Una riflessione una domanda

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Messaggio  WhiteShadow il Dom Giu 30, 2013 6:05 pm

Utahime ha scritto:sono del tutto pacifica sul fatto che l'omosessualità sia una forma normale e sana di amore, voluta da Dio. Semmai non riesco a trovarle uno spazio quando la fede cristiana si esplica nella sua dimensione comunitaria... cioè praticamente sempre.

Sono daccordissimo. Ed è proprio questa l'origine delle contraddizioni. Il fatto che ci siano preti aperti, persone comprensive non risolve per me il problema di integrazione nella chiesa, anche se mi permettono di non alienarmi completamente da una spiritualità cristiana.
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Messaggio  Utahime il Dom Giu 30, 2013 12:46 am

La fede da prigione in cui mi sono rinchiusa è diventata una risorsa per diventare me stessa.
WhiteShadow, questo è davvero bello e mi auguro di arrivarci anch'io! In un certo senso invece è passata dall'essere una scusa per non occuparmi della mia affettività (santa purezza e allegati) al diventare se non una prigione per lo meno un'ancora pronta a impigliarsi ogni volta che provo a muovermi. Non tanto per convinzioni sbagliate introiettate, sono del tutto pacifica sul fatto che l'omosessualità sia una forma normale e sana di amore, voluta da Dio. Semmai non riesco a trovarle uno spazio quando la fede cristiana si esplica nella sua dimensione comunitaria... cioè praticamente sempre. E qui rispondo subito alla tua domanda.

La domanda è: se vi siete mai sentite inadeguate in rapporto alla religione e che tipo di rapporto di appartenenza sentite con la vostra chiesa?
Per me l'appartenenza è scontata. Se non altro perchè il Vangelo è una notizia che corri a comunicare quando l'hai ricevuto, o perchè la relazione con il prossimo è strettamente conseguente alla relazione con Dio. O anche per come Gesù ha vissuto. Però il tutto assume una tremenda dimensione ricattatoria quando si tratta di fare i conti con la realtà: non c'è integrazione, per cui nel cuore l'appartenenza salta. Ma allora non sei cristiana? Non so cosa intendi per sentirsi inadeguate, di sicuro non riesco a far quadrare la vita fraterna con il fatto che per i fratelli sei una peccatrice, e anche in una materia "scabrosa".

Sono d'accordissimo con Ultreya sull'altra faccia della medaglia, e guardare ai singoli aperti. Sono d'accordo anche sulla critica alle posizioni retrograde su sacerdozio e sessualità in genere. Mi chiedo però se possa bastare, chiedere ai singoli di supplire a una comunità manchevole. Anche perchè poi finisci per dipenderne, senza di loro rimani lo stesso? Vorrei avere la tua fiducia sulla possibilità di distinguere istituzione e comunità di credenti, perchè mi sembra che una parte dei fedeli stia nella Chiesa proprio per tutte quelle belle sicurezze granitiche che una sfilza di precetti può dare.

La citazione di anita è bellissima, io personalmente non ho assorbito la religione da piccola ma è stata una scelta da ragazza, quindi la fede è arrivata prima della religione, ma è chiaro che la fede deve imparare a comportarsi da figlia cresciuta e questo è sicuramente un percorso da fare anche per me.
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Messaggio  anita il Ven Giu 21, 2013 9:03 pm

Credo anch'io che la questione si muova tra fede e religione.
Non molto tempo fa qualcuno mi chiedeva ragioni su come potessi essere così religiosa, con tutti i limiti che mi imponeva la religione cattolica. Nel tentativo di dare una risposta ho scritto quanto segue:

"Io penso che la religione è una di quelle cose che ci ritroviamo in dote venendo al mondo in una data cultura, in una data famiglia... da piccoli ci lasciamo "plasmare" secondo un modello prestabilito, da grandi abbiamo la possibilità di scegliere: assecondare quel modello in modo acritico, subirlo, oppure combatterlo, rifiutarlo, ancorché ignorarlo, in una totale indifferenza.
Poi c'è la fede: esperienza che non tutti fanno, incontro personale e non narrabile di un incontro con un Dio persona, che ti tocca la vita.
Fede e religione non sono le sorelle gemelle che i più, semplicisticamente, immaginano. Più spesso sono una figlia ribelle (la prima), che scalcia per la propria autonomia e libertà, contro una madre all'antica (la seconda), che non vuole lasciarla andare, che pretende di deciderne il futuro, convinta com'è che non c'è strada migliore e più sicura di quella che ella in mente per la sua figliola.

Fortunato chi, ' forte della sua fede riesce a prendere da sé le sue decisioni, determinato a vivere fino in fondo la propria Leggenda Personale...' (citando L'Alchimista, libro caro alla mia interlocutrice), pur conservando un legame di affetto profondo e inestirpabile per la propria madre... 

Questa fortuna è da molti anni uno dei miei motivi per sorridere".

Ecco, io direi che saper fare questa differenza tra la fede e la religione, diventa la chiave di volta per vivere serenamente la propria condizione di omosessuale credente.

Grazie WS, per averci provocate un po? Smile
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Messaggio  Ultreya il Ven Giu 21, 2013 6:43 pm

Io ,per fortuna, non ho mai avuto problemi o grandi conflitti finora, credo grazie al fatto che sin da piccola sono cresciuta in un ambiente cattolico aperto e pluralista. In questo frangente ho passato meravigliosi anni in un oratorio ispirato al progetto iniziato da Don Milani, in cui maschi e femmine, credenti e non, si trovavano insieme e si confrontavano sulle rispettive diversità e peculiarità  sotto al guida di un grande parroco.

A parte questo anche io mi arrabbio e non mi sento rappresentata dalla Chiesa e da alcuni suoi ministri quando sento certe posizioni retrograde e poco evangeliche. Non condivido inoltre le regole imposte ai divorziati, la dimensione sessuofobica, le restrizione alle donne. Perché una donna non può essere una prelata o Papa? Cosa ha di meno?

Ma bisogna ricordarsi che c'è anche l'altra faccia della medaglia, meno famosa e silenziosa, rappresentata da tanto parroci aperti e illuminati, che ho avuto modo di conoscere sia di persona che sui libri.

Io personalmente non ho problemi con Dio, da lui mi sento amata e accettata, forse ne ho di più con me stessa, ma ci sto lavorando...
Comunque credo sia essenziale fare un distinguo  tra fede e religione, tra Chiesa in quanto comunità e insieme di individui e Chiesa in quanto Istituzione monolitica e temporale. Come dice un grande prete: "la fede mi ha salvato dalla religione":
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Messaggio  WhiteShadow il Ven Giu 21, 2013 1:48 am

La riflessione.
è tanto che qualcuno non scrive in questa sezione del forumm Forse perché dopo anni non c'è più l'esigenza di parlare di come fede e omosessualita si integrano nelle nostre vite.
Anche io in questo tempo sono cambiata. La fede da prigione in cui mi sono rinchiusa è diventata una risorsa per diventare me stessa.
Sono giunta alla conclusione che non ci potrà essere una piena integrazione delle persone omosessuali nella chiesa cattolica. Essa ci sarà solo quando la famiglia omosessuale non farà più paura a nessuno.
La battaglia per i diritti credo sia la battaglia finale. Tutti i divieti, tutte le parole poco carine del papa BIV, tutti i sensi di colpa, tutta la rabbia trovano fondamento in questa opposizione a un cambiamento epocale che ormai ha investito la famiglia e la società ormai in tutta europa.

La domanda è: se vi siete mai sentite inadeguate in rapporto alla religione e che tipo di rapporto di appartenenza sentite con la vostra chiesa?
Io non mi sento inadeguata... almeno diciamo che ho smesso :-D
Riguardo all' appartenenza alla mia chiesa non la sento molto, anzi a volte è una cosa ingombrante. Certe volte mi è impossibile riconoscermi come cattolica soprattutto quando scopro che alcuni uomini di Dio delle loro pecore non frega nulla
Tuttavia rimane in me quello che la chiesa è la fede mi hanno insegnato e che mi servira per imparare altre cose dalla vita. E di questo ne sono grata. Buonanotte.
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