla strada. Ma quale strada? E perchè i segnali non sono piu' chiari?
scusate per la condivisione confusa... voi come vi sentite rispetto a questa parabola?

(allego una bellissima canzone, almeno per me : L'amore del padre del RNS), vi prego di ignorare il video di Padre Pio con la neve Smile



-------------------
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
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