il velo dell'ipocrisia

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Re: il velo dell'ipocrisia

Messaggio  ROBY80 il Ven Mar 16, 2012 9:19 pm

Concordo con Anita, abbiamo bisogno di testimonianze di gay/lesbiche così.

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Re: il velo dell'ipocrisia

Messaggio  SHANTI il Lun Mar 05, 2012 11:27 pm

anita ha scritto:Sentivo oggi i commenti alla radio e pensavo che il caro Lucio Dalla rende un buon favore a noi omosessuali credenti.
Nella celebrazione del suo funerale c'è stato un uomo che, il compagno, che ne ha svelato l'omosessualità e c'è stato un padre spirituale, un prete che ne ha svelato la spiritualità, il suo rapporto con Dio, il suo essere uomo in ricerca e uomo di preghiera. Due testimonianza che dicono al quel piccolo mondo che voglia ascoltarlo, che si può essere "santi" (nel senso di persone in relazione con Dio) anche se gay e forse proprio grazie all'identità omoaffettiva.

Bella la tua osservazione Anita!!! Grazie!!!
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Re: il velo dell'ipocrisia

Messaggio  anita il Lun Mar 05, 2012 9:35 pm

Sentivo oggi i commenti alla radio e pensavo che il caro Lucio Dalla rende un buon favore a noi omosessuali credenti.
Nella celebrazione del suo funerale c'è stato un uomo che, il compagno, che ne ha svelato l'omosessualità e c'è stato un padre spirituale, un prete che ne ha svelato la spiritualità, il suo rapporto con Dio, il suo essere uomo in ricerca e uomo di preghiera. Due testimonianza che dicono al quel piccolo mondo che voglia ascoltarlo, che si può essere "santi" (nel senso di persone in relazione con Dio) anche se gay e forse proprio grazie all'identità omoaffettiva.
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Messaggio  SHANTI il Lun Mar 05, 2012 8:53 pm

Grazie Aria, sei sempre attenta a proporci cose belle da leggere e da approfondire.... flower flower flower
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il velo dell'ipocrisia

Messaggio  aria il Lun Mar 05, 2012 2:10 pm

Ciao ragazze, vi inoltro questo commento che ho trovato oggi, a voi le considerazioni....
Un abbraccio multiplo Rolling Eyes Aria


Il compagno di Dalla
e il velo dell'ipocrisia


di MICHELE SERRA

Con la compostezza, il dolore e la legittimità di un vedovo, il giovane Marco Alemanno ha reso pubblico omaggio al suo uomo e maestro Lucio Dalla in San Petronio, dopo l'eucaristia, se non rompendo almeno scheggiando il monolito di ipocrisia che grava, nell'ufficialità cattolica, sul "disordine etico" nelle sue varie forme, l'omosessualità sopra ogni altra.

È importante prenderne atto. Anche se è altrettanto importante sapere che fuori dalla basilica, nel denso, sconfinato abbraccio che i bolognesi hanno dedicato a Dalla, i suoi costumi privati non costituivano motivo di dibattito. Se non per lodare e rimpiangere la dimestichezza di strada e di osteria che Dalla aveva con "chiunque", il suo promiscuo prendere e dare parole, tempo e compagnia, la sua disponibilità umana. Ma dentro San Petronio la vita privata di Lucio, la sua omosessualità pure così poco ostentata, e mai rivendicata, creava un grumo che Bologna ha provveduto a sciogliere nella sua maniera, che è compromissoria, strutturalmente consociativa. Città rossa e vicecapitale del Papato, massonica e curiale, borghese e comunista. Un consociativismo interpretato al meglio (cioè senza malizia, per pura apertura di spirito) proprio da Dalla, che era amico quasi di tutti, interessato quasi a tutti. Non avere nemici è molto raramente un merito. Nel suo caso lo era.

In ogni modo si capisce che quel grumo, specie per una Curia che da Biffi in poi si è guadagnata una fama piuttosto retriva, non era semplice da gestire. Il vescovo non era presente, il numero due neppure, "altri impegni" incombevano e sarebbe infierire domandarsi quale impegno, ieri, fosse più impellente, per ogni singolo abitante della città di Bologna, di andare a salutare Lucio. L'omelia è stata affidata al padre domenicano Bernardo Boschi, amico personale del cantante, che non avendo zavorre istituzionali sulle spalle ha potuto e saputo essere affettuoso, rispettoso e libero, dunque prossimo alla città e ai suoi sentimenti.

L'ingrato compito di mettere qualche puntino sulle "i", per controbilanciare la quasi sorprendente "normalità" di una cerimonia così solenne, e insieme così semplice, nella quale il solo laico a prendere la parola, a parte il teologo Vito Mancuso, è stato il compagno di Dalla; quel compito ingrato, dicevo, se l'è caricato in spalla il numero tre della Curia, monsignor Cavina, che nel suo breve discorso introduttivo ha voluto ricordare che "chi desidera accostarsi al sacramento dell'Eucarestia non deve trovarsi in uno stato di vita che contraddice il sacramento". Concetto che, rivolto alla cerchia di amici di Lucio presenti in chiesa, e ai tanti "freaks" che affollavano chiesa e sagrato anche in memoria della dimestichezza che avevano con Dalla, e Dalla con loro, faceva sorridere: più che severo appariva pateticamente inutile, perché dello "stato di vita" delle persone, dell'essere canoniche o non canoniche le loro scelte amorose e affettive, a Lucio non importava un fico secco, né si sarebbe mai sognato, nelle sue recenti e purtroppo finali incursioni nella teologia, di stabilire se a Dio le scelte sessuali interessino quanto interessano a molti preti.

Comunque - e tutto sommato è il classico lieto fine - il breve monito di monsignor Cavina a tutela dell'eucaristia e contro gli "stati di vita che contraddicono quel sacramento" (?!) è passato quasi inosservato e inascoltato. Come un dettaglio burocratico. Marco Alemanno ha incarnato in una chiesa, e in una cerimonia che più pubblica non si sarebbe potuto, tutta la dignità di un amore tra uomini. Semmai, c'è da domandarsi quanti omosessuali cattolici meno famosi, e meno protetti dal carisma dell'arte, abbiano potuto sentirsi allo stesso modo membri della loro comunità. L'augurio è che la breve orazione di Marco per Lucio costituisca un precedente. Per gli omosessuali non cattolici, il dettato clericale in materia non costituisce il benché minimo problema: francamente se ne infischiano. Ma per gli omosessuali cattolici lo costituisce, eccome. Ed è a loro, vedendo Marco Alemanno pregare per il suo uomo accanto all'altare, che corre il pensiero di tutte le persone di buona volontà.
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